Tour del Salento dall’aeroporto di Brindisi

Tour insolito del Salento alla scoperta di mille e un tesoro intorno all’aeroporto di Brindisi. Minore per dimensioni, ma enorme in quanto a bellezze e tracce storiche: dai siti archeologici alle città d’arte che lo circondano


Di Debora Bergaglio

Pensate che fare un “bagno nella storia”, visitando un sito archeologico affacciato sul mare, sia un’esperienza possibile solo in un filmato 3D da vedere al cinema seduti in poltrona? Vi state sbagliando! Basta prendere un aereo per Brindisi e abbandonarsi  al  fascino della natura, dei siti archeologici, dei borghi e dei castelli che si trovano sparsi, e forse un po’ nascosti, intorno a questa città del Salento.

Il vostro obbiettivo, proprio come in un video game, sarà quindi scoprire la bellezza che ruota intorno all’aeroporto di Brindisi, seguendo questo tour insolito del Salento, nato da un progetto della Regione Puglia, Assessorato al turismo, in collaborazione con l’Agenzia Spazio Eventi e la giornalista Carmen Mancarella, grazie a un finanziamento all’interno del Fesr 2007 – 2013.

Nemmeno a dirlo, il nostro archeotour ha inizio a Brindisi, seconda capitale dell’Impero romano e città fiorente di cui si leggono le vestigia camminando per le sue vie e nel museo archeologico provinciale. Poi ci spostiamo a Giurdignano, il giardino dei megaliti più grande d’ Europa, per entrare in un’atmosfera primitiva e unica. E ora lasciatevi cullare dalle parole di Virgilio, e seguiteci fino a Castro, di cui il grande poeta parla nel III libro dell’Eneide. Tutti conosceranno Lecce e il suo incanto barocco, ma forse non proprio tutti sanno del recente ritrovamento di un  grande anfiteatro. Scopriamolo. E per restare in questa vena poetica, oltre che storica, non possiamo perdere la grotta della poesia a Roca Vecchia, quell’affascinante sito archeologico sul mare che il National Geographic ha segnalato tra le dieci piscine naturali più belle al mondo. A proposito di bellezza, avete mai visitato una città perfetta? Acaya, che rappresneta la città ideale del Rinascimento, fu concepita dall’architetto militare Giangiacomo come modello di perfezione. Spostiamoci poi ad Otranto, per visistare la sua straordinaria cattedrale dove è custodito il “vero” Albero della Vita, che ha ispirato quello di Expo 2015. Per chiudere in bellezza e in linea con le tradizioni del luogo, facciamo infine tappa a Galatina, la capitale della Taranta, il tipico ballo, sensuale e ritmato, di questa terra da mille e un tesoro. Non resta quindi che rientrare in aeroporto a Brindisi, oggi collegato con le principali città italiane ed europee, anche da voli low cost.

TAPPE DELL’ARCHEOTOUR IN SALENTO

BRINDISI, PORTA D’ORIENTE

Brindisi-museoCittà più importante dell’Impero Romano, dopo Roma, sorge proprio dove terminava la via Appia. Anche per questo, sorsero in età romana sontuose ville addobbate con statue, mosaici, dipinti parietali e grandi necropoli nella periferia, a dimostrazione di quanto la città fosse ricca e densamente abitata. Per tuffarsi nello splendore della sua storia visitare il Museo archeologico provinciale, diretto dall’architetto Emilia Mannozzi, dove si conservano i resti di imponenti statue, corredi funerari e mosaici.

brindisi-bronzo-principellenisticoUn’esperta guida come Francesco Buongiorno, che oltre che ad essere dipendente della Provincia è anche giornalista, vi consurrà alla scoperta delle usanze dei suoi antichi abitanti. Ma le vestigia della grande Brindisi romana si leggono anche per le vie della città. Guidati dalla Dottoressa Anna Cinti, guida ufficiale del Comune, ammiriamo il capitello della colonna romana, conservato nel palazzo Nervegna, cuore culturale della città e i resti dell’antica Brundisium, il cui nome viene da Bronte, che significa cervo, le cui corna assomigliano alle due anse naturali del porto di Brindisi che si incuneano nella terra ferma.

CASTRO, L’APPRODO DI ENEA

castro-acropoliIl professore Francesco D’Andria lo diceva ormai da anni: la Castrum Minervae di cui parla Virgilio nel III libro dell’Eneide è proprio Castro. Nel 2008, mentre cercava attraverso le mura aragonesi la via di accesso all’Acropoli, l’eminente archeologo trovò una statuina in bronzo alta poco più di dieci centimetri, raffigurante la Dea Minerva. Quest’estate è avvenuto il ritrovamento della grande statua in pietra della Dea Minerva e alcuni frammenti del tempio. E’ alta un metro e dieci, avvolta nella sua veste a pieghe con grandi seni (fatto inconsueto per una Dea come lei). Non ha testa, né braccia, ma il Professore D’Andria è convinto che riuscirà a trovarne il capo. “Venne sepolta sotto un lastrone di pietra dove è stata ritrovata in età tardo repubblicana”, spiega la Dottoressa Laura Masiello, della Sovrintendenza Beni archeologici della Puglia. “Come se chi lo avesse fatto non aveva intenzione di distruggere la statua, ma provasse ancora un profondo senso di rispetto verso la Divinità”. I frammenti del tempio sono decorati con motivi floreali simili a quelli che adornano i vasi attici nel museo di Brindisi. “Queste importanti scoperte archeologiche”, spiega il Vicesindaco Angelo Coluccia, “arricchiscono la nostra offerta turistica, che non sarà più legata solamente solo al suo bellissimo mare, che è peraltro Bandiera Blu e alla Grotta Zinzulusa, ma anche al turismo culturale, una grande leva per la destagionalizzazione”.

GIURDIGNANO, TRA DOLMEN E MENHIR

giurdignano-sanpaolodelletaranteNon distante da Castro si trova Giurdignano, considerato il giardino dei megaliti più grande d’ Europa. Sono addirittura 23 e sono concentrati lungo un percorso che si snoda dalla campagna alla periferia del paese. Tra i menhir più interessanti vi segnaliamo quello posizionato sulla piccola icona di San Paolo delle Tarante. Si tratta di un’icona votiva scavata nella roccia lungo un sentiero di campagna. Da visitare anche il frantoio ipogeo, che tra l’anno Mille e fino ai primi del ‘900  era  come tutti quelli del Salento, un vero e proprio pozzo di petrolio, fonte di grandi ricchezze. Emozionante la Cripta di San Salvatore dove la Madonna bizantina dagli occhi a mandorla appoggia teneramente la sua guancia a quella di Gesù. E’ unica per i suoi soffitti scolpiti a forma geometrica. L’altare è sormontato da una decorazione con tre cerchi concentrici: le tre età dell’Uomo, i cicli della vita.

LECCE BAROCCA E L’ANTICA RUDIAE

lecce-palazzodeicelestini-santacroceIn molti conoscono o hanno visitato Lecce e le sue architetture barocche, ma anche la periferia non scherza. Pensate che là dove sorgeva l’antica Rudiae, e dove nacque il padre della letteratura latina Quinto Ennio, gli archeologi guidati dal Professore D’Andria hanno scoperto un grande anfiteatro. Questa scoperta scrive una pagina nuova nella storia di Lecce. Si pensava infatti che l’antica Rudiae, alla periferia dell’attuale centro urbano, fosse stata condannata all’abbandono dopo la nascita della Lupiae romana, dove sotto l’imperatore Augusto si realizzò un grande anfiteatro. Invece tra il I e il II secolo dopo Cristo la troviamo più fiorente che mai!
lecce-palazzogentilizioSotto l’alta sorveglianza e direzione scientifica della Sovrintendenza Beni Archeologici Puglia, diretta da Luigi La Rocca con l’èquipe formata da Salvatore Bianco e Daniela Tansella, i lavori sono stati diretti dagli architetti Roberto Bozza ed Enrico Ampolo, mentre l’assistenza scientifica agli scavi è stata affidata ad Archeologia Ricerca e Valorizzazione A.R.Va srl spin off dell’Universitò del Salento  con gli archeologi Pio Panarelli, Dario Corridore, Alessandro Monastero, Caterina Polito. “I lavori”, spiega l’assessore all’Urbanistica, Gaetano Messuti, “sono stati sostenuti grazie ad un finanziamento Poin dell’Unione europea Fesr 2007-2013 pari a 765mila euro, messi a disposizione dal Ministero ai Beni Culturali. A fine Dicembre, riusciremo ad aprire il nuovo anfiteatro ai cittadini leccesi e alla fruizione dei turisti”. Ritornando al centro di Lecce, lasciamoci sorprendere dai palazzi gentilizi e le chiese mozzafiato che la rendono unica al mondo. Tra la Basilica di Santa Croce, Palazzo dei Celestini e Piazza Duomo è un susseguirsi di facciate e portali ricamati dalle abili mani degli scalpellini. Per le vie del centro storico si può curiosare tra i giardini segreti chiusi come uno scrigno nei palazzi nobiliari come Palazzo Rollo e tra le botteghe di cartapesta, che producono, presepi, paesaggi salentini e ballerine di pizzica.

TUTTO IL FASCINO DI ROCA VECCHIA, MARINA DI MELENDUGNO

roca-portulignuIl Salento, la terra dei due mari, come lo definiva lo storico greco Erodoto, è terra di incontri e culture. A testimonianza di questa vocazione e tradizione antica ci sono luoghi come Roca Vecchia, che con la sua grotta della poesia è un affascinante sito archeologico sul mare, quasi una “Micene del Salento”. Accoglieva i naviganti, i quali portavano con le loro barche a vela vasi e cultura. Al centro del sito vi è la Grotta della Poesia piccola, scoperta e studiata dal professore Cosimo Pagliara. E’ un antico santuario frequentato da greci, latini e messapi, i quali incisero sulle sue pareti le loro invocazioni al dio Tator: se avessero attraversato sani e salvi il Canale d’Otranto, gli avrebbero fatto molti doni. Lo racconta Liberata Del Coco dell’Associazione Uniroca (www.uniroca.it) che cura le visite guidate nel parco archeologico. La Poesia piccola è collegata alla Poesia grande, definita dal National Geographic tra le dieci piscine naturali più belle al mondo.

ROCA VECCHIA E IL CASTELLO DI ACAYA

L’importanza di Roca nel Mediterraneo risplende nelle sale del castello di Acaya, dove una mostra temporanea, curata da Oronzina Malecore e i colleghi archeologi, sui suoi reperti è ormai prossima a diventare permanente. “Abbiamo ottenuto un così grande successo, che pensiamo ora di trasformare la mostra Roca nel Mediterraneo da temporanea a permanente”, spiega il direttore dell’Istituto di Culture Mediterraneee, Gigi De Luca. In mostra non solo vasi e reperti che arrivano fino all’ultima fase dell’Età del Bronzo, ma anche la copia dei famosi dischi d’oro, che utilizzati per i riti religiosi, simbolo del sole, sono stati in mostra a Catanzaro.

ACAYA, LA CITTA’ PERFETTA DEL RINASCIMENTO

acaya-mostra-vasoL’architetto militare Giangiacomo concepì Acaya come modello di perfezione, in cui l’uomo è misura di tutte le cose. Ecco dunque che vie e piazze sono perfettamente perpendicolari, squadrate e furono realizzate rispettando i multipli del 3. Il bellissimo castello monumentale racchiude quelli che sono i monumenti simbolo della Puglia: gli ulivi. Qui troverete infatti una mostra sugli alberi di ulivo millenari e i loro mille volti, che Carlo Toma ha inserito in libro-raccolta di fotografie ospitate anche a Expo 2015.

GALATINA, CAPITALE DEL TARANTISMO

galatina-pizzicaDa Galatina arriva il ritmo incessante dei tamburelli, accompagnati da violini e fisarmonica. E’ la pizzica, la danza tipica del Salento, che veniva eseguita nella Festa dei Santi Pietro e Paolo di fronte alla Chiesa Madre e nella piccola cappella di San Paolo. Donne e uomini, morsi dalla taranta, erano costretti a ballare fino a che non guarivano, bevendo l’acqua benedetta del pozzo di San Paolo. Un monumento davvero unico al mondo è la Basilica di Santa Caterina d’Alessandria,  realizzata sul finire del ‘300 da Raimondello del Balzo Orsini e ultimata dalla moglie, l’ambiziosa Regina Maria d’Enghien. “Abbiamo un inestimabile patrimonio che tutto il mondo ci invidia”, spiega l’assessore al turismo Patrizia Sabella, “e vediamo come il turismo stia crescendo sempre più nella nostra città soprattutto grazie all’arrivo di stranieri”.

OTRANTO E L’ALBERO DELLA VITA

otranto-l'alberodellavita-evaIl Salento dei due mari custodisce ancora un altro inestimabile tesoro: la Cattedrale di Otranto e il suo grande mosaico: l’Albero della Vita. Grifoni, il Re Artù, Carlo Magno, la Fatica dell’Uomo e lo scandire dei mesi, il peccato originale di Adamo ed Eva che mangiano non la mela, ma un fico, si intrecciano in un’opera d’arte unica realizzata nel 1163 da Fra Pantaleone, un capolavoro dell’arte medioevale che racconta tutta la magia del Salento, dove l’Oriente e l’Occidente si incontrano.Sospeso tra il cielo e l’azzurro mare, il borgo antico di Otranto bianco e ricamato è ancora oggi un porto di mare dove i popoli si incontrano e dialogano. Il turismo cresce in maniera esponenziale e il 2015 ha segnato il boom di presenze con un incremento di quelle straniere: 700mila tra aprile e settembre. “Siamo un popolo che accoglie, che dialoga”, sostiene il Sindaco di Otranto, Luciano Cariddi. “In passato abbiamo accolto i popoli che venivano dall’Oriente. Oggi, accogliamo con grande piacere i turisti che portano le loro culture. Il turismo qui a Otranto, dopo un periodo di relativa stasi, nel 2010, ha registrato una costante crescita”.