Attraverso il Cilento, il turismo straniero in Italia

Di Elisabetta Pasquali

Quando pensiamo al turismo straniero in Italia nel XIX secolo, una tradizione letteraria e cinematografica assai consolidata condiziona inevitabilmente il nostro immaginario collettivo, riportandoci alla mente il fascino languido della Venezia di Thomas Mann, la Firenze raccontata prima dalle pagine di Foster poi dalle scene del celeberrimo film di Ivory, Camera con vista, o i dagherrotipi che ritraevano gli aristocratici inglesi nei caffè di Taormina.

buonviaggioitalia_attraversoilcilentoMa non tutti viaggiavano per godersi relax e agiatezza nel Bel Paese. Alcuni, anzi tanti, visitavano l’Italia attratti dall’enorme patrimonio artistico, storico e archeologico che essa racchiudeva. I loro viaggi spesso comportavano percorsi irti di difficoltà, itinerari pericolosi, che i nostri avventurieri affrontavano per assecondare la loro sete di conoscenza e un’inesauribile curiosità. Furono proprio questi sentimenti a muovere, nel 1828, il letterato scozzese Crauford Tait Ramage, cultore delle lingue classiche, il quale, trovandosi a ricoprire l’incarico di precettore dei figli del console inglese presso la Corte di Napoli, approfittò della posizione strategica per recarsi alla scoperta del Cilento.

Della sua esperienza rimane testimonianza il diario redatto dallo stesso Ramage, rimasto per più di un secolo sconosciuto ai più e solo di recente riportato alla luce grazie alla traduzione curata da Raffaele Riccio, docente di storia e filosofia al liceo scientifico Enrico Fermi di Bologna. “Attraverso il Cilento”, edizioni dell’Ippogrifo, Sarno 2013, è il titolo italiano che ricalca l’impresa di Ramage, l’occasione per Riccio non solo di ripercorrere le tappe dello studioso inglese, ma anche per una inedita rivisitazione della sua terra d’origine, il Cilento appunto.

INTERVISTA AL PROFESSOR RAFFAELE RICCIO

Professor Riccio, com’è avvenuto il suo incontro con Ramage?

Come spesso accade, in modo del tutto casuale. Un cugino, mio omonimo, che vive nel Cilento, cioè in quella parte della provincia di Salerno che si estende da Paestum a Sapri, mi ha parlato del bel libro che Ramage dedica al suo viaggio nel Regno di Napoli, durato più di due mesi, ed effettuato a piedi. L’idea che un letterato inglese nel 1828 abbia voluto, da solo, e senza nessuna protezione, affrontare le allora impervie strade del sud, per lo più infestate anche da briganti, chiedendo ospitalità dove capitava e pernottando in locande, a dir poco sordide e improponibili oggi, mi ha incuriosito. Da qui è nato il desiderio di leggere il volume e poi di ritradurre la parte che descriveva la prima settimana del viaggio, che riguarda appunto l’itinerario cilentano.         

Quali aspetti del suo viaggio l’hanno particolarmente colpita?

buonviaggioitalia_attraversoilcilentoDirei soprattutto lo spirito con cui viaggiava Ramage, del tutto diverso da quello odierno. Anzitutto il nostro inglese non ha quasi bagaglio e non porta niente di superfluo. Il suo equipaggiamento consiste in uno zaino, nemmeno troppo voluminoso, un cappello a larghe tese, una giacca lunga di lana merino, dotata di molte tasche in cui conserva le mappe per orientarsi, ed un ombrello: “per proteggersi dai raggi inclementi del sole”, come scrive alla madre. Però se il bagaglio materiale era scarso, ben diverso e più consistente si rivelava il suo corredo culturale di viaggio. Ramage affrontava le strade del sud Italia per cercare ciò che restava delle memorie greco-romane, per visitare città un tempo famose, o per vedere luoghi noti per la loro bellezza paesaggistica. Stranamente, più che alle carte geografiche, ricorreva ai riferimenti geografici e storici tratti da Virgilio, da Plutarco, da Cicerone, da Orazio, cioè da tutti coloro che avevano già attraversato i luoghi in cui lui si ritrovava. In altri termini Ramage rivisitava, dopo secoli, la realtà geografica e paesaggistica del Cilento e poi del sud, non più conosciuta dai tempi dei Romani, a causa delle invasioni di barbari e saraceni e poi della malaria, e la ripresentava ad un pubblico internazionale.       
Il suo è un viaggio slow, sia perché si muovendosi a piedi non poteva superare i 25-30 km al giorno, sia perché vuole conoscere gli usi e i costumi degli abitanti dei luoghi attraversati, le radici linguistiche dei loro dialetti e  – evento nuovo e romantico- per contemplare le tante bellezze naturali che Ramage non tralascia di descrivere.     

La storia di Ramage è probabilmente quella di molti altri studiosi che vissero esperienze analoghe nel nostro paese, eppure film e letteratura privilegiano altri aspetti del turismo straniero in Italia nei secoli scorsi, perché secondo lei?

Probabilmente perché questi viaggiatori concentravano la loro attenzione sulle città e sui grandi centri. Pochi si muovevano oltre Napoli, e al massimo, come farà Gothe, raggiungevano Paestum per vedere i templi. Ramage, invece, compie un viaggio del tutto diverso. Si lascia alle spalle il noto, già visto e descritto, per affrontare l’ignoto, come stavano facendo molti inglesi suoi contemporanei in India e nell’emisfero australe, per spingersi, qualche anno dopo,  anche in Africa. I viaggiatori europei frequentavano i teatri, le città, i musei, i salotti letterari e si muovevano in calesse, o carrozza. Ramage si cura parzialmente di tutto questo e preferisce conoscere il sud d’Italia, muovendosi a piedi ed anticipando i trekking moderni. Non frequenta i salotti, ma si intrattiene con i poco noti intellettuali che incontra nei luoghi attraversati e cerca di descrivere, quasi con un l’occhio e la sensibilità di un pittore, le colline che attraversa ed i monti ed il mare che intravede. Natura, letteratura e storia ecco la chiave di lettura del viaggio di Ramage.     
 
Oggi che tipo di turismo frequenta il Cilento?

Anche qui le cose stanno cambiando, per fortuna. Sia le amministrazioni locali, sia il Parco del Cilento stanno cercando di promuovere un turismo non più solo balneare e stagionale, ma allargato alla conoscenza dei paesi dell’interno e delle belle montagne ed i boschi di castagni e faggi, che si intravedono dalla costa. Il Cilento oggi offre un turismo ricco di possibilità per tutte le tasche ed attrezzature alberghiere e bed and breakfast di buon livello. Il Cilento poi è la patria della Dieta mediterranea che, proprio qui, è stata scoperta e codificata, all’indomani dello sbarco di Salerno nel 1943, dal medico americano Angel Kays. Anche qui, come in molte altre regioni italiane, storia, archeologia, natura ancora incontaminata, dato che città, come Napoli e Salerno, o grossi centri, sono distanti parecchi chilometri, e ottima gastronomia possono garantire vacanze piacevoli e relax. Un’ultima considerazione: se ci si muove da Paestum a Sapri sembra di attraversare un unico grande uliveto, perché la produzione olearia è da sempre una delle voci più importanti dell’economia del luogo e gli ulivi centenari caratterizzano il paesaggio cilentano.         

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