Soverato, il ristoro calabrese dei cinque sensi

A Soverato per scoprire i cinque sensi che caratterizzano questa cittadina bagnata dal mar Jonio, protagonista di secoli di storia di una splendida striscia di Calabria


di Giuseppe Leo

Quando il profumo della gnagna calda di Giacinto (cos’è lo scoprirete a fine pezzo) si mescola ai colori di velluto offerti dall’alba sul mar Jonio, sei a Soverato. Lo sai perché hai ancora le orecchie cariche di musica mentre sorseggi il primo caffè della giornata (o l’ultimo della nottata, a seconda dei gusti), e le gambe assonnate si ritagliano il loro spazio vitale nella brezza colma di salsedine . Non puoi ancora percepirlo l’odore della paranza dei pescatori che però fa presagire liete ore a tavola e sui banconi del mercato.

Soverato in Calabria

SOVERATO E IL SUO MARE

Soverato ti accoglie bianca come le sue spiagge e nera e ciondolante come i suoi bagnanti, ospitale come chi ha deciso di mettere radici prendendo a calci la routine nervosa dei suoi ragazzi emigrati invece nelle città di tutto il mondo.
Tra un “cocco fresco” e un tuffo, le sue spiagge parlano lingue diverse, dialetti più o meno incomprensibili impastati Soverato in Calabriadi slang aspirati, conditi da “tac”, “aho”, “jamm”, e chi più ne ha più ne aggiunga alla collezione sonora. Qui i decibel del divertimento non fanno a pugni con la voglia di relax di chi decide di crogiolarsi al sole nelle numerose strutture poste a raso d’acqua piuttosto che sulle spiagge libere, alcune delle quali attrezzate anche per gli amici a quattro zampe. Una perla, non a caso la chiamano così, alla quale non manca nulla per spiccare il volo turistico.
E a proposito di voli e turismo, la notte decolla da queste parti durante i mesi del solleone, ma il giorno non è da meno. Da Squillace a Davoli, da Montepaone alla splendida Baia di Caminia, è tutto un fiorire di bellezze naturalistiche, suggestioni gastronomiche e discoteche per sbarbatelli e nostalgici.
Volando, prima o poi, tutto porta da queste parti, che sia una prima volta o una testarda abitudine: la meta jonica è infatti raggiungibile più o meno agevolmente dagli aeroporti di Lamezia Terme (è qui anche l’uscita della A2 più vicina), Crotone e Reggio Calabria.

L’ANTICA POLIPORTO

Suvaràtu, come la chiamano i suoi abitanti, è il terzo comune più popoloso della provincia di Catanzaro e si affaccia all’alba sul mare del Golfo di Squillace. Posizionata strategicamente nel bel mezzo di quella che fu la Magna Graecia, l’antica Poliporto si distinse per essere uno snodo non di poco conto per le comunicazioni e i traffici via mare in età greco-romana (ancora oggi è possibile ammirarne i resti in zona San Nicola). Proprio grazie a una geografia particolarmente favorevole, il Regno di Napoli decise con tutta probabilità, tra fine 500 e inizio 600, di costruire ivi una torre difensiva, quella di Carlo V, la quale costitutiva un baluardo funzionale alla difesa contro gli assedi turchi e che oggi sopravvive all’usura del mare, del tempo e dell’incremento, spesso fuori controllo, dell’edilizia.
La meta di cui vi parliamo fu, a cavallo dei decenni, oggetto di svariate ricostruzioni, delle quali non rimane altro che il vecchio cumulo di macerie risalente all’antico borgo pre sisma cui è dedicato il sito archeologico “Soverato vecchia”. Rasa al suolo dal tremendo terremoto del 1783, che però vide morire uno solo dei 383 abitanti dell’epoca (opera dell’intercessione divina, si disse), divenne tragico palcoscenico dell’alluvione del 2001 costata la vita a 12Soverato in Calabria persone. Nell’ultimo mezzo secolo, l’antica Poliporto ha conosciuto una notevole fase di sviluppo turistico e commerciale, che pare aver resistito anche alla congiuntura economica sfavorevole dell’ultimo decennio, ed ha contribuito a esportare il brand Soverato anche a latitudini lontane. Dichiarata città nel 1974 dall’allora presidente della Repubblica Leone, ha visto espandere la propria vocazione turistica fino a divenire negli ultimi decenni un punto d’attrazione del turismo di qualità italiano ed estero. Da una storia spesso infausta a un presente generoso: mare, sole, bellezze giunoniche (Elisabetta Gregoraci è infatti nata da queste parti) e, last but not least, il buon cibo calabrese, ma non fermatevi al piccante, commettereste un errore da matita rossa.

LA GNAGNA

Dulcis in fundo, la gnagna: dolce tipico, esclusivo, sfornato solo qui e solo da Giacinto nel suo forno aperto solo di notte. Si arrotola su se stessa e, ancora calda, inonda il palato di un mare gusto cioccolato. Insomma, fermarsi da Giacinto prima che chiuda bottega è una tappa obbligata prima di intraprendere la strada del ritorno a casa, specie se casa è a ore da qui. E anche se non leggerete mai questo articolo il passaparola cittadino avrà trovato il modo di portarvi a destinazione.
Quando sei a Soverato e mangi la gnagna pensi che in fondo la gnagna è un po’ Soverato: un piccolo “peccato di gola” che ristora l’anima e i sensi e fa venir voglia di future dolci tentazioni.

Soverato in Calabria