Tra viaggio e volontariato: la Don Bosco Academy

Dove c’è Don Bosco c’è casa. Questa la mia sensazione quando, in viaggio per il mondo, mi fermo in un centro salesiano. La mia esperienza alla Don Bosco Academy di Nalgonda in India


di Massimiliano Schilirò

Tra le mete del “ritorno” in India non poteva mancare la “Don Bosco Academy”.
Durante la prima breve visita del 2013 ero rimasto affascinato da quest’opera immensa, situata nel distretto di Nalgonda, Stato di Telangana, dove il tasso di alfabetizzazione non raggiunge il 20%! La maggioranza della popolazione vive del lavoro nei campi, dove si coltiva soprattutto il riso. I genitori danno scarsa importanza all’educazione dei figli, che devono usare le mani per zappare e non per scrivere. Molti bambini cominciano a lavorare a 10 anni. Si sposano giovani (i matrimoni combinati sono la regola, non l’eccezione!), hanno molti figli e spesso non raggiungono i 50 anni di età. Specchio di un’India rurale dove il tempo si è fermato, questa spirale di povertà sembra destinata a perpetuarsi, a causa delle rigide tradizioni culturali e religiose.

Don Bosco Academy India alunni
UN PROGETTO AMBIZIOSO BASATO SULL’ISTRUZIONE

Eppure le cose stanno cominciando a cambiare, grazie alla “Don Bosco Academy”, fondata dai Salesiani meno di 10 anni fa, nel 2008. Quest’opera ha un obiettivo ambizioso: offrire un’educazione di qualità “from KG to PG” (dall’asilo alla laurea), a un gran numero di giovani dei villaggi della zona. Uno slogan in apparenza pretenzioso è diventato realtà. Il centro, situato in un’ampia area appena fuori dalla città di Nalgonda, consta di vari edifici e di un enorme campo sportivo. Qui un totale di 2000 alunni tra i 3 e 24 anni ottengono una formazione adeguata ai loro talenti e improntata ai valori del rispetto e della solidarietà. Chi proviene dai villaggi più distanti si ferma nei due internati (uno maschile e uno femminile, in totale 450 studenti) e visita le famiglie durante le feste. Per chi abita più vicino ci sono 8 pulmini gialli targati Don Bosco che li passano a prendere al mattino e li riportano a casa al pomeriggio. Scuola, vitto e alloggio sono offerti per cifre basse, in modo che anche i più poveri possano partecipare.

UNA SPERANZA PER IL FUTURO

Durante l’assemblea mattutina centinaia di bambini e di bambine mi accolgono con canti e fiori: “Hearty Welcome, dear Massimiliano”, “Benvenuto di cuore”. Come sempre accade durante i miei viaggi, avviene il miracolo: dove c’è Don Bosco mi sento a casa, perché la grande Famiglia Salesiana è veramente globale e non conosce frontiere! Il Direttore dell’opera, Don Anand, anche se gravemente malato ai polmoni, ha un solo pensiero: “I miei giovani! I genitori sono analfabeti, ma loro vanno a scuola, giocano, crescono, trovano un lavoro per sostenere la famiglie e diventano onesti cittadini! Tanti sono induisti, ma ci sono anche musulmani e cristiani. Tutti insieme dedicano vari momenti della giornata alla preghiera comune. Tramite questi spazi di condivisione e fratellanza si cercano di indebolire numerose barriere sociali causate dal sistema delle caste e dall’appartenenza religiosa”.

SEPPUR LONTANI, TUTTI PARTE DI UNA STESSA GRANDE FAMIGLIA

Trascorro una settimana intensa alla “Don Bosco Academy”, compilando i documenti necessari per finalizzare la donazione che ho da poco effettuato: 4.000 euro raccolti nel 2016 tramite la vendita dei miei due libri. Risolti gli aspetti burocratici, mi getto con entusiasmo in un’attività che amo: condividere le mie storie di viaggio e volontariato. Classe dopo classe, ora dopo ora, incontro quasi tutti i 1100 bambini dall’asilo alla decima classe, a gruppi di circa 80 alla volta. Il mio obiettivo è far loro capire che, pur “sperduti” in tanti piccoli villaggi in India, fanno parte della grande famiglia di Don Bosco, presente in tutto il mondo. Mostro le fotografie di scuole, centri d’accoglienza, oratori salesiani in vari continenti (ne ho visitati decine tra Europa, Sud America, Sud Africa, India e Sri Lanka) e il mio giovane pubblico risponde con grande entusiasmo!

L’ARRIVEDERCI

L’aspetto più triste e inevitabile di ogni mia esperienza di volontariato è il momento dell’addio, o meglio, dell’arrivederci. La sera prima della partenza i Salesiani organizzano uno spettacolo con balli, scenette di teatro e proiezione di mie foto con i ragazzi. Tutti mi stringono la mano e mi ringraziano. Piango per la commozione e, durante il discorso conclusivo, li saluto così: “Sono io che devo ringraziare voi! In tanti mi avete detto che dimostro molti meno dei miei 36 anni. Bene, a tenermi giovane sono esperienze come queste, è il vostro entusiasmo, la vostra vitalità e gioia di vivere. Grazie di cuore per tutti e sicuramente tornerò di nuovo tra qualche anno!”.