Carnevale in Sardegna

Il “Carrasecare”, ossia il Carnevale in Sardegna, unico nel suo genero, variopinto e storico come pochi. Alla scoperta delle tradizioni della festa carnascialesca in Barbagia e ad Oristano e dintorni


Di Alessandro Tavilla

Immaginatevi una serie di vie, case, piazze da percorrere come se foste in una gigantesca e mobile macchina del tempo, e di ritrovarvi poi in mezzo a figure dal sapore ancestrale, a cavalieri medievali, a strumenti dall’utilizzo arcaico.
Dove vi trovate?

Carnevale in Sardegna
Semplice, in Sardegna, ma nel contemporaneo XXI Secolo, nei giorni dedicati al Carnevale. Nella grande isola, infatti, durante le celebrazioni del “Carrasecare” – termine con cui i sardi chiamano il Carnevale – si svolgono diverse cerimonie in strade e case che ricordano tradizioni passate nei gesti e nei costumi. Queste usanze tornano in vita in maniera diversa specialmente in due tipi di Carnevale, quello con le maschere antichissime, tipico dei paesi della Barbagia, e quello a cavallo, che si svolge a Oristano e in altri borghi vicini.
Ma i riti vanno oltre la semplice rappresentazione di una festa. Sono rituali che comunicano un legame fortissimo fra persone, animali e terra, vitale, necessario, dove ogni essere ha la sua importanza e diviene prezioso per la propria fertilità e l’utilità, e quindi quasi per la sua sacralità all’interno di qualunque comunità, in quanto elemento fondamentale per permettere all’uomo di continuare a vivere, cibarsi, crescere.

Carnevale in Sardegna

Su Bundhu

NELLE TERRE DI BARBAGIA

A Mamoiada, ad esempio, i protagonisti diventano i Mamuthones e gli Issohadores. I primi guidati dagli ultimi. I Mamuthones, infatti, hanno addosso delle pelli scure con dei campanacci legati sulla schiena, al cui interno alcune ossa provocano un rumore che ricorda le antiche mandrie, e delle maschere nere molto grezze. Essi sono posizionati in due file parallele dove si esibiscono in una danza tipica, comandati dagli Issohadores. Questi, nel frattempo, con la loro maschera bianca e il loro corpetto color rosso, girano fra le persone del pubblico e con un laccio afferrano simbolicamente alcuni individui, sia uomini che donne, come auspicio di fertilità e benessere. Una manifestazione di buon augurio ricambiata dai protagonisti.
E sempre nelle terre della Barbagia, a Fonni, l’usanza delle maschere, che si dividono fra Urthu, Ceomo e Buttudos, è quella di recarsi verso le case della gente e di arrampicarsi dalle grondaie per giungere fino ai balconi, dove gli inquilini stessi li accolgono offrendogli da mangiare e da bere in segno di ringraziamento. E al termine di questo rito, scendono nuovamente nelle strade.

Carnevale in Sardegna

Sa Sartiglia

E questo filo comune del senso della vita che si evolve, che si rinnova, continua ad esempio anche ad Ottana, borgo in cui Boes e Merdules indossano una pelliccia bianca, che ricorda tanto quella di buoi, capre, pecore, e delle maschere scure, portando bastoni e campanacci, quasi a simboleggiare lo strettissimo legame secolare fra i pastori e gli stessi animali che essi guidano. E fra queste maschere, spicca un uomo vestito da vecchia donna (Sa Filonzana) che porta in mano il fuso della lana quasi a simboleggiare il ciclo della vita.

I BUNDHOS DI ORANI

Carnevale in SardegnaEd altro esempio di fusione tra uomo e animale salta all’occhio ai visitatori di Orani, dove i Bundhos monopolizzano il Carnevale, grazie alla loro forma e alla loro storia. Sono maschere arcaiche, provenienti dal mondo agrario, che vengono realizzate col sughero. Esse hanno un naso pronunciato, dei baffi grandi, il pizzo, e delle corna che rappresentano le fasi lunari e della vita, e sono di un colore tipicamente rossiccio.

Coloro che le portano vestono con  pelli larghe e lunghe tipiche dei contadini della Barbagia, e portano fra le mani dei rudimentali forconi a tre punte con cui infilzano figurativamente le persone che gli capitano sul loro cammino. Spesso i Bundhos vengono considerati dei demoni per il loro aspetto, ma invece posseggono anche il significato di speranza, andando quindi a rafforzare lo spirito comune di tutte le rappresentazioni carnevalesche barbaricine. ( foto: Mamuthones)
Oltre a quelli di cui abbiamo raccontato qualcosa, anche altri luoghi della Barbagia ospitano riti simili così arcaici: Aidomaggiore, Aritzo, Austis, Cuglieri, Gadoni, Gavoi, Ghilarza, Laconi, Lodè, Lodine, Lula, Neonelli, Nuoro, Ollolai, Olzai, Oniferi, Orosei, Orotelli, Ortueri, Ovodda, Paulilatino, Samugheo, Sarule, Seneghe, Sestu, Sinnai, Tonara, Ulassai, Ula Tirso.

ORISTANO: CARRASECARE A CADDU

Ma la simbolica macchina del tempo, spostandosi dalla Barbagia, ci può portare ad Oristano, teatro, insieme ad altri paesi vicini, del cosiddetto “Carrasecare a caddu”, anche detto Carnevale a cavallo, dove si viene rituffati in un’atmosfera da giostra medievale, in una splendida sequenza di bellissime maschere e costumi tradizionali e di riti che via via si susseguono.

Carnevale in Sardegna

Sa Sartiglia

Carnevale in SardegnaQui si svolge “Sa Sartiglia”, una rappresentazione dell’antica corsa all’anello effettuata da diversi cavalieri. Il protagonista principale dei due giorni della domenica e del martedi di Carnevale è il “Su Componidori”, vero Signore della festa, che indossa una maschera androgina che lo fa apparire quasi come una divinità. Egli viene scelto accuratamente dai “Gremi”, rappresentanti dei contadini e dei falegnami, e viene vestito secondo un rito solenne da giovani donne scelte, con la particolarità che, una volta completata la vestizione, non potrà più scendere da cavallo per tutta la cerimonia, per non rischiare di toccare la terra, in rispetto di quel significato divino assegnatogli.

Egli guiderà allora le schiere di cavalieri che si cimenteranno nella corsa alla stella (foto), un anello appeso ad un filo, che ogni cavaliere scelto dal Su Componidori, dovrà tentare di infilzare, come nelle migliori tradizioni medievali.
E per marcarne la nobiltà e la bellezza, gli stessi cavalieri e cavalli saranno vestiti ed addobbati con abiti pregiati, gioielli, ornamenti preziosi. E dopo il momento della corsa all’anello, i cavalieri si esibiscono nella “pariglia”, dimostrazione pura del rapporto stretto fra cavallo e uomo, in cui gli stessi effettuano acrobazie al galoppo ergendosi anche in piedi sul dorso del fidato animale, ammaliando i presenti fino al calar della sera.

Carnevale in Sardegna

Mamuthone

Un modo davvero suggestivo, quindi, di onorare la propria storia, rifacendosi inoltre al periodo in cui visse Eleonora d’Arborea – un simbolo per molti sardi – , giudicessa del ‘300 che qui promulgò la “Carta de logu”, una sorta di statuto che poi con gli anni venne esteso a buona parte del regno sardo, e che divenne esempio per regolamenti futuri anche oltre la grande Isola.
Insomma, il Carnevale in Sardegna non è una ricorrenza fine a se stessa, ma è storia, tradizione, religione, ed è come un immenso straordinario racconto del senso di sacralità della vita e della capacità dei sardi di rinnovarne il ciclo tenendo stretti preziosi riti dei propri antenati.

RINGRAZIAMENTI: Un sentito ringraziamento a Ester Vitale per le foto e la collaborazione.

INFO

www.sardegnaturismo.it
www.mascheresarde.com
www.mamuthonesmamoiada.it
www.comune.oristano.it  
www.subundhu.it

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