Viaggiare con CouchSurfing

Alloggio gratis, ma con valore aggiunto. Il CouchSurfing nasce per favorire lo scambio interculturale tra persone di tutto il mondo, un modo unico e spontaneo per scoprire nuovi posti da una prospettiva insolita


Di Massimiliano schilirò

Siamo in periodo di alta stagione e impazza la ricerca di un posto dove passare le vacanze. Da qualche anno sta avendo sempre più popolarità e successo AirBnB che Wikipedia definisce come “un portale online che mette in contatto persone in ricerca di un alloggio o di una camera per brevi periodi con persone che dispongono uno spazio extra da affittare, generalmente privati”. In pratica si affitta una stanza tramite internet, pagando di solito a prezzi più bassi rispetto ad alberghi e hotel, e ottenendo un’esperienza più “autentica” a contatto con i “locali”. Personalmente non ho mai usato AirBnB e spero di non doverlo mai fare, visto che da molto più tempo esiste un altro programma di ospitalità chiamato CouchSurfing. Il progetto, fondato nel 2004, raccoglie vari milioni di persone che offrono e ricevono ospitalità GRATUITAMENTE. Dopo aver creato un profilo sul sito di CouchSurfing si può dare o cercare un couch (divano, simbolo dell’ospitalità): chi ha un po’ di spazio e tempo riceve ospiti a casa sua; chi sta viaggiando ottiene un posto dove dormire.

CouchSurfing

NON APRIRE AGLI SCONOSCIUTI

Non si tratta però solamente di un alloggio gratis. Alla base di CouchSurfing c’è il capovolgimento della tipica frase che i genitori dicono ai figli: «Non aprire la porta agli sconosciuti». Persone che non si conoscono (ancora) si incontrano nella vita reale, nel ruolo di host (persona che ospita) e di surfer (ospite). Naturalmente, ci sono alcuni meccanismi di controllo della sicurezza, ma senza la fiducia di base nel prossimo, il sistema non funzionerebbe. L’obiettivo è favorire lo scambio interculturale e linguistico tra persone di tutto il mondo, indipendentemente da colore della pelle, religione, sesso, ecc. Certo ci sono alcuni limiti e CouchSurfing presuppone molta flessibilità e spirito di adattamento, ma è un approccio interessante a livello ideale e pratico. Da quando mi sono iscritto nel 2008 ho ospitato circa 50 persone provenienti da tutto il mondo (soprattutto tra il 2009 e il 2011, quando vivevo a Vienna). Durante i miei viaggi in Europa, Sud America, India e Sudafrica sono stato ospitato da più di 100 persone e famiglie, creandomi così una rete mondiale di amici e amiche che, a volte, ho avuto il piacere di rivedere.

CouchSurfing

PICCOLE COSE CHE FANNO LA DIFFERENZA

Quando vengo ospitato, solitamente porto un piccolo regalo, invito il mio host a mangiare o a bere qualcosa, insegno un po’ di yoga o meditazione o lingue straniere…o semplicemente lavo i piatti alla fine di un pasto. Piccole, ma importanti azioni che fanno la differenza e rendono l’esperienza piacevole per entrambe le parti. Un’altra caratteristica tipica di CouchSurfing è che l’host tende a coinvolgere l’ospite nella sua vita quotidiana: recentemente sono stato ospitato a Savona da una ragazza di nome Virginia e dai suoi genitori (per sapere di più di questo viaggio leggi qui), e durante il fine settimana ho avuto modo di trascorrere molto tempo con loro e con i loro amici. Un modo davvero unico e spontaneo per scoprire nuovi posti, lontani o vicini, da una prospettiva molto diversa da quello che un tour organizzato prepara a tavolino.

COUCH SURFING IN SUD AMERICA

Per far capire ancora meglio l’atmosfera di CouchSurfing vorrei raccontare un episodio piuttosto “estremo”, ma per me assolutamente positivo, tratta dal mio libro “Massi on the road in Sud America” (acquistabile qui).

CouchSurfing
Incontro CouchSurfing in Colombia

Dicembre 2011, mi trovo vicino a Punta del Este, in Uruguay trovo un couch pochi giorni prima di Natale: sarò ospitato da Alex, un cileno che da anni vive in Uruguay e che ha una fattoria. È architetto e ha progettato e costruito lui stesso la casetta di legno dove vive con la moglie. La casa è bellissima, ma troppo piccola per una stanza degli ospiti. Già per e-mail Alex mi aveva informato che la cosa più semplice per me sarebbe stata dormire in tenda nel suo giardino, ma nessuno dei due ne ha una. Quando arrivo vengo accolto con ospitalità e mi vengono presentate due opzioni: dormire all’aperto sotto un telone (che però non protegge molto dalla pioggia) oppure in un container per costruzioni quasi vuoto. Sono abituato a dormire dappertutto, ma in un container non mi era ancora capitato. L’idea mi sembra strana e un po’ claustrofobica, ma appena vista la mia “stanza” spariscono i dubbi. C’è molto spazio, la porta naturalmente può restare aperta e a pochi metri di distanza ho doccia e bagno esterni. Accetto con riconoscenza l’offerta, mi faccio prestare scopa e straccio e lavo il pavimento. Stendo delle pagine di giornale come ulteriore copertura sulla quale posare il materassino gonfiabile. Ho anche un tavolo e una sedia, così in meno di mezz’ora sono perfettamente a mio agio nel “mio” container. Nei tre giorni successivi mi abituo al nuovo ritmo di vita, questa volta rurale, dopo vari mesi passati in città. Sveglia alle sette, colazione, aiuto Alex un paio d’ore nel campo e pranzo a base di rucola. Nel pomeriggio cammino quattro chilometri per arrivare a una spiaggia bellissima dove sono assolutamente solo, prendo il sole e faccio il bagno. Alla sera un po’ di conversazione in casa e a dormire presto nel container, difeso tra l’altro dal grosso cane lupo della fattoria…”

La storia continua…ma l’articolo finisce qui, almeno per ora. Buon viaggio e buon CouchSurfing a tutti e a tutte!