Viaggio a teatro, intervista a Giuseppe Mortelliti

Con la sua ultima opera di teatro, Giuseppe Mortelliti ha intrapreso un viaggio lungo 84 gradini all’interno della vita di un uomo, andando in giro per l’Italia e non solo a mettere in scena questa storia. L’attore siciliano si racconta


di Alessandro Tavilla

Da un quotidiano viaggio lungo una scalinata è nato un viaggio dentro la vita di un uomo, da cui poi è scaturito il lungo volo oltreoceano che ha sancito il successo di un’opera teatrale e di Giuseppe Mortelliti. “84 gradini” è il suo spettacolo, che intraprende un percorso all’interno della vita di un uomo, Fabrizio, scandendola scalino dopo scalino, tra gioie, dolori, passioni, entusiasmi, paure, eventi che si susseguono. Un convulso e poetico evolversi della sua esistenza, dal trasferimento in una metropoli, al rapporto telefonico con la madre lontana, all’amore, al dramma della morte di alcuni cari, al tribolato stato di accettazione del proprio lavoro, il tutto accompagnato dalla relazione con la propria coscienza e il proprio perbenismo che si adeguano ai tempi moderni anch’essi.

Giuseppe Mortelliti, intervista a teatro

Un viaggio in salita, quindi, che ha portato Giuseppe a ottenere la menzione come “Miglior Solo Performance al San Diego Fringe Festival” dell’estate scorsa, grazie proprio a questo lavoro scenico da lui scritto, con l’aiuto dello sceneggiatore Simone Martino e della colonna sonora di Francesco Leineri.
Scopriamo allora, insieme a Giuseppe Mortelliti, qualcosa in più del suo lavoro a teatro e del senso che ha avuto e ha tuttora il suo viaggio fatto a scale:

Partiamo da 84 gradini, lo spettacolo con cui hai vinto il “Premio Special Off Roma Fringe Festival 2014” e soprattutto quello di “Miglior Solo Performance” al San Diego Fringe Festival del 2015, in cui ripercorri la vita di un uomo scandendola come una scalata di 84 gradini, tra gioie e dolori. Da cosa è nata l’idea di scegliere questo metodo e perché proprio 84?

Sono nato nell’84 e mi piaceva molto il numero anche perché mi ricordava George Orwell (autore di “1984”, n.d.r.). E’ stata un’intuizione molto fortunata, in quanto questa scansione dà allo spettacolo un ritmo che funziona molto bene e segue tanto il noto saggio popolare che afferma che “la vita è fatta a scale, c’è chi scende e c’è chi sale”.
Un giorno, passando dalla scalinata a due passi dalla casa dove abitavo prima a Roma, in zona Montesacro, Giuseppe Mortelliti, teatro 84 gradiniho pensato che sarebbe stato bello scrivere una rappresentazione dove un uomo cadenzasse la sua storia conteggiando proprio 84 gradini.
Era un periodo particolare della mia vita e, non so esattamente perché, ero convinto che fosse tale il numero di quegli scalini, per scoprire invece in seguito che in realtà erano 59, ma ormai avevamo finito di scrivere il tutto. Però, per rifarmi di questa “illusione”, devo dire sorridendo che ho trovato un’altra gradinata a Roma, a Trastevere, che ha 4 rampe da 21 gradini ciascuna e quindi esattamente un totale di 84, nei pressi del Ministero dell’Istruzione.

Nello spettacolo utilizzi molto il linguaggio del corpo, in maniera decisiva per la comprensione. Come hai acquisito questa qualità e quanto ritieni sia importante?

Allora, io penso che sia molto importante perché il teatro non è una forma d’arte soltanto uditiva, altrimenti gli attori starebbero soltanto in radio, senza portare la gente in sala. Se uno deve ascoltare qualcosa deve anche vedere qualcuno che si muove, di reale, che si può quasi toccare.
L’ho acquisita durante i miei studi in Accademia, dove ho capito decisamente quanto il corpo fosse un forte mezzo espressivo, per il fatto che dove non riesci a raccontare abbastanza con la voce, con il testo, con la storia, ciò che vuoi esprimere, il corpo ti da molte possibilità in più e soprattutto lo fa in maniera universale, essendo un linguaggio con cui ti comprendono in ogni luogo del mondo.

Vincere quel premio al San Diego Fringe Festival è stato un orgoglio personale, indubbiamente, oltre che un bel risultato per il movimento artistico teatrale italiano. Come ti sei preparato per quella esperienza, e come è stato viverla?

Giuseppe Mortelliti, teatro 84 gradini intervistaL’esperienza è stata molto bella, poiché è sempre stimolante andare fuori, conoscere luoghi e modi di vivere diversi da quelli della tua città e del tuo Paese. Prepararla è stato un piacere, difficile anche, ma abbiamo cercato di affrontarla in maniera molto rilassata. Credo infatti che il teatro bisogna viverlo in modo disteso, sennò meglio dedicarsi ad altro. A me rende appunto tanto sereno quando lo faccio.
Ci siamo preparati un passetto alla volta, o in questo caso è meglio dire un gradino alla volta. Abbiamo iniziato con largo anticipo a tradurlo in inglese, che ammetto pure non essere proprio il mio forte, impresa riuscita con l’aiuto di due ragazze che mi hanno sostenuto nella traduzione, ossia Federica Russo e Michela Ferranti. Io avevo in testa i concetti e loro la possibilità di trasformarli in lingua straniera. Una volta a settimana, un pezzetto di storia alla volta, un po’ di vino per ammorbidire la pesantezza del lavoro, e abbiamo reso gradevole anche questa esperienza, che poi è culminata splendidamente in America.

Girando diversi teatri per gli spettacoli, è inevitabile viaggiare e toccare tappe diverse del nostro Paese. Com’è viaggiare per l’Italia per fare spettacolo? Che sensazioni hai quando visiti luoghi diversi?

Allora, se c’è una cosa che io adoro di questo mestiere è proprio la possibilità di portare fuori il tuo lavoro, viaggiare, andare in giro a vedere posti differenti. Mi è successo di apprezzare la bellezza del viaggio e di visitare luoghi nuovi sin dai primi spettacoli, come ad esempio quando mi catapultai al nord, scoprendo Torino, che non avevo mai visto, o nei paesini della Brianza, oppure, pur essendo siciliano, quando per la prima volta son stato più giorni a Palermo e a Catania, città che ho finalmente approfondito per bene nei momenti liberi dal lavoro. E una sensazione particolare mi è rimasta da una delle tappe di “84 gradini”, nel momento in cui fummo invitati a Collecchio di Parma, al “Teatro alla Corte di Giarola”, gestito da ragazze molto in gamba, che ci hanno sorpreso perché in questo ambiente non è semplice essere chiamati senza una conoscenza diretta. Ecco, un bellissimo attestato di fiducia in un paesino che ci è piaciuto molto girare e vivere in quei pochi giorni di settembre.

Raccontaci qualche aneddoto di questi viaggi fatti per portare in giro gli spettacoli.

Proprio a Parma è accaduto un fatto divertente. La mattina dopo l’ultimo spettacolo, col mio collega scenografo Simone avevamo il treno da prendere alle 8 ed arrivammo con largo anticipo in stazione. Lui aveva le attrezzature di scena, tranne due sbarre lunghe circa un metro che tenevo io, oltre ai biglietti. Prima di montare sul treno ho atteso che salissero tutti, per evitare di urtare in maniera dolorosa e poco simpatica le persone davanti a me. All’improvviso si chiude il portellone e io resto sul binario con le mie sbarre, mentre il mio collega rimane sul treno che parte lasciandomi lì. Giuseppe Mortelliti, 84 gradini intervistaInizia così un’avventura, prima con gli addetti alla biglietteria della stazione che non credevano alla mia versione, e poi con il controllore del treno su cui c’era il mio collega, che telefonicamente mi diceva che aveva fischiato la partenza del convoglio perché aveva timore che quell’omino con le due sbarre – cioè io – volesse salire sul vagone a picchiare la gente. Io a metà tra l’incredulità, lo stupore e le risate per la grottesca situazione prendo allora il treno per Bologna, in vista della coincidenza per Roma dell’intercity del mio collega, perso però per altre vicissitudini e incomprensioni, dopo le quali riesco finalmente a salire su un Frecciarossa che alla fine mi porta alla stazione Termini un’ora prima del mio socio. Quasi quasi, pensai, da questa dis-avventura si potrebbe trarre spunto per una nuova scrittura.

Cos’è il viaggio per te? Una fonte di ispirazione, di distrazione, di scoperta? Con quale mezzo e dove ti piace viaggiare?

Amo molto viaggiare, anche se non ne ho spesso il tempo a causa degli impegni lavorativi. Ma quando riesco molte volte parto per concedermi una distrazione, per prendermi un attimo di pausa, che per quanto mi riguarda è pure un momento per pensare a progetti nuovi, stuzzicare nuove idee. E mi piace molto viaggiare in Italia, perché ci sono tanti e tanti posti che incuriosiscono ancora la mia voglia di scoperta. Prediligo spostarmi in treno, perché si attraversa il Paese in maniera più completa, si ha un panorama più vario da osservare, diverso da quello di un aereo o una nave, più circoscritto. E apprezzo molto il fermarsi nelle stazioni, questo ricambio continuo di volti, di persone, degli orari in cui le incroci. La stazione di notte non sarà mai uguale a quella del mattino presto quando la gente va a lavorare. E devo dire che anche il rumore del treno mi affascina, con il suo perpetuo sferragliare.
Giuseppe Mortelliti, intervista teatro 84 gradiniE poi in treno ho una sensazione particolare che mi piace condividere con voi. Ho notato, infatti, che quando sono seduto in favore del moto del vagone, verso la destinazione, ho pensieri votati al futuro, ai progetti, alla creatività. Mentre quando viaggio con le spalle opposte al verso della carrozza, faccio riflessioni più malinconiche, rivolte al passato. Ecco, sarei curioso di sapere se è una percezione comune a chi viaggia o è strettamente personale.

Un luogo in Italia che ancora non hai visto e dove ti piacerebbe andare al più presto?

Mi piacerebbe molto andare in Basilicata, perché dei posti del sud è l’unico che mi manca. Son stato in Puglia, Campania, Calabria, Sicilia, ma la Lucania mi manca e mi attira. Oppure all’opposto, in Val d’Aosta o Trentino, all’estremo nord, perché non ho mai vissuto e visitato le altissime vette del settentrione d’Italia, specie nel periodo invernale.

Il prossimo spettacolo in programma?

84 gradini per ora è in pausa in quanto a date previste nell’immediato, mentre il prossimo spettacolo lo metterò in scena con un collega della Basilicata, Sergio, a Roma dall’11 al 14 febbraio al Teatro Studio Uno. Si tratta de “Il Calapranzi” di Harold Pinter, un’altra occasione per cimentarmi in un’opera realizzata da un immenso scrittore che ha fatto magnificamente ciò per tutta la vita.

CHI E’ GIUSEPPE MORTELLITI

Una spiccata creatività accompagna da tutta la vita Giuseppe Mortelliti, che oltre al mestiere diGiuseppe Mortelliti, teatro 84 gradini attore e scrittore teatrale, esprime la sua vena anche come educatore e insegnante di teatro nelle attività dedicate ai bambini nelle scuole dell’infanzia. Messinese di nascita, si è trasferito a Roma, dove vive oggi, circa dieci anni fa, formandosi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” della Capitale. Da qui parte il suo percorso creativo che lo porta a scrivere diversi testi per il teatro, tra cui ultimo appunto “84 gradini”, premiato a San Diego nel 2015.
Nel 2011 è protagonista dell’opera teatrale “La vita in un giorno”, che racconta l’intensa esistenza di un giovane, tratta da un romanzo di James Pardy, “Malcolm”, e nel 2013 prende parte anche al docu-film per la Tv “I ragazzi di Pippo Fava”, trasmesso su Rai3.
Un viaggio, insomma, attraverso la fantasia, il linguaggio del corpo e i racconti che siamo certi riserverà ancora tante sorprese. Basterà insomma augurarsi che Giuseppe viaggi ancora seduto in favore della direzione del treno.