Storytelling ed ecoturismo, intervista a Silvia Badriotto

Quale ruolo per lo storytelling e gli story tellers nello sviluppo dei territori e delle destinazioni? Ce lo racconta Silvia Badriotto, blogger e consulente


Di Debora Bergaglio

Blogger e consulente in storytelling e comunicazione digitale applicata al turismo, Silvia Badriotto racconta sul suo blog “Nuovi Turismi” le nuove tendenze nel viaggiare, tra cui l’ecoturismo, il turismo responsabile e il turismo accessibile, con una particolare attenzione a come è cambiato il modo di comunicare in viaggio attraverso il web2.0 e i social media.

Cosa significa, per un territorio che intende promuoversi, investire nello storytelling turistico, in termini di competenze ed iniziative?

Silvia BadriottoFare “storytellig” nel turismo non vuol solo dire raccontarsi ma racchiudere le storie degli gli attori del territorio che ci vivono o semplicemente si trattengono come turista. La narrazione è l’unione fra informazione e comunicazione, un insieme di  ingredienti che ci servono per far conoscere e vendere un prodotto o servizio. Nel turismo le destinazioni e gli operatori sono spesso luoghi naturali di storie vissute o immaginate. Raccontare storie serve a stimolare il desiderio, accendere l’immaginazione, creado immedesimazione e anticipando (o prolungando) il piacere del viaggio.

Possiamo pensare la narrazione nel turismo suddividendola i tre tipi di storie:

1) la storia fatta di ricordi, narrata in prima persona da chi ospita, che può comprendere in parte autobiografia, racconti e aneddoti di tradizioni famigliari. L’unicità del racconto da valore, evidenziando i caratteri distintivi, difficile da imitare. Le piccole strutture o destinazioni possono iniziare da qui per emergere dalla pura concorrenza basata sul prezzo, e donare la propria ospitalità e caratteristiche di un incontro.

2) le storie del luogo vissute e raccontate dai romanzi e dalle leggende ma anche dalle canzoni e dai film. Questo tipo di storytelling diventa crossmediale e si presta alla valorizzazione e al racconto di una destinazione collettivo con lo scopo di stimolare il desiderio, accendere la fantasia e suscitare la voglia di ripercorrere dal vivo gli itinerari descritti nel racconto.

3) le storie narrate dai visitatori: stimolare l’esperienza per raccogliere le emozioni dei viaggiatori. Qui lo scopo è quello di generare la voglia di raccontare, offrendo spunti ai visitatori. Qui il web 2.0 ci viene in aiuto. Aiutiamo ad far elaborerare e creare narrazioni proprie. Doniamo il meglio dell’accoglienza e gentilezza, cercando di anticipare i bisogni e offrendo luoghi e ambientazioni di cui ci si senta solleticati dal far conoscere ad amici e follower sui social network magari accostando un hashtag come filo conduttore del racconto, identificatore del proprio brand. L’ascolto continuo e la raccolta dei migliori racconti sarà il lavoro successivo. Il visitatore diventa ambasciatore della destinazione o struttura. Per ottenere l’obiettivo c’è bisogno di un “direttore d’orchestra”, una persona capace e attenta agli obiettivi aziendali / della destinazione, che in modo strategico possa mixare e amalgamare le tante storie che si possono raccontare.

Quali vantaggi comporta tutto ciò per quel territorio?

Il lavoro di storytelling, come quello di promozione, non funzionano da soli, va applicato a seguito di un lavoro sul prodotto, che risponda alle esigenze dei turisti: dalla pulizia ai servizi che identificano il rapporto qualità/prezzo. Il fattore umano conta molto per mitigare alcune carenze e in questo senso la narrazione ha un ruolo importante in diverse fasi dell’assistenza e ricerca dei bisogni del cliente all’ awareness, ovvero la conoscenza e la notorietà di una marca (o brand). Se riusciamo ad essere in grado di generare belle storie da raccontare e ascoltare, questo amplifica la nostra possibilità di farci scoprire da qualcuno che non aveva neppure idea della nostra esistenza. Le storie aiutano le persone a sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d’onda, facendoci scegliere dal tipo di cliente più compatibile; il passaparola (digitale e non) e la condivisione delle esperienze prolunga la relazione, trasformando gli ospiti occasionali in persone che torneranno o consiglieranno ai propri amici la destinazione e luoghi visitati.

Puoi indicarci un esempio di storytelling turistico particolarmente azzeccato?

Nel 2014 ho partecipato alla stesura di un manuale di base sul corporate storytelling con un gruppo di colleghi/amici. In Telling Stories ho scritto in pillole quello che dovrebbe essere il turismo 2.0 e i racconti di viaggio. Ho deciso di portare un esempio italiano di marketing non convenzionale applicato al turismo, ovvero Umbria on the blog e il progetto #intimaumbria. Un blog di destinazione che ha voluto parlare direttamente al cuore delle persone, per trasmettendo una pienezza di umanità e di bellezza. La Regione Umbria da vivere e scoprire tramite la sua intimità. Dal progetto di Umbria on the blog dal 7 al 10 febbraio 2013 si è svolto “Intimaumbria” non un semplice blog tour ma un evento sinergico di travel storytelling. Nove equipaggi composti da tre persone (un blogger, un fotografo/instagrammer e un videomaker) ci hanno fatto scoprire il territorio e le persone che vivono e lavorano in Umbria creando dei reportage di viaggio a 360°. Nell’e-book Telling Stories intervistai Alessio Carciofi (consulente in marketing e comunicazione turistica curatore del progetto) e Federica Giuliani (giornalista e blogger partecipante al progetto).

Conoscete Sebi & Paul? I due simpatici vecchietti svizzeri di myswitzerland.com (vi consiglio di guardarvi il loro canale YouTube) che con le loro avventure fanno del loro meglio per rendere indimenticabile l’esperienza per i turisti da tutto il mondo. Il risultato è ironico e divertente. Ora sono in letargo, riuscirai a svegliarli? Provateci anche voi: letargo.myswitzerland.com/

Infine in questi giorni è appena finito #fiandrechesorpresa. Organizzato da Turismo Fiandre dove 3 travel bloggers e 3 instagramers, accoppiati in 3 squadre sono stati spediti nelle Fiandre quasi al buio. Solo 3 indizi da risolvere con divertenti rebus per scoprire le città che avrebbero visitato, rivelate in Bruges, Gent e Anversa. Con tanta curiosità prima e un pizzico di invidia dopo, amici e follower dei partecipanti hanno interagito sui social seguendo l’hashtag #fianfrechesorpresa. Per maggiori info ecco la loro pagina facebook Le Fiandre – VisitFlanders