Una fiaba per il 2016

Viaggio, amicizia, povertà, solidarietà e speranza in un futuro migliore. Tutto questo fa parte della fiaba che Massimiliano Schiliro, viaggiatore senza sosta, ci regala per il 2016: la storia di Massi e Ivanildo, due amici “di strada”


Venerdì 18 dicembre 2015 Massimiliano Schiliro ha lasciato Città del Capo dopo aver trascorso quasi 3 settimane nella splendida Cape Town e nelle località circostanti. Con un viaggio in auto di oltre 2000 km ha attraversato il paese insieme a Christiaan, il couchsurfer che lo sta ospitando, dirigendosi prima a nord (due giorni di camminate nella riserva naturale del Cederberg) e poi a est passando per il deserto del Kalahari (con temperature superiori ai 40 gradi). Ora si trova nell’azienda agricola della famiglia di Christiaan, dove ci sono piantagioni immense di pomodori e avocados. In occasione del suo primo Natale in Africa, Massimiliano ha deciso di scrivere questa fiaba per condividere un piccolo regalo.
Noi di buonviaggioitalia lo ringraziamo del dono e pubblichiamo con grande piacere la sua fiaba per i nostri lettori. (Debora Bergaglio)

la storia di Massi e Ivanildo, due amici “di strada”

Di  Massimiliano Schiliro

fiabaC’era una volta un viaggiatore di nome Massimiliano, o, per meglio dire, “Massi on the road”, come lui stesso amava definirsi. In effetti era spesso “sulla strada” e girava di qua e di là, insieme al suo migliore amico: un grosso e pesante zaino, che conteneva vestiti, sacco a pelo, passaporto e, più importante di tutto, il suo diario di viaggio. Era un ragazzo alto e magro e sua nonna lo chiamava, in tono affettuoso, “barbún!”, sia perché aveva davvero la barba lunga, sia perché era un vagabondo con il desiderio di scoprire il mondo. Massi non era né un eroe né un principe azzurro, era solo un giovane uomo (aveva più di 30 anni ma tutti gliene davano di meno) un po’ pazzerello. Durante i suoi viaggi aveva visto molte cose belle (foreste lussureggianti e occhi luccicanti, aridi deserti e navigatori esperti) e altre orribili (baraccopoli fatiscenti e fiumi puzzolenti, carestie e stenti). Povertà e ricchezza, amore e violenza: Massi vedeva con gli occhi e sentiva con il cuore, ma con la testa non riusciva a capire il perché di tanta povertà e ingiustizia. E continuava a camminare, con la speranza di poter cambiare il mondo. Un giorno si trovava in una città molto bella, addirittura “maravilhosa”, come dicono orgogliosi i suoi abitanti, chiamati “Carioca”: Rio de Janeiro, in Brasile. Quel pomeriggio la sua vita cambiò, grazie all’incontro con un’altra persona “sulla strada”. Niente e nessuno può raccontare questa storia meglio del “Diario di Massi on the road”.

Martedì.

botafogo_riodeJaneiroDopo una lunga e stancante passeggiata sono seduto su una panchina nel quartiere di Botafogo. Di fianco a me si siede un ragazzo e io gli sorrido. Ci mettiamo a conversare e parlo del mio paese lontano lontano, l’Italia, e dei tanti viaggi in giro per il mondo. Anche lui racconta la sua vita: si chiama Ivanildo e ha 15 anni. Ha abitato fino a 10 anni nel nord-est del Brasile, con la mamma; poi, un giorno, insieme sono venuti a Rio. Nella stazione ferroviaria si sono persi nella folla, lui si è ritrovato solo e non ha mai saputo più niente della madre. Senza idea di dove andare, è finito nell’unico luogo che accoglie i più poveri tra i poveri: la strada. Cinque anni passati tra mille difficoltà, fame, mancanza di futuro, botte da altri senzatetto e minacce della polizia. Mentre Ivanildo mi racconta tutto questo, lo guardo con attenzione: la pelle nera, i capelli corti, i vestiti (infradito, bermuda e due magliette una sopra l’altra, sporche e vecchie). I suoi occhi sono molto vivaci e sembra contento di parlare con me. “Come fai a sopravvivere?”, gli chiedo. Mendica cibo nei bar e ristoranti, che gli danno i resti prima di chiudere, lava le sue tre cose ogni volta che può con acqua e sapone, usa giornali e cartoni per il suo “letto”, la strada del quartiere di Botafogo. Parliamo a lungo, poi lo invito a mangiare in un locale lì vicino: un bel piatto di fagioli, riso e una fetta di carne. Dopo andiamo in un mercatino e gli compro la cena: due pacchi di zuppa in polvere (si farà dare acqua calda da un bar per “cucinarla”), dei biscotti e un succo di frutta. Lui è contento, io sono confuso. Prima di lasciarci, gli chiedo se ha voglia di vedermi domani. Sì, appuntamento alle cinque davanti al bar.

Mercoledì.

fiaba Sono in ritardo di 20 minuti, Ivanildo mi aspetta e saluta da lontano. Nella notte ha piovuto molto, racconta di avere dormito sotto un grande albero di mango e di essersi bagnato solo poco. Divido con lui le noccioline comprate per strada e facciamo un giro. Lui è la guida e mi porta vicino al mare, dove ci sono vari campi da calcio. Molti ragazzi stanno giocando: Ivanildo chiede se possiamo unirci e facciamo qualche tiro. Lasciamo le infradito di lato e giochiamo scalzi. Poi comincia la partita vera, lui vorrebbe giocare, ma gli altri ragazzi non glielo permettono perché è senza scarpe. Ivanildo non insiste e lascia il campo, abituato a questa esclusione. È triste anche se fa l’indifferente. Dalla mia bocca, ancora prima di riflettere, escono queste parole: “Adesso devo andare, ma domani ci incontriamo e ti compro un paio di scarpe”. Mi sorride, felice e quasi incredulo.

Giovedì.

Massi e IvanildoIncontro Ivanildo al solito posto, prendiamo un bus per il centro e andiamo a un mercato popolare. C’è molto affollamento tra i negozi e le bancarelle. Dopo aver girato un po’, Ivanildo vede un paio di scarpe nere con la suola arancione e dice che gli piacciono. Le compro e gliele consegno con un sorriso. Stringe la borsa con le scarpe al petto, come a dire: nessuno me le ruberà, queste sono per me. Domani lascerò Rio e mi piacerebbe aiutarlo a trovare un posto stabile dove stare. Ma non so come fare, quindi non mi rimane che salutarlo: “Ti voglio bene Ivanildo, abbi fiducia, amico mio”. Ci abbracciamo, lui mi sorride un’ultima volta e in un attimo si perde nella folla. Sono solo e mi metto a piangere: avrei dovuto aiutarlo di più, avrei potuto fare qualcos’altro per lui, avrei potuto, avrei voluto, avrei dovuto!! Infine, mi calmo e rifletto: ho fatto quello che potevo, il destino è nelle sue mani. Spero di avergli lasciato non solo delle scarpe, ma anche il ricordo di una persona che gli vuole bene. Io parto, lui resta, ma il contatto c’è stato e non si dimentica. Grazie a Ivanildo ho capito che, quando si incontra il prossimo in difficoltà, si può ignorarlo oppure si può parlare e condividere con lui qualche momento! Per cambiare il mondo, devo cominciare a cambiare me stesso, diventando una persona più solidale e aprendomi all’amore!”

Dopo quell’incontro Massi continuò il suo viaggio e percorse il mondo in lungo e in largo. Ogni tanto ripensava a Ivanildo e si interrogava sul destino del suo amico, che probabilmente non avrebbe più rivisto. A Rio de Janeiro i tifosi del Botafogo festeggiavano la vittoria del campionato insieme al loro idolo, Ivanildo, un giovane calciatore che in pochi anni era diventato una stella. Ogni tanto Ivanildo ripensava a Massi e si interrogava sul destino del suo amico, che probabilmente non avrebbe più rivisto. Nelle notti serene, entrambi osservavano una luce molto luminosa nel cielo, invisibile a tutte le altre persone. Solo loro, infatti, potevano vedere la stella – brillante ed eterna – nata dalla loro amicizia di strada.

Massi on the road e Ivanildo