Le Saline di Mozia, una Sicilia da scoprire

Viaggio in paesaggi straordinari, con mulini a vento e specchi d’acqua lucenti. Sono le Saline di Mozia nella Riserva dello Stagnone, in Sicilia, fra Trapani e Marsala.


Foto e testo di Vittorio Puggioni

Se percorrendo la strada che unisce Trapani a Marsala vi imbattete in una serie di mulini a vento, tranquilli, non siete finiti improvvisamente in Olanda; siete davanti alle saline di Mothia, nella riserva dello Stagnone, in una Regione unica e soprprendente: la Sicilia.

La riserva dello Stagnone è la laguna più estesa della Sicilia, compresa tra Punta Alga e Capo S. Teodoro ed è Riserva Naturale Orientata dal 1984. Comprende quattro isole: Isola Longa, la più grande; Santa Maria, la più verde; San Pantaleo, la più importante e Schola, la più piccola e caratteristica, con i suoi casolari scoperchiati.

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Le acque basse e molto salate hanno favorito il sorgere di molte saline sulla costa e un tempo anche sull’Isola Longa, di cui erano l’attività principale. Tra tutte le specie floreali che vivono sulle isole, la più particolare è la Calenduia maritima, che in Europa nasce e cresce solo qui e in Spagna. Le acque della riserva ospitano molte specie ittiche e una fauna variegata tra cui i Murici, da cui i Fenici ricavavano la porpora per colorare i tessuti. Sul fondale possiamo incontrare la Posidonia oceanica, pianta marina elemento primordiale della vita nelle acque del Mediterraneo; potremmo infatti paragonare la sua funzione a quella delle foreste terrestri.

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I Fenici sono stati i primi a realizzare le saline: sfruttando le acque basse e molto salate, in combinazione con temperature molto alte e una forte ventilazione che favoriva l’evaporazione dell’acqua, ricavavano il sale che poi esportavano in tutto il bacino del Mediterraneo. Da subito fu chiara l’importanza del sale nella conservazione dei prodotti deperibili e da questo derivò, dai Fenici in poi, la fortuna economica delle saline. Federico II, nella Costituzione di Menfi, le rende monopolio della Corona.

Nonostante la storia delle saline di Trapani viva alti e bassi dovuti al susseguirsi di guerre e dominazioni varie, calamità naturali e epidemie, l’importanza della produzione del sale è tale che l’attività è proseguita fino ai giorni nostri. Oggi il modo in cui si ricava il sale è assai diverso da quello di un tempo, a beneficio della produzione e della minore fatica da parte dell’uomo.

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LA VIA DEL SALE

Fra i possibili itinerari alla scoperta di questo paesaggio davvero unico in Sicilia e in Italia, c’è la “Via del sale”, un percorso di 29 km circa che si sviluppa da Trapani a Marsala lungo la SP 21. L’escursione prevede una giornata e comprende la visita all ‘isola di Mozia, a Nubia, dove ha sede il WWF che gestisce la Riserva Naturale Saline di Trapani e Paceco, alle saline Ettore e Infersa; un viaggio fra paesaggi, suggestioni, specchi d’acqua e sottili strisce di terra, che sprigionano tutto il loro fascino soprattutto al tramonto.

COME FUNZIONA UNA SALINA

 SiciliaOggi non si usano più i mulini a vento, poichè il processo è meccanizzato, ma vediamo in sintesi come funziona una salina: attraverso il canale demaniale vengono riempite le due vasche più esterne e più grandi, dette fridde a causa della temperatura dell’acqua. Da qui le acque vengono pompate nel vasu cultivu dove si uniscono ai residui della lavorazione precedente che fungono da lievito. Il grado di salinità, che viene misurato in Baumè, e la temperatura dell’acqua aumentano. Da qui l’acqua passa alla ruffiana, che, come dice il nome, collega il vasu alle caure dove l’acqua si riscalda aumentando anche il grado di salinità. Da qui passa alle sintine, riconoscibile per il colore leggermente rosato che assume l’acqua ormai molto densa. Da qui l’acqua passa alle vasche salanti o caseddri, dove si formano strati puri di sale che verranno raccolti a metà luglio e a metà agosto. I mucchi di sale vengono raccolti a forma di tetto a capanna, disposti lungo l’arione e lasciati all’aria e alla pioggia, perché si possano lavare dalle impurità; infine coperti da tegole che li riparano dalle intemperie e dallo sporco.

Saline di Mozia Sicilia

I MULINI A VENTO

Elemento caratteristico di questo paesaggio della Sicilia sono i Mulini a vento: di tipo olandese, hanno corpo a tronco di cono e cupola conica, sei pale trapezoidali con scheletro in legno a cui vengono applicate le vele. Un complesso sistema di ruote dentate, alberi e ancoraggi permette di orientare la cupola e quindi le pale, per sfruttare l’energia del vento, che permetterà di macinare il sale o, se il mulino è posto tra le vasche, convogliare l’acqua nelle vasche. Le pale possono girare ad una velocità di circa 20 Km/h sviluppando una potenza di circa 120 cavalli, servono circa 30/40 cavalli per azionare la macina.

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DAVANTI ALLE SALINE…

Spesso, parlando delle meraviglie del nostro paese, l’unica cosa che si può dire è: venite a vedere voi stessi. Perché le emozioni e le suggestioni sono così molteplici e personali, che a volte il semplice fatto di descriverle, rischia di limitarle e circoscriverle. Ho davanti ai miei occhi, e quindi davanti al mio obiettivo fotografico, le saline di Mothia e i suoi mulini a vento. La luce del tardo pomeriggio conferisce un’aurea magica all’ambiente. Le sagome dei mulini sembrano sospese nel tempo. Le linee geometriche che separano le vasche raccontano della sapienza dell’uomo nello sfruttare le risorse che la natura ci offre. E davanti l’Isola, che sembra di poter raggiungere camminando nell’acqua, rammentando che qui il fondale è davvero molto basso. Alcuni scatti e la magia del luogo si trasferisce sul sensore della mia reflex, rimanendo indelebile nella mia mente.

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INDICAZIONI STRADALI

Da Trapani seguire la strada costiera SP21 in direzione Marsala. Lungo la strada si ha la suggestiva veduta delle saline di Trapani e di quelle dello Stagnone. Prima tappa a Nubia.