Il Mercato dei vini dei vignaioli indipendenti

Un percorso geografico all’interno del Mercato dei vini dei vignaioli indipendenti dal Trentino al Piemonte alla Puglia, per gustare storie, sfide e sapori made in Italy


Il vino, specialmente in Italia, è la poesia della terra. (Mario Soldati)

Di Silvia Bigaran

Era già da diversi anni che avevo sentito parlare di questa manifestazione vinicola, ma non ero mai riuscita a parteciparvi. Sto parlando del “Mercato dei vini dei vignaioli indipendenti Fivi”, che si tiene a Piacenza ormai da qualche anno. Quest’anno gli espositori erano ben 425, per cui è stata un’ardua impresa non fermarsi ad ogni stand e fare la conoscenza solo di alcuni di essi. La FIVI, nata nel 2008, è l’associazione che raggruppa i produttori di vino indipendenti. Tra le caratteristiche degli appartenenti a questa associazione spiccano in particolar modo il seguire l’intera filiera produttiva e la volontà di tradurre attraverso il vino il proprio territorio di appartenenza.

Mercato dei vini dei vignaioli indipendenti

IL VINO COME PASSIONE PRIMA DI TUTTO

Per questi vignaioli il vino è passione. La prima volta che ho sentito parlare dei Vignaioli Indipendenti e del Mercato dei vini dei vignaioli indipendenti Fivi è stato nel 2013, quando, durante il Master in Enologia e Marketing, ho avuto l’occasione di incontrare Mario Pojer, che insieme al suo socio Fiorentino Sandri, dal 1975, produce vini di qualità conosciuti in tutto il mondo presso la loro azienda in Faedo, Trento. Qui allevano viti rispettando rigorosamente il territorio, coniugando innovazione tecnologica in alcune pratiche di cantina, all’assenza di trattamenti in vigna, o al più, utilizzando tecniche di lotta integrata come la confusione sessuale.

AMORE AL PRIMO ASSAGGIO

merlino-pojer
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Che dire: è stato amore a prima vista, anzi, a primo assaggio. In quell’occasione Mario Pojer ci fece conoscere e degustare il suo Spumante rosè metodo classico, base pinot nero e chardonnay, che si contraddistingue per un naso finissimo e bollicine fini e piacevoli in bocca e il Merlino, vino fortificato ottenuta da uve lagrain cui viene aggiunto il Brandy prodotto nella distilleria dell’azienda stessa.

Quest’ultimo caratterizzato da note di ciliegia sia al naso che in bocca, oltre alla ben percepibile presenza del Brandy, ottimo vino da meditazione, soprattutto perché parliamo di 19% vol., o da degustare con il cioccolato, meglio se con percentuale minima di cacao al 70%; in sostanza…la morte sua.

ZERO INFINITO

La vera sorpresa è stata lo Zero Infinito, vino bianco frizzante naturale, ottenuta da uve Solaris, ibrido interspecifico selezionato dall’Università di Friburgo, dove lo Zero sta per zero trattamenti in cantina, in vigna, zero anidride solforosa e lieviti selezionati, ma anche zero chiarificanti e filtrazioni. La caratteristica peculiare, infatti, è il fondo. Può essere decantato in caraffa qualora lo si preferisca limpido, o addirittura agitato per chi, invece, sceglie la versione non illimpidita; un vino fruttato piacevolissimo. Caratteristiche anche le bottiglie, uniche e riconoscibili, che riportano in etichetta le opere di un famoso incisore tedesco.

VINI A DUE RUOTE: 51.151

Naturalmente non potevo lasciarmi sfuggire l’occasione di conoscere i vini dell’azienda di Francesco Moser, il grande campione di ciclismo, per rimanere sempre nella zona del Trentino. Veramente notevole il suo 51.151, spumante metodo classico a base chardonnay, il cui nome ricorda la grande impresa dell’atleta trentino. Interessante anche lo spumante metodo classico rosè, ultimo nato in casa Moser. Tra i vini devo anche citare il loro Riesling, base riesling renano, in cui le caratteristiche note di idrocarburi e pietra focaia, che lo rendono caratteristico e ben ricoscibile, si esprimono in modo piacevolissimo.

TAPPA AD AQUILEIA: IL REFOSCO DAL PEDUNCOLO ROSSO

Volendo poi seguire un percorso geografico all’interno del Mercato dei vini dei vignaioli indipendenti Fivi, voglio parlare dell’azienda Tarlao, situata in quel di Aquileia, Udine. Segnalo il loro Sauvignon, piacevolissimo, con note di bosso ben identificabili sia al naso che in bocca e una acidità molto gradevole, mai invadente; il Refosco dal Peduncolo Rosso, ottenuto dall’omonimo vitigno, nella versione base, e il Mosaic Ros, sempre da uve refosco, caldo e avvolgente al palato, in cui si percepisce il passaggio in legno.

L’AMARONE DELLA VALPOLICELLA

Passando poi in Veneto, non si può non parlare dell’Amarone della Valpolicella. Ho avuto modo di degustarlo presso lo stand dell’azienda Montecariano, situata a San Pietro in Cariano, in provincia di Verona. La Dottoressa Silvia Giordano, con cui ho parlato, ha tenuto a sottolineare la volontà dei proprietari di mantenere la gestione familiare dei circa 20 ettari di proprietà, situati su versanti collinari esposti a sud, e votati all’ottenimento di un prodotto di qualità attraverso il rispetto e la valorizzazione del territorio e dell’ambiente, anche grazie a metodi di coltivazione integrata.  L’Amore della Valpolicella Classico che ho degustato ha rivelato al naso note di marasca matura e poi spezie, tra cui cannella, pepe e noce; in bocca il tannino è ben presente, ma piacevole e armonico. Cosa dire di più…per capire cosa si prova nel degustare un’ Amarone della Valpolicella…beh…non rimane che provare.

Mercato dei vini dei vignaioli indipendenti

IL BREGANZE TORCOLATO

Sempre in Veneto è situata l’azienda Vitivinicola Gallio Bruno, a Breganze, in Provincia di Vicenza. Qui nasce il Breganze Torcolato; in questo caso, parliamo di una piccola azienda, anch’essa a conduzione familiare. Il vino, prodotto da uve vespaiola e garganega, è frutto di un’attenta e accurata selezione esclusivamente manuale dei grappoli, appassiti in parte appesi a delle travi, da cui deriva il nome Torcolato, e in parte su graticci. E’ un passito dal color oro brillante o ambra, che al naso sprigiona note di miele e frutta, in particolare albicocca; al palato si percepisce immediatamente la freschezza data dall’acidità, che rende questo vino piacevolissimo e mai stucchevole, malgrado l’elevato tenore zuccherino, e le note tostate.

IL “BUON NEBBIOLO”

Passando poi in Piemonte, voglio parlare dell’azienda Rosso Francesco, situata nella Frazione S. M. delle Grazie a Santo Stefano Roero, in Provincia di Cuneo. Terra di grandi vini il Roero, che credo non abbia bisogno di presentazioni, mentre credo che dei vini dell’azienda di Rosso Francesco sia opportuno parlare. Francesco ha ereditato la passione dal nonno e ha deciso di riprendere ad allevare e curare vecchi vigneti dismessi e impiantarne di nuovi, in queste colline particolarmente vocate. Prima di tutto Nebbiolo, di cui si parla in un vecchio manoscritto appartenuto al nonno dell’attuale proprietario, anch’egli chiamato Francesco, da cui si evince la passione e l’amore per il “Buon Nebbiolo”, ma anche barbera e arneis. Tra i vini in degustazione mi sono orientata in particolare sul Nebbiolo d’Alba 2006; che dire…color granato intenso, seppur con qualche riflesso aranciato, al naso ben percepibili le note di spezie e vaniglia, e in bocca…in bocca il tannino ben riconoscibile, ma piacevole, avvolgente e morbido allo stesso tempo. Decisamente un “Buon Nebbiolo”.

IN PUGLIA: IL PRIMITIVO GIOIA DEL COLLE

E con un salto pindarico, passo a parlare di un’azienda al lato opposto dello stivale, situata in Puglia, a Gioia del Colle, Bari. Parlare con i proprietari dell’azienda Pietraventosa è stato emozionante; si avverte la passione e l’amore con cui lavorano la terra, caratterizzata da terreni ricchi di ferro, ben visibile dalla colorazione rossastra, che drenano l’acqua particolarmente bene permettendo così alle radici delle viti di scendere in profondità.

pietraventosa Mercato dei vini dei vignaioli indipendenti
Pietraventosa

Azienda vocata al biologico, offre produzioni limitate e che tendono a valorizzare vitigni autoctoni in particolare il Primitivo di Gioia del Colle. Degno di nota il Gioia del Colle Primitivo Riserva 2008, le cui uve vengono rigorosamente raccolte a mano e vinificate con cura e attenzione, cui fa seguito un affinamento prima in acciaio e poi per 18 mesi in tonneau di rovere francese. Il legno è appena percettibile, mai invadente sia al naso che in bocca. Particolare il blend che dà vita all’Ossimoro, composto da Primitivo e Aglianico; le uve, sempre raccolte manualmente, vengono vinificate e affinate per 12 mesi in acciao inox e poi in barriques di rovere. Una vera sorpresa; un vino decisamente interessante, con un color rosso rubino vivo, al naso sono ben percettibili le note di frutta rossa, ma anche di spezie, in particolar modo, vaniglia, che si ripropongono anche al palato, molto piacevoli, senza mai essere invadenti.

Cari lettori, so di avervi dato solo un piccolo assaggio di ciò che si può trovare al Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti, ma come potrete capire, parlare di 425 espositori, delle loro storie e dei loro vini è un po’ complicato. Non vi resta che provare di persona…

Concludendo con una citazione, auguro a tutti un buon 2017.
“Succedde sempre qualcosa di bello attorno a una bottiglia di vino!!”

A presto, Silvia