Roma Noir, intervista a Massimo Lico

Roma noir, una ricerca fotografica inedita attraverso la quale Massimo Lico offre una visione della città sconosciuta ai più.

Il PROGETTO ROMA NOIR

Roma Noir è il nuovo concept album del fotografo Massimo Lico, nato dalla necessità di rendere visibili delle condivisibili emozioni notturne. Negli scatti realizzati con una reflex digitale priva di flash, ma dotata di ottiche fisse recuperate dalla vecchia Pentax del padre, l’autore ha cercato d’incanalare le sue emozioni direttamente verso i protagonisti di questa storia metropolitana avvenuta durante la notte. Roma Noir ha vinto il Premio di CulturArtRoma 2013, messo in palio nell’ambito del progetto “Sinergie d’Arte”, primo classificato fra i lavori fotografici e di altre arti visive.

 Intervista a Massimo Lico

di Marta Ciotti

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Le immagini ricordano al primo sguardo il neorealismo italiano e il bianco e nero contribuisce a suscitare questa sensazione. Quanto è stata preponderante tale scelta stilistica?

Molto, in effetti il bianco e nero è il genere che preferisco, verso il quale sento di avere una forte identificazione. Per quanto riguarda il neorealismo, direi che, probabilmente si tratta di una felice ma anche spontanea coincidenza, non solo perché è un genere che amo molto e quindi credo di averlo interiorizzato in modo notevole, ma anche, perché ci ritrovo dei tratti caratteristici del neorealismo cinematografico; i personaggi non sono modelli professionisti, ma persone normali, le location non sono costruite ma sono luoghi reali. Tutto questo mi aiuta a veicolare in modo spontaneo e autentico ciò che provo nel momento dello scatto.

Ghirri, Jodice, Mulas, Basilico sono tra i più grandi fotografi italiani: in quale ti ritrovi maggiormente?

Bhè! I fotografi che mi hai indicato sono tutti dei grandi maestri e ciascuno ha saputo lasciare un segno tangibile del proprio genio artistico. Tra quelli che mi hai nominato direi Gabriele Basilico, recentemente scomparso, ma in verità cerco di alimentarmi in generale di immagini profondamente ricche di valore e di potenza comunicativa, per trovare la mia strada.

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Roma è una città che fa subito pensare a una metropoli in costante movimento che convive con la sua storia millenaria. I tuoi scatti offrono una Roma silenziosa nella notte, svestita della sua imperiosità giornaliera. Com’è nata l’idea di questo progetto?

In un pomeriggio di inverno, era gennaio, mentre delle sensazioni molto forti attraversavano la mia mente. Non potendole frenare ho sentito l’urgenza di esprimerle, anche per scaricare la tensione che si era prodotta. Così ho preso la macchina fotografica e sono uscito a fare gli scatti, che poi hanno dato vita a Roma Noir.

Qual è il messaggio che vuoi inviare a chi scopre Roma Noir ?

La mia è una fotografia introspettiva, che nasce dall’ascolto delle sensazioni più profonde che provo, ma alla fine credo che anche le persone provano le mie stesse sensazioni, sia pur su differenti livelli e con specifiche percezioni. In Roma Noir racconto una storia che nasce da sensazioni del mio animo, ne consegno al pubblico la loro trasposizione visiva, sarà poi lo stesso pubblico a trovare il proprio messaggio.

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Dagli scatti si evince l’amore per questa città, ma qual è il luogo per te più affascinante di Roma?

Tutta Roma, lo dico con la massima sincerità.

Se dovessi consigliare a un turista che si approccia per la prima volta alla capitale, da fotografo, quale itinerario consiglieresti?

Il consiglio che gli darei è quello di acquistare non la solita guida, ma di farsi accompagnare da un fotografo storyteller romano. Scherzi a parte, gli consiglierei di seguire un itinerario basato sulla ricerca storica, aneddotica (ogni singolo angolo di Roma ha una storia o un aneddoto da raccontare) penso ad un libro di Corrado Augias dal titolo “I segreti di Roma” (c’è anche I Segreti di Londra) che racconta aneddoti molto interessanti al turista, che spesso visitando la città “con occhio ingenuo” non può apprezzare.

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Il digitale negli ultimi 10a ha stravolto completamente la fotografia: tu come ti poni nei confronti delle nuove tecnologie? Cosa si è perso senza il rito dello sviluppo in camera oscura? E cosa si è conquistato con il digitale?

Come ingegnere non posso che accogliere con curiosità e interesse le nuove tecnologie, anche se il digitale non ha ancora equiparato l’analogico. La camera oscura era un rito prima ancora che un procedimento chimico/fisico, era magia, era attesa, era preoccupazione. Ora tutto ciò si è perso, il digitale è velocità, immediatezza, non c’è più attesa, ma non possiamo fermare lo sviluppo, non sarebbe giusto. Come fotografo, penso che il digitale si è imposto e dobbiamo saperlo sfruttare al meglio, fermo restando che una fotografia che possa essere chiamata in questo modo, è quella che nasce nel cuore e che trova attraverso lo sguardo il canale per essere veicolata alle persone. Io ad esempio non scatto mai pensando – se non è venuta bene poi la cancello –  non ce la faccio proprio, per me lo scatto è una riflessione profonda.

Roma sarà l’unica tappa del tuo viaggio in bianco e nero o altre città italiane saranno protagoniste dei tuoi scatti?

Roma Noir è anche un viaggio, credo e spero che continui con altre mete.

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Che tipo di turista sei? E quali sono le tue mete preferite in Italia?

Sono un turista che ama fare della propria vacanza un momento di crescita umana e culturale. Prima di partire per una meta, vicina o lontana che sia, leggo della storia del luogo, delle usanze e soprattutto dei processi storici che lo hanno caratterizzato. Poi ovviamente, c’è spazio anche per gli aspetti ludici, ma la cultura la metto sempre al primo posto.

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INFO
www.massimolico.com

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