Viaggio in pianoforte con Roberto Cacciapaglia

Intervista a Roberto Cacciapaglia, che ci racconta la sua visione della musica, come nascono le sue opere e anche il suo spirito da viaggiatore


Intervista di Giuseppina Bianchi

Roberto Cacciapaglia è certamente uno dei più innovativi pianisti contemporanei. Vivace protagonista della scena internazionale, fin dagli anni ’70 conduce una personale ricerca artistica tra classicità e sperimentazione elettronica. Un viaggio esplorativo nei poteri del suono che lo ha portato ad esibirsi in tutto il mondo ed a collaborare con artisti quali Franco Battiato, Giuni Russo, Alice e Gianna Nannini.
La pubblicità ha spesso utilizzato il forte porte evocativo della sua musica. Divani & Divani, Fineco, Illy Caffè, Barilla sono solo alcuni dei grandi marchi che hanno attinto proprio dai lavori di Roberto Cacciapaglia per sonorizzare i loro spot.

Cacciapaglia al pianoforte

CONVERSANDO CON ROBERTO CACCIAPAGLIA

La commistione fra musica classica ed elettronica può avvenire in innumerevoli modi. Nella tua visione qual è il tuo personale punto d’incontro fra questi due mondi?

E’ una domanda molto interessante. Il mio è un lungo percorso di ricerca incominciato nel ‘74 con l’album Sonanze  che esplorava le dissonanze della musica colta unite alle assonanze della musica rock. E’ stato il primo album quadrifonico uscito in Italia. Lo avevo inciso in Germania per l’etichetta OHR, così ero entrato in contatto con la corrente della musica cosmica tedesca e con gruppi come i Tangerine Dreams e i Popul Vuh. La mia ricerca è proseguita al CNR di Pisa, dove mi sono concentrato sullo studio del suono con le moderne tecniche informatiche. Un lavoro che ha portato alla registrazione di Sei note in logica. Le mie ricerche sono proseguite fino ad arrivare ad Alphabet, il mio ultimo album, uscito qualche mese fa. Apparentemente, quando lo ascolti ti sembra che ci siano altri strumenti oltre il pianoforte e invece no. L’incontro fra pianoforte e tecnologia fa sì che si possano sentire dei suoni, gli armonici, che normalmente non si potrebbero ascoltare. Quindi non si tratta di una commistione fra musica classica ed elettronica, le nuove tecnologie qui vengono utilizzate per espandere le potenzialità del suono del pianoforte. Quello che mi interessa non è la contaminazione o la sovrapposizione degli stili ma il distillato. Io sono molto interessato alla melodia, all’armonia. La mia ricerca non è mai fine a se stessa ma deve aiutarmi a condividere, a comunicare.

Alphabet - album di Roberto Cacciapaglia
Il tuo successo è in continua crescita in tutto il mondo e con Alphabet sei finalmente arrivato in vetta alle classifiche di iTunes anche in Italia. Per utilizzare uno slogan si potrebbe dire che sei passato dall’avanguardia alla classifica. Che cosa è successo nel corso degli anni?

Il pubblico è molto cresciuto negli ultimi decenni e si avvicina più facilmente alla musica strumentale. La forma canzone (musica e testo) rimane sicuramente quella vincente perché sintetica e straordinaria. Ne è prova il suo grandissimo successo ma la crescita della popolarità della musica strumentale credo derivi da un sempre maggiore bisogno di libertà da parte del pubblico. I brani strumentali non ti danno indicazioni, ti lasciano più libero e penso sia questo il motivo per cui sono sempre più apprezzati.


Hai detto che la visione dalla quale sei partito per questo album è stata quella di un veliero avvolto dalle onde. Un’immagine molto poetica.

In realtà è stato il mio accordatore, Giuseppe Sciurti (uno degli ultimi che accorda ancora solo ad orecchio) che, toccando le corde del mio grand piano, mi ha detto che gli ricordavano quelle di un veliero ed io ho immediatamente pensato all’immagine del pianoforte come ad un veliero nel mare delle onde sonore. Per me il viaggio è sempre conoscenza e occasione per imparare. Non è mai un girare a vuoto.

Alphabet è stato interamente registrato nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano. Come mai?

Il luogo in cui si incide un album è importantissimo e la Sala Verdi lo è in modo particolare per un sacco di motivi. Innanzitutto perché è una cassa armonica perfetta che mi ha dato la possibilità di sfruttare al massimo la nuova tecnologia che sto sperimentando. Ho avuto la possibilità di posizionare 18 microfoni in grado catturare ogni minimo suono da ogni anfratto. Inoltre si tratta di un luogo unico per la storia della musica non solo italiana perché ci hanno suonato dei giganti. Non ultimo il mio legame personale. E’ proprio al Conservatorio di Milano che ho studiato, mi sono diplomato ed ho incominciato a sperimentare.

Il pianista Roberto Cacciapaglia
Se il luogo in cui si incide un album è importantissimo immagino sia altrettanto importante il luogo in cui si esegue un concerto.

Verissimo. Fortunatamente in Italia abbiamo un patrimonio di luoghi incredibili (chiese, abbazie, teatri, musei, piazze, ecc.). Suonare in questi luoghi crea un’energia fantastica, dona sacralità alla musica e crea un particolare magnetismo con il pubblico.

Come musicista e come compositore ami sperimentare. E quando viaggi?

Roberto Cacciapaglia pianistaSì, sono uno sperimentatore anche quando viaggio. Niente vacanze fermo in spiaggia ma in sempre giro per il mondo per scoprire luoghi che non conosco e per entrare in contatto con la vita quotidiana della gente. Ho viaggiato molto in Sud America, ho lavorato a Baku e in questi giorni mi assale la tristezza se penso a quello che sta succedendo in Crimea dove ho vissuto per qualche tempo.
Spesso i viaggi di lavoro e le vacanze si intersecano. Ad esempio ad un certo punto durante una delle mie ricerche ho deciso di visitare le case dei grandi musicisti, quella di Beethoveen a Vienna, di Mozart a Salisburgo, di Puccini a Torre del Lago e molte altre, perché mi interessava vedere che cosa era rimasto in quei luoghi dove sono nati tanti capolavori. In questa sorta di pellegrinaggio sono stato a Londra nella casa in cui ha vissuto Handel.
La casa si trova dietro Bond Street ed ora è un museo. Al termine della visita mi sono ritrovato in una stanza dove c’erano delle gigantografie, fotografie, manifesti e cd di Jimi Hendrix. Stupito e scioccato ho chiesto spiegazioni alla signorina del negozio di souvenir e lei mi ha detto che Jimi Hendrix aveva visstuo in quella casa per tre anni, senza sapere che era la casa in cui era vissuto Handel. Questa circostanza, apparentemente casuale, mi ha colpito tantissimo, al punto che ho composto il brano Handel Hendrix House (contenuta nell’album Ten Directions del 2010. N.d.R.).



Per un pianista essere italiano è ancora un valore aggiunto?

La musica è di per sé un passaporto valido per ogni luogo ma essere un musicista italiano sicuramente aiuta. In Russia ho fatto delle tournée memorabili mentre ad esempio, quando ho suonato a Istanbul, mi hanno fatto un omaggio indimenticabile. L’orchestra del conservatorio ha suonato la mia musica con gli strumenti tradizionali turchi.

Buon ascolto a tutti i lettori!

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