I viaggi di Alessandra Granata, storytelling e bambini

Tra famiglia e lavoro, trova anche il tempo per occuparsi di storytelling turistico in un blog seguitissimo, che parla di viaggi per famiglie


Di Debora Bergaglio

Alessandra Granata è autrice del blog di viaggi in famiglia I Viaggi dei Rospi, contenitore virtuale che raccoglie, attraverso un accattivante storytelling, le sue avventure per il mondo e quelle a due passi da casa. Nelle pagine del blog racconta della sua grande passione per il turismo sportivo e le vacanze nella natura, con la speranza di poter aiutare altre famiglie ad avvicinarsi a questo genere di vacanze con i bambini.

Cosa significa, per un territorio che intende promuoversi, investire nello storytelling turistico, in termini di competenze ed iniziative?

Alessandra GranataNegli ultimi 15 anni, l’avvento di internet ha completamente stravolto il turismo, cambiando i paradigmi dell’intero settore. Si è infatti passati dall’avere un mercato più distaccato, basato sul predominio delle destinazioni di massa – e quello che offrivano in termini di quantità o qualità di servizi – ad un mercato più di nicchia e del tutto esperienziale, che pone al centro la figura del turista e le emozioni che lui stesso può vivere nella destinazione prescelta per le vacanze. Per capire l’importanza di questo cambiamento, basti pensare che è addirittura proprio attraverso la lettura del vissuto di altri turisti attraverso social media, blog e internet che viene generata la nuova domanda turistica. Quindi se un territorio, oggi, vuole continuare ad attrarre nuovi visitatori, non può sottovalutare l’enorme potenziale dello storytelling e di tutta la comunicazione online. Questo significa saper affiancare ad un piano di comunicazione offline, una strategia che miri a coinvolgere il turista e instaurare con lui una relazione, mettendo in evidenza le emozioni che potrà vivere in quella particolare destinazione. Un turismo social e partecipativo, che crei suggestioni ed entri nel cuore di chi sta dall’altra parte del monitor. Traducendo in competenze, significa sapersi rinnovare, produrre contenuti sempre nuovi da veicolare sui diversi canali media e, soprattutto, identificando i diversi target e differenziando l’offerta alle nicchie di potenziali turisti.

Quali vantaggi comporta tutto ciò per quel territorio?

Un territorio che sceglie di accogliere la strada dello storytelling e del turismo partecipativo crea affinità con chi sarà ospite. Si garantisce l’engagement del turista che prima, dopo e durante il soggiorno, racconterà la propria storia e la propria esperienza in quel territorio sui propri canali social, attirando a sé potenziali nuovi visitatori. E’ lo straordinario potere della contaminazione del passaparola che genera continuamente la nuova domanda.

Puoi indicarci un esempio italiano di storytelling turistico particolarmente azzeccato?

La prima regione che mi viene in mente è il Trentino Alto Adige con l’iniziativa di Alba in Malga che la scorsa estate è stata ripetuta, proprio per il successo ottenuto dalla prima edizione. Albe in Malga aveva l’obiettivo di raccontare la vita in alpeggio, riportando i visitatori alle tradizioni di un tempo, il tutto scandito dal ritmo della natura e sulle note della genuinità tipica della gente di montagna.
Con Alba in Malga moltissimi turisti si sono avvicinati alla montagna d’estate, rendendola non più solo una meta estrema da lasciare agli sportivi o ai fanatici di trekking o alpinismo, ma anche a chiunque volesse vivere un’esperienza dal gusto diverso, anche in famiglia.