Valerio, artista eclettico tra Roma e New York

Di Giuseppina Bianchi

Valerio Piccolo nasce e cresce a Caserta ma, da oltre 15 anni, lavora dividendosi fra Roma e New York. Cantautore e chitarrista, ma anche compositore di musiche per spettacoli teatrali, traduttore di poesie, libri,  saggi ed adattatore di dialoghi cinematografici per i film di David Lynch, Tim Burton, Ron Howard, Quentin Tarantino e Alexander Payne. Vanta una solida ed amichevole collaborazione con Suzanne Vega, di cui è traduttore ufficiale dal 2000 e con la quale ha spesso condiviso il palco.

POETRY

buonviaggioitalia_intervistavaleriopiccolol suo nuovo album si intitola Poetry, un importante progetto in cui Valerio traduce, adatta e mette in musica 9 poesie scritte per lui da grandi poeti/romanzieri/cantautori americani fra i quali Rick Moody (autore di bestseller come La tempesta di ghiaccio e Rosso Americano), il romanziere e saggista Jonathan Lethem, Ben Greenman (critico musicale del New Yorker) e l’amica/cantautrice Suzanne Vega. Poetry è stato prodotto da Massimo Roccaforte e vi hanno preso parte Gionata e Andrea Costa dei Quintorigo, Ferruccio Spinetti e Neri Marcoré che duetta con Valerio nel brano Maledizione.

Le canzoni di questo album saranno parte integrante dello spettacolo di teatro/poesia/canzone scritto e diretto da Francesca Zanni che andrà in scena la prossima primavera. Francesca Zanni è anche la regista del videoclip del singolo Ordine (tratto da una poesia di Suzanne Vega) che vede come protagonisti attori quali Lucia Ocone, Jacopo Olmo Antinori, Antonella Attili, Ignazio Oliva e Arcangelo Iannace.

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INTERVISTA PER BUONVIAGGIOITALIA.IT di G. Bianchi

Fra le tue molteplici attività c’è anche quella di traduttore. Guardando il tuo nuovo video Ordine ho proprio ritrovato questo tratto di te: i protagonisti del video sono altri e tu non sei quasi mai al centro dell’inquadratura proprio come un traduttore che sta nell’interno copertina e non è né protagonista né autore del romanzo. E’ solo una mia impressione o è questo il tuo approccio nei confronti della tua produzione musicale?

buonviaggioitalia_intervistavaleriopiccoloNon è un’impressione sbagliata, anche se ha delle sfumature che vanno interpretate. La mia idea di “progetto” – sia esso musicale, teatrale, o di vita – è un’idea “collettiva”, di condivisione. Mi ritengo un autore individuale a tutti gli effetti, questo sia chiaro, so di essere (e voglio essere) colui che dà la scintilla. Però sono al tempo stesso legato a un concetto quasi “sportivo”, di squadra dello sviluppo creativo. Penso che mettere su un team di persone capaci non tolga nulla alla mia individualità ma, anzi, la arricchisca.

Così come, nella traduzione, cerco di mantenermi rispettosamente da un lato, senza mai oscurare o travisare il testo originale, nel caso ad esempio del video di Ordine, scelgo di lasciare spazio alle idee della regista (Francesca Zanni) e alla sua idea della canzone. Penso che, grazie a questo, pur non essendoci io sempre al centro dell’inquadratura, la forza della canzone (soprattutto del testo, in questo caso) venga enormemente amplificata dalla forza espressiva degli attori protagonisti del video. Quindi è per me un approccio vincente, che aggiunge e non sottrae.

In effetti, a ben pensarci, l’intero album Poetry è dichiaratamente una traduzione delle poesie di autori americani… Quanto un traduttore è in realtà anche un autore?

Secondo me un vero traduttore non dev’essere quasi mai autore, almeno per quanto riguarda le cose che traduce. Dev’essere più che altro uno che comprende, che appunto “interpreta” il mondo che sta traducendo. Nel mio caso e quindi nel caso di Poetry, la forza autorale esiste e parte proprio dalla musica, dalle note. Sono le note stesse, l’armonia musicale a forzare in qualche modo il testo, a “costringerlo” entro i confini del pentagramma. Le 9 poesie che mi sono state date dai miei 9 poeti/scrittori/cantautori americani sono oggi 9 canzoni italiane vere e proprie: in questo c’è una legittima presenza d’autore che, grazie alla fedeltà della traduzione, è però sempre al servizio (e nel rispetto) del testo originale.

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Sei nato a Caserta ma lavori fra Roma e New York e ho notato che nel tuo blog c’è una serie di post che si intitola “In viaggio con Paola” (Turci. N.d.R). Mi sembra di capire che il viaggio sia una dimensione importante per te. Come la musica e la scrittura. E’ corretto?

Una dimensione fondamentale, direi. Lo è praticamente da sempre. Se penso alle città cui fai accenno io potrei aggiungerne altre, che hanno avuto un ruolo importante nella mia vita. Potrei per esempio dire che alla fine degli anni ’80 ho vissuto per più di un anno a Mosca. Ma questa è un’altra storia… Il viaggio è una componente essenziale nella mia vita e quindi anche nella mia musica e nella scrittura. Il vantaggio di poter vivere la mia vita musicale in più città mi dà grande respiro, mi dà orizzonti molto ampi che spero vengano sempre fuori sia dalle mie sonorità che dai miei testi. Viaggiare, specie se in modo non superficiale, è anche contaminarsi. E cosa c’è di meglio per creare qualcosa che abbia un sapore diverso, più originale?  

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Quali sono le differenze fra lavorare in Italia e negli Stati Uniti?

Le difficoltà ci sono sia di qua che di là dell’Oceano. Su questo non ci sono dubbi. Se devo tracciare una differenza fondamentale, lo faccio usando la parola “rispetto”. A me sembra che negli Stati Uniti ci sia un’attenzione maggiore per il lavoro che fai e questo fa sì che ci sia un approccio più rispettoso, di grande “ascolto” nei confronti della proposta che porti. Sembra esserci una predisposizione maggiore alla novità ed è per questo che lì salire sul palco, anche nei piccoli locali di New York, è sempre molto gratificante. La gente viene per sentire che cosa hai da dire, senza pregiudizi, senza barriere ma anzi, quasi con il piacere di lasciarsi sorprendere da qualcosa di nuovo. Questo, purtroppo, devo dire che avviene sempre più raramente da noi.

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E fra viaggiare in Italia e negli Stati Uniti?

La facilità, il tempo dilatato, le distanze: viaggiare negli Stati Uniti, soprattutto provare a muoversi da uno stato all’altro, o da una costa all’altra, assomiglia alla lettura di un romanzo. Hai il tempo di affrontare tutto con calma e hai la possibilità di trovarci dentro qualsiasi cosa, senza ansia, senza fretta. A volte il viaggio in sé diventa più importante, addirittura più ricco della destinazione. In Italia non è quasi mai così, le corte distanze rendono tutto più rapido. E allora lo spostamento in sé diventa marginale e ti puoi concentrare sulla ricchezza del posto che vedrai. La sensazione che provo quando magari salgo su un Greyhound in America assomiglia a quando da bambino partivo con i miei da Caserta per andare “lontano”, al Sud o al Nord dell’Italia. L’età rendeva le distanze immense e anche un piccolo spostamento sembrava “il viaggio”.  

INFO

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www.facebook.com/valerio.piccolo.94

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