Storytelling e natura, intervista ad Andrea Ferraretto

Blogger per la stampa ed economista, ama scoprire luoghi poco conosciuti con gli occhi di chi vuol trovare il contatto con la natura. Il suo è uno “storytelling naturale”, come racconta nel nuovo libro Viaggi Naturali


Di Debora Bergaglio

La sua esperienza di blogger è quella del blog Quattro passi nei parchi, all’interno di Tuttogreen La Stampa: un blog che ha una caratterizzazione nel narrare luoghi (lo storytelling turistico appunto ndr) dove la presenza di un parco o di un sistema ambientale ha significato l’opportunità per promuovere il turismo. Un turismo lento, a bassa velocità, spesso a bordo di ferrovie secondarie, camminando su sentieri e ammirando la bellezza di paesaggi rurali. Dal 2013 a oggi sono circa 70 le destinazioni descritte nel blog di Andrea e il recente libro “Viaggi Naturali” raccoglie una parte di questi post per farli diventare un diario di viaggio che può essere un suggerimento per scoprire luoghi poco conosciuti o città, come Roma, Ljubljana e Berlino, visti con gli occhi di chi vuol trovare il contatto con la natura.

Cosa significa, per un territorio che intende promuoversi, investire nello storytelling turistico, in termini di competenze ed iniziative?

Andrea FerrarettoUn luogo può, con lo storytelling, comunicare le emozioni e le esperienze che possono essere vissute da un visitatore. Il turismo è cambiato e ciò che ci si aspetta è di essere coinvolti nel territorio che si sta visitando: non è più il tempo di posti letto e ombrelloni sulla spiaggia dove l’unica differenza è data dal prezzo: oggi ci si aspetta di più, vivendo i luoghi. Realizzare questo significa saper ragionare in termini di sistema di offerta turistica dove ogni operatore svolge un ruolo e contribuisce a rendere “forte” l’identità di quella destinazione. Servono competenze specifiche, legate alle differenti segmentazioni del mercato turistico, acquisendo uno stile comunicativo che non sia soltanto descrittivo e statico ma legato alle esperienze e all’interazione con il visitatore. Le iniziative possibili sono innumerevoli e devono considerare la necessità di differenziare l’offerta turistica: un sentiero naturalistico può essere raccontato in un modo specifico, attraendo visitatori attenti a questo tema, in una stagione turistica diversa da quelle tradizionali. In realtà bisogna saper evitare che storytelling sia tradotto con “raccontare storie”: occorre, viceversa, narrare per coinvolgere, descrivendo il contatto vero con il territorio, la comunità locale e il patrimonio culturale.

Quali vantaggi comporta tutto ciò per quel territorio?

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“Viaggi naturali”, di A. Ferraretto

Il territorio, con un’azione di storytelling che non può essere estemporanea e discontinua, può trarre forza nel mettere in evidenza gli elementi di attrattività sui quali occorre saper investire. Significa rafforzare una visione condivisa tra gli operatori dell’area, dove offrire servizi di accoglienza e ristorazione, per esempio, non si limita alla soglia del proprio esercizio commerciale ma ha rapporti con l’intero sistema locale. Investire in qualità, in reputazione, in riconoscibilità del territorio in termini di forza di un distretto: che si tratti di un parco o di una località storica risulta evidente la necessità di trarre un legame stretto con la cultura, con la memoria e con il patrimonio collettivo. La filiera corta non deve essere letta come una soluzione per l’approvvigionamento: filiera corta è molte cose. Può significare una rete di strutture in grado di offrire visite guidate, può significare ristorazione legata alla tradizione locale, può essere un calendario di eventi turistici legati al calendario delle stagioni agricole …

Puoi indicarci un esempio italiano di storytelling turistico particolarmente azzeccato?

Diverse regioni italiane hanno compreso il ruolo dello storytelling. L’Alto Adige, con l’intento di descrivere una destinazione turistica che offre opportunità per 12 mesi l’anno. La Puglia, con un impegno nel valorizzare i territori legandoli a un’immagine rinnovata ma legata alla tradizione. Le Marche che hanno individuato nel canali social uno strumento attraverso il quale comunicare i territori, utilizzando modalità innovative. Il parco nazionale delle Cinque Terre che, pur essendo una destinazione turistica conosciuta in tutto il mondo ha colto l’opportunità dello storytelling per raccontare il backstage del territorio fatto di vigneti, sentieri che si arrampicano su pendi tra roccia e mare.