Il mio zaino, un compagno di viaggio

Il mio zaino non è che lo zaino di ognuno di noi. Sempre pronto ad aumentare la propria capienza per gioie ed emozioni nuove, sempre pronto ad irrobustire le proprie cuciture per resistere a nuove difficoltà, sempre pronto a migliorare la propria ergonomia per sopportare nuove sofferenze.


Di Federico Zerbo, il ” Forrest Gump” italiano – da trekker a walker

Ritengo ci siano due articoli fondamentali nell’equipaggiamento di un escursionista: le scarpe, leggere, resistenti, collaudate, affidabili sulle lunghe distanze e…lo zaino, robusto, ergonomico, capiente il giusto e perché no, anche esteticamente gradevole.

Ogni escursionista che si rispetti ha uno zaino preferito, “storico”, ovviamente anche il sottoscritto non fa eccezione. Per pudore non mi sento di dichiarare di quanti zaini io sia possessore, in realtà il mio vero zaino è uno solo e sempre lo sarà.

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Quest’anno il mio zaino ha compiuto la maggiore età, l’ho acquistato infatti nella primavera del 1997, un bellissimo zaino rosso blu di una nota marca di articoli da montagna. Capienza 45 litri, ideale quindi per gite di due/tre giorni, ergonomico, resistente, comodissimo: il mio zaino.

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Negli ultimi anni è stato sicuramente superato, dal punto di vista dei materiali e della leggerezza, da articoli più moderni, ma rimane il compagno preferito nelle mie escursioni. In quasi vent’anni di vita insieme ha contenuto di tutto: attrezzatura da alpinismo, abbigliamento e materiale per trascorrere le notti nei bivacchi, pentole, fornelli, bottiglie di vino per festeggiare le “imprese” coi compagni di avventura ed è sempre praticamente fresco come una rosa, un vero ragazzo di 18 anni. In alcune occasioni gli ho preferito e gli preferisco suo fratello maggiore di 65 litri, per spedizioni più lunghe ed impegnative, o i suoi nipotini da 20/25 litri per gite più brevi, ma nel mio cuore sono assolutamente monogamo, lui sarà sempre lo zaino della mia vita.

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Quello di umanizzare un articolo dell’equipaggiamento penso sia tipico del camminatore e del faticatore solitario in genere, mi succedeva anche con la bicicletta. Una sorta di compagno fedele, affidabile, dal quale ricevere tanto e al quale restituire altrettanto. Ho sempre amato il concetto di fare tutto con le proprie forze, camminare con le proprie gambe e portare tutto quello che ci serve, per giorni, per settimane sulle proprie spalle, quasi a sentirsi una cosa sola con il proprio amico fidato zaino, una sorta di simbiosi.

Il camminatore, con la propria casa sulle spalle, che meraviglia! Sicuramente, oramai lo avrete capito, il mio zaino non è che lo zaino di ognuno di noi. Sempre pronto ad aumentare la propria capienza per gioie ed emozioni nuove, sempre pronto ad irrobustire le proprie cuciture per resistere a nuove difficoltà, sempre pronto a migliorare la propria ergonomia per sopportare nuove sofferenze.

Una cosa ritengo sia fondamentale, il nostro zaino deve rimanere sempre sulle nostre spalle e non su quelle altrui e lo dobbiamo portare per il mondo con orgoglio, impegno, fede ed onestà.

Buon viaggio a tutti voi.