Viaggi in bici: da Peschiera a Volta Mantovana

Tra storia, arte e gastronomia, i nostri viaggi in bici in un angolo d’Italia dalle molte attrattive. Partiamo dal 53mo sito Unesco italiano: le fortificazioni veneziane di Peschiera per continuare con ville, parchi e castelli, dal Medioevo al Risorgimento


Testo e foto di Auro Bernardi

L’Italia offre moltissimi scenari per viaggi in bici indimenticabili. Fra questi vi racconto la mia esperienza presso un sito Unesco transnazionale, istituito il 9 luglio 2017. Il 53° per l’Italia, che mantiene così il primato mondiale. Si tratta delle fortificazioni venete realizzate dalla Serenissima nel corso del ‘500 nel nostro Paese e sulla costa Dalmata, oggi divisa fra Croazia e Montenegro. Cattaro, Zara e Sebenico sulle sponde dell’Adriatico. Bergamo in Lombardia, Palmanova in Friuli e Peschiera del Garda in Veneto. Ragione di più per visitare quest’ultimo incantevole borgo oggi totalmente votato al turismo, ma dal passato guerresco. Un passato nemmeno troppo remoto, perché Peschiera ha mantenuto una forte impronta bellica fino all’inizio di questo secolo, con l’ospedale e il carcere militare. Teatro nel 1953 di un clamoroso fatto di cronaca.

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Peschiera_Canale di mezzo, oggi porto turistico

PESCHIERA E IL CASO S’AGAPÒ

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PeschieraEx ospedale militare d’armata (XIX sec)

Nel febbraio del ’53 la rivista “Cinema Nuovo” pubblica un soggetto di Renzo Renzi intitolato L’armata s’agapò (s’agapò = ti amo, in greco). È il progetto di un film sulla poco lusinghiera epopea militare italiana in Grecia nella Seconda Guerra Mondiale. Avete presente Mediterraneo di Gabriele Salvatores? Ecco: qualcosa di simile, anche se in chiave meno umoristica. Nel clima politico infuocato del dopoguerra, quel testo vale a Renzo Renzi e a Guido Aristarco, direttore della rivista, la denuncia per vilipendio delle forze armate con conseguente arresto e detenzione per un mese e mezzo in carcere militare. A Peschiera, appunto. Per combinazione, nella stessa estate Luchino Visconti sta girando a Valeggio sul Mincio, pochi km da lì, alcune scene del suo film Senso, ambientato nel 1866, durante la Terza Guerra d’Indipendenza. Il regista e la troupe (gli sceneggiatori Suso Cecchi D’Amico e Giorgio Bassani, gli attori Alida Valli e Massimo Girotti, l’aiuto regista Francesco Rosi, il direttore della fotografia Peppino Rotunno, il costumista Piero Tosi e molti altri grandi nomi del cinema italiano) solidarizzano con Renzi e Aristarco, seguiti subito da altri intellettuali, indignati per come la libertà di pensiero sancita dalla costituzione repubblicana fosse calpestata da leggi del vecchio regime ancora in vigore. Proteste purtroppo inutili perché il processo, svoltosi a Milano l’ottobre successivo, si conclude con la condanna dei due imputati, sia pure con la sospensione della pena. Il clamore sul caso serve comunque a modificare la legge e, forse, a spianare a Salvatores la strada per l’Oscar, 39 anni dopo.

PESCHIERA, BELLO E FORTE ARNESE

In ogni caso, oltre alla recente consacrazione dell’Unesco, anche questa pagina di storia del cinema italiano del ‘900, può offrire suggestioni per un viaggio a Peschiera del Garda e nei suoi dintorni, magari utilizzando per gli spostamenti il miglior mezzo di trasporto del turista responsabile: la bicicletta.

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Peschiera_svago di bambini nel fosso tra Baluardo Feltrin e Cantarane

Non a caso Peschiera è capolinea della regina viarum delle ciclabili italiane: quella Peschiera-Mantova che si snoda lungo il Mincio tra scenari di grande bellezza, soprattutto nel tratto delle Colline Moreniche del Garda e quindi meta di molti viaggi in bici. Ma andiamo con ordine e partiamo, appunto, da Peschiera e dalle sue fortificazioni.

Suso in Italia bella giace un laco, / a piè de l’Alpe che serra Lamagna / sovra Tiralli, c’ha nome Benaco. / Per mille fonti, credo, e più si bagna / tra Garda e Val Camonica e Pennino / de l’acqua che nel detto laco stagna. […] Siede Peschiera, bello e forte arnese / da fronteggiar Bresciani e Bergamaschi, / ove la riva ‘ntorno più discese. / Ivi convien che tutto quanto caschi / ciò che ‘n grembo a Benaco star non può, / e fassi fiume giù per verdi paschi. / Tosto che l’acqua a correr mette co, / non più Benaco, ma Mencio si chiama / fino a Governol, dove cade in Po. Sono i versi della Divina Commedia di Dante (Inf. Canto XX) in cui il poeta, per bocca di Virgilio, descrive il Lago di Garda. E Peschiera è definita “bello e forte arnese”, ossia borgo fortificato. Nel ‘500, dunque, i veneziani non fanno altro che adattare le difese medievali alle nuove tecniche di guerra con l’artiglieria. Ed ecco allora scavare i tre canali artificiali che circondano e attraversano la cittadella e darle la forma di un pentagono. Ecco i massicci terrapieni rinforzati agli spigoli, il ponte-baluardo a cinque luci e le due porte di ingresso: Porta Verona, a est, e Porta Brescia a ovest. Tutto perfettamente conservato. Non solo. Alla caduta della Serenissima, gli austriaci, subentrati nel governo del Lombardo-Veneto, fanno di Peschiera uno dei vertici del Quadrilatero, il sistema di fortezze preposto al controllo militare della Pianura Padana. Non per nulla le più importanti battaglie risorgimentali si sono svolte a poca distanza da qui: San Martino, Solferino, Goito, Curtatone, Montanara, Pastrengo, Custoza… non tutte vittoriose.

PESCHIERA, A BRACCETTO CON LA STORIA

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Peschiera_Un airore, dei germani e uno svasso

Canali, ponti, piazzette e ampie piazze d’armi caratterizzano il centro storico di Peschiera, dalla netta impronta veneziana sottolineata oggi da verde attrezzato e piste ciclabili che raggiungono anche le spiagge a ovest del centro in località Bell’Italia e San Benedetto. Interessanti alcune operazioni di recupero dell’ingente patrimonio militare, come il restauro dell’arsenale austriaco fatto costruire tra il 1854 e il 1857 accanto a Porta Verona, oggi sede di spettacoli e incontri e di un piccolo museo dedicato alla pesca. Anche la Palazzina Storica (ex comando della guarnigione) è aperta al pubblico, con la sala del Convegno di Peschiera mantenuta intatta. All’indomani di Caporetto, l’8 novembre 1917, lo stato maggiore alleato si riunì qui per gettare le basi della controffensiva, sfociata nella vittoria dell’anno successivo. Passeggiare sui bastioni o nelle strette viuzze del centro storico, sostare in riva ai canali, all’ombra di grandi alberi, tra aironi, germani, gallinelle d’acqua, folaghe e svassi rendono il soggiorno a Peschiera molto piacevole, al di là delle reminiscenze storiche. E la cittadina si è attrezzata con audioguide, tour pedonali e su barche in modo da offrire al viaggiatore un panorama completo dei monumenti e della loro storia. Inoltre Peschiera è ottimamente collegata da vaporetti con gli altri paesi rivieraschi del lago.

PONTI SUL MINCIO E IL “SERRAGLIO”

Ponti sul Mincio_Castello scaligero
Ponti sul Mincio_Castello scaligero

A questo punto inforchiamo la bici e dopo essere usciti da Porta Brescia, svoltiamo a sinistra e seguiamo il canale tra il Bastione Feltrin e il Bastione Cantarane al termine del quale, sotto il ponte ferroviario, comincia la ciclabile per Mantova che in questo primo tratto si snoda sulla riva destra del Mincio, all’ombra di alti pioppi cipressini. Nemmeno 2km ed è già tempo di una diversione che ci porta a Ponti Sul Mincio, il comune più settentrionale del mantovano. Qui si trova Forte Ardietti, ottocentesca costruzione militare asburgica che faceva da avamposto alla piazzaforte di Peschiera. Visitabile grazie ai volontari che gestiscono anche il Castello Scaligero, che domina il paesaggio dalla sommità della collina al centro del paese. Il castello faceva parte di quel sistema difensivo medievale conosciuto come Serraglio Scaligero. A partire dal ‘200 i signori di Verona avvertono la necessità di presidiare i confini sud-occidentali del loro stato dalle mire dei duchi di Milano e dei marchesi di Mantova. Sfruttando le difese naturali rappresentate dal lago e dalle sue colline, dai fiumi Mincio e Tione, edificano castelli, torri e mura da Sirmione alle paludi di Grezzano. Oggi non resta molto di quel poderoso sistema difensivo, ma l’avamposto di Ponti rende almeno l’idea di quanto queste terre siano state per molti secoli al centro di aspre contese.

MONZAMBANO, CASTELLO E CASTELLARO

CastellaroLagusello_La porta d'ingresso
CastellaroLagusello_La porta d’ingresso

Spostandosi ancora di qualche km verso sud, da Ponti Sul Mincio si arriva a Monzambano. Il paese sorge su un terrazzamento alluvionale su cui si affaccia l’abside della bella chiesa parrocchiale barocca dedicata a San Michele. Interessante anche il Castello, alla sommità del colle, ma il sito è in gran parte privato, quindi inaccessibile, tranne alcuni giorni l’anno per eventi e manifestazioni. Più interessante (e fruibile) è la frazione di Castellaro Lagusello, 5 km a ovest. Il toponimo indica l’antichità del luogo. I castellari erano infatti fortificazioni risalenti all’età del ferro. Lagusello (laghetto) indica invece la presenza di uno specchio d’acqua. Il borgo, ancora cinto interamente da mura e con una torre a guardia dell’ingresso con doppia cortina, si specchia infatti in un piccolo lago di origine morenica dall’incredibile forma a cuore. Facile capire come una collina ai cui piedi si trova acqua in abbondanza fosse abitata fin dai tempi più remoti. Oggi, il lago appartiene a una villa privata ed è fruibile solo in occasioni particolari, ma è vincolato come Riserva Naturale. Il paese merita in ogni caso la visita: un fazzoletto di strade e case edificate con i tipici ciottoli delle colline moreniche recuperate con gusto e amore per il passato. Dal 2002 meritatamente nella lista dei borghi più belli d’Italia.

VALEGGIO, UN PONTE DA SALVARE

Ancora una mezza dozzina di km, questa volta lungo la riva sinistra del fiume, attraversato sulla diga di Salionze, ed eccoci a Valeggio sul Mincio che può essere considerato il baricentro della nostra escursione. E non solo dal punto di vista geografico.

Valeggio_Castello scaligero
Valeggio_Castello scaligero

Qui il Serraglio Scaligero aveva il suo perno dato che sempre qui, nell’attuale frazione di Borghetto, esisteva sin dai tempi più remoti un guado del fiume. Nel Medioevo il paese e il guado erano collegati da una cortina di mura culminante nel castello di cui oggi restano tre torri quadrate di epoca scaligera e una, precedente, di forma semicircolare. Dalla loro sommità la veduta è spettacolare. A nord la valle del Mincio fino ai castelli di Monzambano e Ponti, a est la piana veronese verso Villafranca e il capoluogo, a sud la pianura mantovana. A ovest, la vista dall’alto di un’altra opera militare: il Ponte Visconteo. Lungo 650 m e largo una ventina è una costruzione ciclopica, realizzata in soli due anni (1393-95) per volere del duca di Milano Gian Galezzo Visconti, subentrato agli scaligeri nel dominio del territorio. Ponte-diga in quanto serviva non solo al transito (e alla riscossione dei tributi), ma anche alla difesa potendo bloccare il guado e allagare una vasta porzione di campagna in modo da impedire il passaggio delle truppe. Il ponte è costituito da un massiccio terrapieno contenuto fra due pareti a scarpa di ciottoli e laterizi. Due rocche presidiano le estremità e una terza controlla, al centro, le rive del fiume. L’intera cortina è inoltre merlata su entrambi i lati, a rafforzare il sistema difensivo. Un’opera colossale che ancora oggi, nonostante le mutilazioni subite, incute timore e ammirazione. Purtroppo il ponte è ancora utilizzato per la circolazione veicolare senza particolari limiti inoltre la vegetazione ha aggredito gran parte delle murature rendendo il manufatto poco visibile e a rischio di conservazione. Non a caso da 10 anni il ponte è inserito nella lista del monumenti da salvare del World Monument Found (Wmf). Fino a oggi solo una piccola porzione prospiciente l’abitato di Borghetto è stata recuperata, ma urge continuare.

VALEGGIO E BORGHETTO, STAR DEL CINEMA

Borghetto_Ponte visconteo e castello
Borghetto_Ponte visconteo e castello

Per capire la dimensione del rischio cui è sottoposto il Ponte Visconteo basta vedere alcuni fotogrammi del film Senso di Visconti, girato appunto qui nel 1953, e confrontarli con la realtà odierna. Da mettere i brividi. Altri fotogrammi ci portano invece nel cuore di Borghetto, la frazione che sorge sulle rive del fiume nel punto del guado. Oggi fin troppo votata al turismo di massa, con i suoi bar, ristoranti, gelaterie, pizzerie, negozi e bancarelle, mostra comunque la stessa fisionomia che ha avuto per secoli, quando era solo un minuscolo agglomerato di povere case di mugnai e pescatori che si rompevano la schiena sulle macine e sulle barche.

Al caldo d’estate, al gelo d’inverno e all’umido tutto l’anno. E sempre con la minaccia di qualche esercito di passaggio. Anche qui un poco più di cura nei dettagli non guasterebbe, visto che Borghetto è a sua volta incluso nella lista del borghi più belli d’Italia. Qualche gazebo di troppo, per esempio, ombrelloni e tavolini decisamente invasivi, la selva di antenne e parabole (una sola, centralizzata, no?) e poi quella piccola piantagione di banani proprio sulla bocca di un mulino! Piante più in linea con la ricchissima flora locale (salici, sambuchi, tassi, rose canine…) starebbero decisamente meglio. Nonostante tutto, però, una visita a Borghetto, magari in ore non frequentate dai turisti mordi-e-fuggi, ci cala in una realtà antica, piena di suggestioni e armonia.

VALEGGIO, UN PARCO DA FAVOLA

Valeggio_Parco Sigurtà-Viale delle rose
Valeggio_Parco Sigurtà-Viale delle rose

La stessa sensazione di armonia accompagna il visitatore in un altro luogo-simbolo di Valeggio: il Parco Sigurtà. La sua origine è molto antica. Ai primi del ‘400 è documentato un “brolo” (terreno agricolo) cinto da mura, ma è nel ‘600 che il brolo si trasforma in giardino, con la costruzione della villa nobiliare dei Maffei, feudatari del luogo, di cui diviene il coronamento. Nel ‘900 l’industriale farmaceutico Carlo Sigurtà acquista villa e terreno e comincia la definitiva sistemazione del parco come lo ammiriamo oggi: un bene privato fruibile da tutti. Con flora e fauna di rara bellezza e alcuni punti carichi di atmosfera dove la sosta è d’obbligo. Dal Giardino dei Semplici all’Eremo ottocentesco, dal Poggio degli Imperatori, così chiamato per la presenza di Napoleone III e Francesco Giuseppe durante la Seconda Guerra d’Indipendenza, alla Fattoria Didattica, ai Giardini d’Acqua, al Viale delle Rose, con le torri del castello scaligero a fare da quinta, al Labirinto, al Viale dei Giganti Secolari (querce pluricentenarie), alla Valle dei Daini, al Grande Tappeto Erboso dove camminare a piedi nudi, è un susseguirsi di vedute incomparabili in un tripudio di vegetazione con esemplari di fiori e piante da tutto il mondo. Un piacere per i sensi e l’intelletto. Inoltre, quasi ogni settimana, il Parco ospita eventi e spettacoli. Non visitabile, ma visibile dall’esterno, merita sicuramente un’occhiata villa Maffei-Sigurtà, dalla bella facciata seicentesca.

VALEGGIO E IL NAPOLEON FUGGIASCO

Valeggio_Municipio
Valeggio_Municipio

Dopo Borghetto, il castello e Parco Sigurtà, anche il centro storico di Valeggio merita qualcosa di più che una sosta veloce. La piazza del municipio (XVIII sec), dalla strana forma triangolare, è perfetta per uno spuntino o un gelato nei numerosi bar e locali che vi si affacciano. O per un acquisto di qualità nei tanti negozi. A breve distanza sorge il settecentesco palazzo Guarienti, oggi sede della biblioteca comunale e teatro di un episodio che avrebbe potuto cambiare la storia del mondo. Qui, infatti, durante la campagna d’Italia del 1796-97, si era acquartierato un giovane e ambizioso generale francese che rischiò di essere catturato dagli austriaci durante una loro imprevista sortita. Il generale riuscì comunque a fuggire in modo rocambolesco e a organizzare un vittorioso contrattacco. Quel generale si chiamava Napoleone Bonaparte e la fuga per il rotto della cuffia di Valeggio dimostra che anche ai grandi uomini, a volte, più che il coraggio serve un po’ di fortuna.

VOLTA MANTOVANA E I PIACERI IN VILLA

Il punto d’arrivo di questo breve tour sulla Ciclabile Peschiera-Mantova è ormai a una mezza dozzina di km. Da Borghetto si segue la pista fino a Molini della Volta dove un ponte ciclopedonale scavalca il fiume e dove si può sostare in un punto-ristoro. Da qui, sempre su pista ciclabile, si raggiunge Volta Mantovana. Il centro storico, ancora circondato da mura, è arroccato su una delle ultime colline moreniche e tale posizione strategica ha fatto sì che il sito fosse popolato sin dai tempi più antichi. Il castello, al centro del paese, testimonia un passato di guerre e contese cui pone fine la dinastia dei Gonzaga, i signori di Mantova, che nel rinascimento fanno di Volta un luogo di svago e di delizie. Accanto al castello sorge così Palazzo Gonzaga-Guerrieri, oggi sede comunale. Il pendio della collina sottostante il palazzo viene terrazzato e trasformato in un magnifica giardino all’italiana con pergolati, scalinate, statue e fontane. Gli interni del piano nobile vengono fatti affrescare da allievi di Giulio Romano. Di fronte alla facciata, oltre la strada, si ricavano poi le scuderie, oggi trasformate in biblioteca e in un gradevole giardino pensile. La villa e il paese, con le sue strade acciottolate, i vicoli e le piazze, le torri, le mura e i giardini sono un piacevolissimo scenario per concludere degnamente l’escursione in questo angolo l’Italia tra Lombardia e Veneto lungo uno dei corsi d’acqua più ricchi di storia e arte del nostro paese. Manca un solo argomento, e non irrilevante, a completare il quadro: l’enogastronomia.

STRANGOLINI, TORTELLI E VINI A GO-GO

La cucina mantovana è tra le più rinomate del nostro paese e anche questo angolo della sua provincia non fa eccezione. Da Ponti a Volta, il primo piatto tipico sono gli strangolini, gnocchi fatti con pan grattato, formaggio grana e uova, da condire con il classico burro fuso e salvia. Diffuso anche il dolce mantovano per eccellenza, la sbrisolona, così chiamata per la facilità con cui si sbriciola. Benché sia stata per secoli terra di confine, la valle del Mincio ha sempre rappresentato una grande koinè gastronomica. Non a caso il piatto tipico di Valeggio (in Veneto) sono i tortellini, di chiara ispirazione mantovana. Di carne, da cucinare in brodo, ma soprattutto di magro, da cucinare asciutti con il consueto condimento burro e salvia. Pasta fatta in casa con i ripieni più diversi: zucca, formaggio Monte veronese e broccoletti, cipolle e altro ancora, come detta la fantasia in base alle stagioni. Pastifici e negozi specializzati abbondano in paese. Da provare al ristorante dell’albergo Al Cacciatore, che propone anche menu degustazione ed effettua vendita diretta. Per quanto riguarda i vini c’è solo l’imbarazzo della scelta, spesso da vitigni autoctoni. Si parte da bianchi di grande qualità come il Custoza e il Lugana, prodotto in pochi ettari tra Peschiera e Sirmione, per passare ai celebri Chiaretti e ai rossi Bardolino e Garda. Aziende vitivinicole sono sparse in tutto il territorio, con vendita diretta, per abbinare alla qualità un prezzo conveniente. Per non fare torto a nessuno segnaliamo la Cantina di Custoza, cooperativa che conta 227 soci che conferiscono le uve raccolte in oltre mille ettari di terreno. Amplissima la gamma di prodotti: dai vini da pasto, a quelli biologici o da collezione.

INFOWEB
www.tourismpeschiera.it
www.comune.pontisulmincio.mn.it
www.monzambano.gov.it
www.valeggio.com
www.sigurta.it
www.voltamantovana.gov.it
www.alcacciatore.net
www.cantinadicustoza.it