Calcutta, la città della gioia

Città della gioia, dei santi e del traffico selvaggio, Calcutta affascina con la sua storia, la decadenza, il traffico, ma anche per i grandi personaggi che vi hanno trovato ispirazione, come Madre Teresa


Di Massi on the Road, da Calcutta

A dicembre dell’anno scorso, poco prima di partire, ho finalmente letto un libro che una cugina mi consigliava da anni: “La città della gioia” di Dominique La Pierre. Ne ho preso in biblioteca una vecchia edizione un po’ ingiallita e ho deciso di iniziare subito, vista la mole, circa 500 pagine.

Fin dal primo capitolo sono rimasto affascinato dalla prosa precisa ed evocativa dell’autore e il romanzo – basato su un lavoro di ricerca di tre anni dell’autore francese – mi ha affascinato al punto che ho deciso di cambiare l’itinerario del mio viaggio in India. Infatti, visto che le tappe a Mumbai e Delhi erano già sicure, avevo pensato di risparmiarmi almeno la visita alla terza più grande, più inquinata e più caotica metropoli indiana. Ma sono contento di aver seguito l’intuizione datami dalla lettura perché Calcutta è unica.

Calcutta
Traffico a Calcutta

IL MIO ARRIVO A KOLKOTA

Arrivo a Kolkota (questo il nome ufficiale adottato da qualche anno, più simile all’effettiva pronuncia) lunedì 13 febbraio 2017 dopo un lungo viaggio notturno in treno. Dopo una faticosa e vana ricerca di una stanza decente a prezzi accettabili nella Sudder Street, ritrovo di tutti i viaggiatori zaino in spalla, opto per un centro buddista situato in una zona centrale, ma piuttosto tranquilla (per gli standard indiani). Per muovermi in città utilizzo spesso un mezzo di trasposto molto raro in India: la metropolitana. Veloce, puntuale e senza traffico, mi aiuta a coprire le distanze maggiori senza ricorrere quasi mai agli affollatissimi autobus. Per il resto, come al solito, cammino la maggior parte del tempo.

SUI PASSI DI MADRE TERESA: LA SUA STANZA, LA SUA OPERA, LA SUA TOMBA

Comincio la visita da un luogo simbolo di Calcutta: il Kali Temple, dedicato alla sanguinaria dea Kali (raffigurata con una collana di teschi intorno al collo). Migliaia di pellegrini affollano ogni giorno il tempio, decine sono i mendicanti, spesso malati, storpi, ciechi, ecc. A pochi metri dall’ingresso si trova il Nirmal Hriday, un rifugio per i morenti creato nel 1952 da una sconosciuta suora di origine albanese. Nessuno avrebbe allora pensato che questa umile casa di soccorso agli ultimi degli ultimi sarebbe stato il seme di un’opera ormai diffusa in tutto il mondo, quella delle suore Missionarie della Carità.

Calcutta
Il tempio di Kali

La loro fondatrice è Madre Teresa, anzi Santa Teresa di Calcutta: la canonizzazione è avvenuta il 5 settembre 2016, a 19 anni esatti dalla sua morte. Un pomeriggio visito la Casa Madre, la sede principale dell’ordine. Una rampa di scale permette di arrivare alla porta della stanza che Madre Teresa occupò negli ultimi decenni della sua vita: 15 metri quadrati, un letto, una scrivania, cartine alle pareti. Non esiste testamento migliore di una vita povera vissuta con dignità e gioia fino alla morte. Al piano terra c’è un piccolo museo che ripercorre la vita della santa e in un’altra sala, la più affollata, c’è la tomba di Madre Teresa. La lapide in marmo bianco, elegante nella sua semplicità, è adornata da candele e fiori. Numerose persone vengono a porre omaggio alla piccola, grande donna che ha commosso il mondo con la sua infaticabile dedizione per il prossimo. Nei giorni successivi resto dai Salesiani di Calcutta e vari di loro mi raccontano di averla conosciuta di persona: un vero onore poter ricevere queste testimonianze così personali e dirette!

LA RICERCA DELLA VERITA’ OLTRE LE RELIGIONI

La città non è famosa solo per la santa cattolica, ma anche per molti santi induisti. Tra questi i più noti sono Sri Ramakrishna Parahamsa e Swami Vivekananda, uno dei suoi allievi. Entrambi hanno dedicato l’intera esistenza alla ricerca della Verità, in un cammino che li ha portati a uscire dagli stretti dettami dell’induismo per studiare numerose religioni e pratiche spirituali. Notevole anche l’impegno sociale: ancora oggi decine di istituzioni benefiche aiutano i più poveri nei settori dell’educazione e della sanità. Giro a lungo per l’enorme centro di Belur Math, con splendidi templi dedicati dei famosi guru e centinaia di persone che porgono omaggio a queste maestri del dialogo interreligioso.

calcutta
Victoria Memorial

FASCINO, DECADENZA E POVERTA’

Altrettanto fondamentale per la storia di Calcutta è Rabindranath Tagore, poeta, filosofo, drammaturgo, premio Nobel per la letteratura nel 1913 (il primo in assoluto a un non occidentale!).

Calcutta
Palazzo decadente

Nelle sue opere il prolifico scrittore dichiara il suo amore per la natura e per Dio, cercando di creare un ponte tra la cultura orientale d’origine e quella occidentale che acquisì durante gli studi in Inghilterra. Anche se apprezzo molto i luoghi pieni d’ispitarione di questi personaggi eccezionali, respiro l’atmosfera più autentica (e l’aria inquinata!) vagando per le affollatissime strade del centro, a volte senza metà, facendomi guidare dal fascino decadente di una città ricca di storia, prima capitale dell’impero britannico e attuale capitale dello stato del Bengala. Nonostante i tanti palazzi a volte sfarzosi (su tutti il Victoria Memorial, il maestoso palazzo in marmo bianco costruito per celebrare i 50 anni di regno della regina Vittoria), Calcutta viene spesso considerata come uno dei posti più poveri dell’India. Anche se la situazione negli ultimi decenni è migliorata, ci sono ancora tante baraccopoli e un numero molto alto di ragazzi di strada.

L’ATTRAVERSAMENTO DEL GANGE

Un altro elemento caratteristico sono i “tana risciò”, trainati da uomini, spesso scalzi e anziani. Con la forza delle loro braccia tirano una piccola carrozza dove siedono fino a 3 persone. Durante i monsoni, quando i mezzi a motore sono inutilizzabili, questo particolare mezzo di trasporto rimane l’unico funzionante! Anche senza allagamenti è comunque impressionante e scioccante vedere il caos che regna in ogni strada. Ma è un caos ben noto ai locali, che, infatti, sanno districarsi perfettamente tra le decine di venditori di strada, i risciò, le biciclette, le moto, le auto. Io osservo queste scene di follia stradale cercando di non farmi investire. Quando proprio non ce la faccio più, lascio la terraferma e attraverso in barca il fiume Hoogly, che è in realtà il Gange. Prima di Calcutta il corso d’acqua si divide in due rami: uno conclude la sua corsa nella Baia del Bengala, in India, l’altro nel vicino Bangladesh.

La stazione dei treni di Howrah accoglie o saluta ogni giorno decine di migliaia di viaggiatori. Quando salgo sul treno in direzione di Bodhgaya ringrazio quest’affascinante città per i suoi santi, per il delizioso cibo di strada e…per essere uscito illeso dal traffico: il viaggio può continuare!