Intervista a Lorenza Fruci, Direttore di La Zibaldina

di Debora Bergaglio

Giornalista, scrittrice e storyteller romana dalla penna vivace e l’aspetto frizzante, proprio come il suo bel magazine on line www.lazibaldina.com.

Lorenza Fruci si divide tra la stampa e la Tv per affrontare con naturalezza e freschezza argomenti di costume e cultura, con una particolare attenzione verso il mondo femminile, che indaga con un tratto leggero e deciso, affrontando temi non sempre facili, come l’eros e il Burlesque.

E’ l’esempio calzante di una giovane e creativa imprenditrice italiana che si è fatta da sé, coltivando con costanza e determinazione il proprio talento per la scrittura e la comunicazione. Noi di Buonviaggioitalia.it l’abbiamo conosciuta a Roma in occasione di un workshop in cui Lorenza illustrava alcune case history di Crowdfunding.
 
buonviaggioitalia_lazibaldinamagazinelorenzafruciTra i tuoi interessi giornalistici trovano spazio temi un po’ “spinosi” o comunque non facili da trattare, come l’eros e il Burlesque; come nasce il tuo interesse verso questi argomenti e quali difficoltà hai incontrato, se ne hai incontrato, nell’affrontarli?

Ho sempre ritenuto che l’eros come metafora fosse il movente della vita, cioè energia che muove, energia vitale, energia creatrice. Per me l’eros è la spinta verso qualcosa, qualcuno, un progetto, l’origine di un’idea, quindi non solo quello che viene prima del sesso (sesso senza eros neanche a parlarne!). Eros è anche la seduzione, preludio di storie d’amore, la stessa seduzione che viene portata in scena dal Burlesque. Non ho mai trovato molte difficoltà a parlare di questi temi e se qualcuno mi si è mostrato un pò chiuso o rigido, ho colto l’occasione per spiegare il mio punto di vista sull’argomento.

“Burlesque. Quando lo spettacolo diventa seduzione” (Castelvecchi) è una delle tue pubblicazione su questo tema. Rovesciamo la domanda: quando, secondo te, la seduzione diventa spettacolo?

Trasformare la seduzione in spettacolo è una grande sfida, c’è sempre il pericolo di cadere nella volgarità o negli stereotipi. A pensarci bene però uno spettacolo ben concepito è sempre una forma di seduzione: deve avere la capacità di attirare a sé il pubblico e di mantenere viva la sua attenzione.

Nella tua biografia leggiamo che preferisci “inquadrare” piuttosto che guardare, puoi spiegarci cosa significa la fotografia nel tuo lavoro e nel tuo modo di percepire la realtà e le persone che ti circondano?

buonviaggioitalia_lazibaldinalorenzafruciSono una grande osservatrice da sempre, sfoglio riviste con occhio critico da addetta ai lavori da quando ho memoria di me. Il mio amore per la fotografia è nato in maniera naturale, sono stata affascinata dalle immagini fin dall’infanzia. Quello che mi piace della fotografia è il potere che ha di raccontare una storia con un solo scatto: è sintesi. Questo vale sia per le foto pubblicitarie e/o di moda che per il fotogiornalismo. Quando scattavo mi piaceva soprattutto realizzare le foto di cronaca, immortalare un momento che non si sarebbe mai potuto ripetere. Un attimo che non sarebbe mai tornato. Credo che sia qualcosa di magico che altri mezzi non hanno la possibilità di fare (è stato il passaggio dalla pellicola al digitale che mi ha fatto allontanare dalla fotografia e approdare alla scrittura; non sopportavano il predominio di Photoshop sullo scatto). Questa attitudine a cogliere l’attimo e all’osservazione mi è rimasta ed oggi ho notato che influenza la mia scrittura. I miei racconti seguono le immagini che ho in testa. E seguendo naturalmente questo flusso ho iniziato a realizzare documentari che mi permettono di mettere insieme immagini e parole.

C’è un fotografo, italiano o straniero, nel quale ti rispecchi maggiormente?

Apprezzo molto Helmut Newton per il suo anticonformismo e per la sua ironia nascosta nelle sue foto. Ma anche Tina Modotti per le sue immagini a metà tra il reportage e la fotografia artistica. Sono una grande estimatrice anche della figura di Weegee.

Dal burlesque alla fotografia, approdiamo alla poesia, per parlare di una poetessa da te molto amata, la grande Alda Merini. Quali sono i tratti della sua personalità di donna e di artista che ti affascinano?

Il suo profondo sentire, la dura schiettezza con cui ha raccontato in versi la sua strana vita, il coraggio di raccontare l’amore e la sofferenza, l’umiltà di dire del suo dolore. Ma anche quel suo incredibile modo di vivere l’ispirazione e di scrivere versi ovunque si trovasse, il disordine creativo della sua casa.

In Italia lavorare nel mondo dell’editoria e del giornalismo non è facile. Stiamo parlando di un settore saturo, con tanta concorrenza e pochi fondi disponibili. Le materie scientifiche sono quelle più consigliate alle nuove generazioni di studenti che approdano sul mercato del lavoro. Immagino tu sia soddisfatta del tuo percorso professionale, visti i brillanti risultati. La domanda è: quali difficoltà hai incontrato e come le hai superate?

buonviaggioitalia_lazibaldinalorenzafruciTi ringrazio innanzitutto per i “brillanti risultati”, ma credo di essere ancora all’inizio di un lungo percorso. Sono d’accordo con te sul fatto che in Italia lavorare nel mondo dell’editoria e del giornalismo non è facile, soprattutto per la generazione dei trentenni. Si tratta di settori sicuramente saturi come dici tu, ma anche in grande evoluzione. Se sono rimasta “a galla” è perché ho continuato a studiare, a formarmi, ad aggiornarmi e a sperimentare nuove forme di comunicazione e i nuovi mezzi. Sono andata sempre avanti malgrado le difficoltà, cercando però di avere attenzione per le richieste del mercato alle quali ho adeguato la mia offerta. Le mie “parole d’ordine” sono: formazione continua, i cambiamenti creano opportunità e la cultura deve imparare ad autofinanziarsi.

Nel tuo magazine parli della donna di oggi come di una Wonder Woman. Come racconteresti la donna del 2050? Ovvero, con uno sforzo di fantasia, come vedi la figura femminile proiettata nel futuro prossimo? E come vorresti che evolvesse?

Mi piacerebbe che le donne potessero esercitare totalmente la loro libertà: nel lavoro, nei rapporti sociali e nella famiglia, avendo un dialogo con l’uomo. Se riusciremo a portare al centro del dibattito occidentale la questione della conciliazione del lavoro e della famiglia, allora forse nel 2050 le donne avranno maggiore potere nell’imporre il punto di vista femminile sulla società.

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