Il Parco Nazionale delle Cinque Terre fra turismo e sostenibilità

Patrizio Scarpellini, Direttore del Parco, racconta l’impegno e le iniziative del Parco Nazionale delle Cinque Terre per diventare un modello di sostenibilità.


Di Debora Bergaglio

Trovare un equilibrio tra i flussi di turisti che provengono a flotte da tutto il mondo, la sostenibilità e la manutenzione del territorio unitamente alle esigenze dei residenti, non è affatto un’impresa semplice, ma è quello che sta cercando di fare il Parco Nazionale delle Cinque Terre, come ci racconta il Direttore Patrizio Scarpellini durante il Festival Glocalmabiente, tenutosi a Monterosso dal 4 al 7 giugno 2015.

Un’occasione in cui giornalisti, politici, semplici cittadini e ancora amministratori e addetti ai lavori si sono interrogati sui temi dell’ambiente e della comunicazione, tentando di sviluppare un dialogo permanente e di suscitare nella società civile la giusta attenzione a questi argomenti.

Cinque Terre

Quale location migliore se non un parco per parlare di sostenibilità? Ma il Parco Nazionale delle Cinque Terre è una realtà sui generis fra i parchi italiani, perchè non ha bisogno di investire in promozione, né di incrementare il marketing per farsi conoscere ed attirare pubblico. Un parco che,  per la prima volta, investe 400.000 € annuali per la manutenzione dei sentieri e per renderli sempre più fruibili. Tuttavia i problemi non mancano e i margini di miglioramento ci sono, come il bisogno di gestire al meglio i numerosissimi turisti in arrivo sulle sue coste, abbassandone l’impatto sull’ambiente e i residenti, e la necessità di aiutare i visitatori ad approfondire la conoscenza del territorio, facendogli scoprire anche l’entroterra e le aziende che tengono in vita il Parco.

Cinque Terre
Il Direttore Patrizio Scarpellini intervistato da Debora Bergaglio

Di queste dinamiche e delle sfide attuali efuture parliamo con l’Ing. Patrizio Scarpellini, Direttore del Parco, con una lunga e ricca esperienza alle spalle in tema di parchi e biodiversità, fra cui l’incarico di Direttore del Parco Naturale di Montemarcello Magra dal 1999 al 2014, quello di coordinatore nazionale dei Parchi Fluviali italiani fino al maggio 2009, e quello di membro dell’Osservatorio sulla biodiversità.

Il Parco delle Cinque Terre può essere considerato un modello per gli altri Parchi? E come vi occupate della sostenibilità del Parco?

“Il Parco delle Cinque Terre ha l’obbiettivo di diventare un modello: un modello sostenibile. Ma per poter affermare che siamo un modello sostenibile abbiamo bisogno di dati statistici e di riferimenti precisi. Per questo stiamo conducendo con l’Università La Sapienza di Roma uno studio sull’impatto antropico dei flussi turistici sulla biodiversità, e ciò per verificare quanta pressione deve avere, per esempio, un nostro sentiero, affinchè sia realmente sostenibile. La sostenibilità di un sentiero non è soltanto un aspetto meccanico, che riguarda il sedime su cui si cammina, oppure le canalette laterali, gli sciacqui e via dicendo, ma è anche un fatto di fruizione che non interferisce sui valori della biodiversità, che devono essere misurati a cavallo di quel sentiero. Per questo servono studi sulla vegetazione e noi ce ne stiamo occupando.

Cinque TerreInoltre stiamo cercando di migliorare e arricchire la nostra carta servizi, ovvero quella carta del Parco che consente al turista di arrivare sul nostro territorio e fruire di diversi servizi fra cui il treno, il trasporto su gomma, il wifi gratuito, i bagni pubblici e gli ascensori gratuiti nei borghi.  A questo noi abbiamo aggiunto un pacchetto che riguarda le visite guidate nelle aziende agricole, perchè vogliamo portare il turista a toccare con mano la storia delle Cinque Terre; vogliamo condurlo sul terrazzamento, fargli capire come è dura la vita di queste terre verticali e la coltivazione della vigna.

Il nostro obbiettivo è fargli comprendere le scelte degli anziani che continuano a permanere nel territorio e curare il terrazzamento, il valore della loro opera ed infine il valore del prodotto che deriva da questa attività, cioè il nostro vino. Vorremmo che il turista sapesse che se viene nel nostro territorio e beve un bicchiere di vino locale, in realtà non è solo un piacere per lui, ma è un aiuto per noi, un aiuto a mantenere il presidio territoriale, che è fondamentale per preservare e tutelare il paesaggio creato dall’uomo negli anni.

Inoltre con la sua scelta contribuisce anche a mantenere un presidio dal punto di vista idrogeologico, perchè non dimentichiamo che l’assetto delle Cinque Terre è dato proprio dai terrazzamenti. Un tempo chi coltivava non si curava soltanto del muretto a secco, ma anche degli sciacqui, degli scoli e di tutte quelle piccole grandi opere che davano vita ad una manutenzione territoriale che ancora oggi è fondamentale per la nostra conformazione del territorio. Ovviamente questo non basta, ecco perchè per mantenere in vita queste piccole aziende stiamo cercando di attivare tutta una serie di azioni che gli consentano di contenere i costi di produzione e di contribuire al mantenimento dell’assetto idrogeologico”.