Mettiamo a “sistema” il patrimonio UNESCO

Proposta per un’agenzia nazionale di valorizzazione

Con Massimo Carcione, ricercatore associato presso il Dipartimento PACTE dell’Università di Grenoble e consulente giuridico dell’ICOMOS, facciamo il punto della situazione sul presente e sul futuro del nostro patrimonio turistico e culturale, lanciando una proposta.

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A che punto siamo in tema di valorizzazione del patrimonio?

Da tempo si va ripetendo che il nostro patrimonio culturale e paesaggistico, una volta valorizzato e gestito a fini turistici, sarà l’industria “pesante” del XXI secolo, volano di sviluppo e di occupazione qualificata. Nessuno però ci ha spiegato come ciò potrebbe realizzarsi, visto che con il tradizionale e consolidato sistema di regole, procedure  e prassi gestionali sino ad oggi vigenti, tutto ciò non si è ancora verificato. Poco si conosce e ancor viene applicata la misconosciuta legge che, sin dal 2006, ha definito le “Misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella ‘lista del patrimonio mondiale’, posti sotto la tutela dell’UNESCO”, per effetto della World Heritage Convention (Parigi, 1972) e delle relative linee guida internazionali e nazionali.

Cosa rappresentano i Siti Unesco in questo panorama?

La lista dell’UNESCO oggi include praticamente tutti i beni culturali più importanti d’Italia, che sono anche tra i più noti e significativi del mondo intero, pur senza raggiungere la mirabolante percentuale che spesso si sente citare da parte di politici, giornalisti ed “esperti” che occasionalmente si ricordano della cultura mentre parlano d’altro. Da una sommaria analisi sui 47 siti iscritti nella Lista (che ormai ne annovera quasi mille, a dispetto delle improbabili percentuali che sovente si sentono citare) e sui 40 attualmente presenti in tentative list emerge che i beni tutelati dall’UNESCO solo in realtà oltre duecento, essendo in molti casi plurimi o seriali, senza considerare le relative vaste aree di rispetto (buffer zone).  Essi riuniscono attualmente una trentina di centri e borghi storici, in primis Roma, Venezia, Firenze, Napoli; una quarantina di paesaggi, tra cui ben dieci isole; una dozzina di circuiti “seriali”, che a loro volta uniscono e coordinano non meno di cinquanta realtà minori. Anche tra i circa quaranta siti singoli, monumenti e aree archeologiche, ci sono realtà assai composite e di grande rilevanza come Pompei o Paestum, il Campo dei Miracoli di Pisa, la Reggia di Caserta, i siti archeologici etruschi e della Magna Grecia o le Ville di Tivoli.

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Sito Unesco dei Sacri Monti

Come vengono gestiti i Siti Unesco?

Essi possono e debbono essere formalmente riconosciuti “di rilievo internazionale”; per questa ragione vengono gestiti e promossi da enti costituiti ad hoc, sulla base di piani e mediante modalità standardizzate e accreditate, che vengono verificate sia preventivamente (da ICOMOS e UICN) che in seguito, periodicamente, da esperti internazionali, con la possibilità almeno teorica di “sanzioni” in caso di inadempimento degli impegni assunti nei confronti della comunità internazionale (o, se si preferisce, dell’Umanità). In virtù di questa classificazione, i siti UNESCO fanno formalmente riferimento al Ministero per i Beni e le Attività culturali anche quando non vengono gestiti direttamente dalle sue strutture burocratiche, come ad esempio avviene, ovviamente, per le città d’arte o per i paesaggi culturali. In molti di essi hanno sede istituzioni (musei, archivi, biblioteche, accademie, conservatori e teatri) o si svolgono eventi culturali (festival, celebrazioni, circuiti e rassegne nazionali), anch’essi per lo più facenti capo allo stesso Ministero. Ad esso sarebbe naturalmente funzionale il sistema informatico nazionale della cultura, che dovrebbe includere e coordinare ICCD, SBN, Carta del rischio e gli altri sistemi culturali digitali, secondo quanto previsto dal protocollo d’intesa del 18 febbraio 2009, stipulato tra MiBAC e Ministero della PA e dell’Innovazione, «per la realizzazione di un programma di innovazione per il patrimonio culturale del Paese». Dunque questo sistema godrebbe già formalmente (sulla base della già citata legge del 2006) almeno in teoria, del più alto livello di “priorità” nella tutela e conservazione; priorità che dovrebbe però essere riconosciuta anche nella legislazione regionale, per le relative attività di valorizzazione e relativo finanziamento.
INFO www.sitiunesco.it www.rivistasitiunesco.it

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Sito Unesco: Residenze Sabaude

In che modo è possibile rendere il sistema di valorizzazione più efficace e concreto?

Per dare ulteriore concretezza a questa proposta di effettivo ed efficace coordinamento dei siti UNESCO italiani come spina dorsale di una futura e più ampia rete nazionale di servizi di valorizzazione, ci vorrebbe un’agenzia nazionale per la valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico, che potrebbe integrare le migliori realtà ed esperienze nazionali regionali. Con riferimento alle attività di valorizzazione e ai relativi finanziamenti, l’art. 111 del Codice dei Beni culturali individua infatti tra i principi di valorizzazione vincolanti per il legislatore regionale, benché nessuno l’abbia ancora posto in adeguato rilevo, proprio la «costituzione ed organizzazione stabile» di reti, tra cui evidentemente non può non rientrare il sistema nazionale e mondiale dei siti UNESCO, i quali peraltro fanno già adesso rete tra loro, specialmente in casi come le Residenze Sabaude, i Sacri Monti, i siti Longobardi o le ville del Palladio.
INFO
SACRI MONTI whc.unesco.org/en/list/1068
VILLE PALLADIANE whc.unesco.org/en/list/712
I LONGOBARDI IN ITALIA whc.unesco.org/en/list/1318

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La cittadella di Besancon

“Esistono esempi, pratiche a cui ispirarsi, in Italia e in Francia?”

Per il costituendo Sistema nazionale integrato dei servizi di valorizzazione, si può prendere ad esempio il settore sanitario, in cui opera da anni l’AGENAS; si tratterebbe quindi di un’agenzia tecnica nazionale che potrebbe integrare realtà ed esperienze nazionali e regionali, come ad esempio l’Opificio delle Pietre Dure e l’IBC, cui sarebbe demandato il coordinamento dei rapporti tra Ministero e Regioni, a partire dalla definizione, aggiornamento e verifica degli standard (non più soltanto “museali”), il coordinamento della catalogazione, i piani di manutenzione e sicurezza, la formazione e l’aggiornamento professionale di direttori, curatori e altri operatori (non più solo “custodi”) del settore culturale e gli altri indirizzi di gestione manageriale. Guardando per un attimo agli esempi virtuosi d’Oltralpe, sarebbe bene considerare finalmente la possibilità di una gestione unitaria dei relativi servizi di accoglienza, o almeno integrata e sinergica, sull’esempio della Réunion des Musées Nationaux francese, che gestisce biglietterie, carte di abbonamento, mostre, edizioni d’arte, boutiques, guardaroba, servizi didattici e bookshops, ma anche acquisti di opere d’arte, archivi fotografici e molti altri servizi di accoglienza e valorizzazione di 35 istituti nazionali. Per quanto attiene alla formazione degli operatori, assai nota ed emblematica è l’universalmente apprezzata l’École du Louvre, prestigiosa e selettiva fucina dei museologi (direttori e conservatori) transalpini, che costituisce anche un centro di formazione e aggiornamento di rilevanza mondiale del settore culturale. Ma l’esempio migliore d’Europa, e forse del mondo, di autentico sistema culturale e turistico integrato, sorto proprio grazie all’inserimento nella Lista del Patrimonio UNESCO, è a mio personale giudizio il RESEAU VAUBAN, che a sua volta è al centro di una potenziale rete europea di fortificazioni in cui starebbero benissimo Namur (B), Luxembourg (L), Breisach (D), Figueres (S), ed anche Alessandria e Palmanova che sono già in tentative list UNESCO.

APPROFONDIMENTIwww.rmn.fr.www.ecoledulouvre.frwww.sites-vauban.org/Carte-des-12-siteswww.citadelle.com.

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La cittadella di Besancon

In che modo coinvolgere le comunità locali nello sviluppo e rilancio del territorio?

Quanto al problema della partecipazione delle comunità locali – che secondo l’UNESCO deve essere considerato e garantito dallo Stato in quanto “diritto fondamentale” dei cittadini singoli e associati – nelle Linee guida per i piani di gestione, elaborate e diffuse dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, si possono trovare ben due paragrafi intitolati rispettivamente “Coinvolgimento delle comunità locali” (4.6) e “Formazione e sensibilità locale” (4.14), nell’intento dichiarato di concretizzare quanto affermato dai Fondamenti del Piano, al punto 1.3  (Metodo della democrazia deliberativa): pur trattandosi di una fonte di dubbia natura giuridica, costituisce nei fatti un riferimento obbligato, sotto il profilo procedurale e di merito, per le amministrazioni regionali e locali interessate, così come lo sono per i Governi stessi le Guidelines internazionali elaborate dal WHC3 (che ne costituiscono la base), nelle quali al punto 108 (Systèmes de gestion) si fa riferimento alla preferenza per i metodi partecipativi, concetto che poi viene ripreso al punto 111 auspicando la conoscenza condivisa e la partecipazione di tutti i partenaires e attori interessati.

APPROFONDIMENTI
http://www.aedon.mulino.it/archivio/2012/1_2/carcione.htm

Volontariato e Pro-Loco possono avere un ruolo in questo sviluppo?

Per quanto concerne, infine, le ONG professionali e il volontariato culturale di ogni livello, incluse le Pro-Loco che stanno finalmente riconquistando la funzione di presidio che statutariamente loro compete1, il loro ruolo strategico non può più essere negato o ostacolato alla luce del nuovo principio costituzionale di sussidiarietà, ed anche delle recenti disposizioni inserite Convenzioni internazionali ed europee in materia, che si tratti dell’art. 11.3 e sgg. del secondo Protocollo dell’Aya del 1999 (ratificato dal Parlamento solo nel 2009)2, oppure dell’art. 12.c della Convenzione di Faro del 20053, recentemente firmata ed auspicabilmente in via di ratifica da parte del Parlamento.

Questa rete nazionale di valorizzazione dei siti di rilevanza internazionale sarebbe costituita ai sensi degli artt. 6 e 111 del Codice Urbani; quest’ultimo prevede, appunto, la “costituzione ed organizzazione stabile di risorse, strutture o reti, ovvero nella messa a disposizione di competenze tecniche o risorse finanziarie o strumentali”, anche se purtroppo si tende ancora a preferire strutture imposte e dirette dall’alto, che sovente fanno a pugni con la sussidiarietà. In un contesto più coordinato e solidale, non si dovrebbero più riproporre le difficoltà e resistenze reciproche tra i diversi livelli istituzionali che avevano bloccato il tanto atteso trasferimento alle regioni o agli enti locali territorialmente competenti della titolarità e della gestione di musei e monumenti “nazionali” minori, che pure era stato previsto sin dalla c.d. “legge Bassanini”, nell’intento di concentrare gli sforzi ministeriali sulle vere eccellenze italiane.

Presupposto fondante e irrinunciabile di questo nuovo sistema nazionale “a legislazione invariata” dovrebbe infine essere il fatto che ogni ente locale, consorzio, istituzione, associazione o singolo operatore, professionale o volontario, consideri del tutto fisiologico (e non solo obbligatorio) farne parte, per ovvie ragioni di convenienza.

www.italiafutura.it/allegatidef/NOTA115945.pdf

MASSIMO CARCIONE: Dottore di ricerca DRASD (Autonomie locali, servizi pubblici e diritti di cittadinanza); è stato legal advisor del Segretariato internazionale dell’ICOMOS e professore a contratto di Organizzazione e Politiche culturali presso l’Università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”. Attualmente è Chercheur associé presso il Dipartimento PACTE dell’Université de Grenoble e collabora come esperto affiliato al CESTUDIR dell’Università Ca’ Foscari di Venezia; è membro dell’IIHL e di Watch.

 

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