I viaggi di Paola

Viaggiatrice solitaria, non tecnologica, cartina in mano e voglia di conoscere chi incontra. Scatta foto con il cuore e coglie gesti a cui nessuno fa caso. Progetti da realizzare: una mostra fotografica sui suoi incontri. Questi sono i viaggi di Paola


Di Debora Bergaglio

Perchè i viaggi di Paola dovrebbero essere diversi da quelli di tanti altri viaggiatori? Giornalista da oltre 25 anni con un passato da inviata sportiva prima e caporedattore per un giornale politico dopo, il viaggio è sempre stato il filo conduttore della sua passione per questo mestiere.  Ma Paola Pellai è una viaggiatrice un po’ suoi generis, e questo si evince subito dalla sua pagina facebook, in cui racconta, con grazia e poesia, piccoli gesti e scene di vita che non tutti saprebbero cogliere. In una società sempre più veloce e organizzata, ossessionata dal pianificare ogni cosa, spesso si perde il gusto dell’imprevisto, il piacere dell’attesa, ma anche la poesia racchiusa in piccoli gesti che talvolta celano scelte di vita. Nei suoi scatti e nelle sue parole, tutto questo emerge con una forza dirompente, rendendo manifesto ciò che agli occhi di molti resta incompreso.

Fra i suoi progetti futuri una mostra fotografica che raccoglierà storie, pensieri e incontri fatti durante i suoi innumerevoli viaggi, con una gradita sorpresa: una presentazione di Lina Wertmuller.

Godiamoci, in anteprima, la lettura e gli scatti rubati di alcune estratti che faranno parte della mostra sui viaggi di Paola.

ATENE

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Georgos ha 24 anni. E’ un euzone, ovvero un soldato scelto di fanteria da montagna dell’esercito greco. Davanti al Parlamento monta la guardia alla tomba del milite ignoto. Giorno e notte, secondo turni che non lasciano spazio alla creatività o all’esuberanza. Stamattina gli è toccato il turno dall’alba. Sono già 3 ore che tiene quella posizione in quel punto preciso. La lacrima che gli riga il viso è tutto ciò che si muove nell’immobilità assoluta prevista dal cerimoniale. L’osservo ma non posso avvicinarmi a lui. Interpreto quella lacrima come il dolore della solitudine. Di fronte a lui una piazza addobbata a festa per il Natale imminente, dentro di lui la sofferenza per la sua donna lontana e quei vecchi genitori che non lo avranno a casa neppure stavolta. Quegli occhi urlano la malinconia del cuore. Disarmato di fronte all’ignoto. Che non è il milite.

MARRAKECH

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Youssef ha 7 anni senza nulla dentro. Non va a scuola, non ha fratelli e gli amici sbucano quando ne hanno voglia dai souk. I suoi hanno un banco di spezie nella Medina, escono appena la piazza Jeema el-Fna lancia le prime urla e rientrano quando il buio profuma di spiedini, kebab, sarde marinate con prezzemolo, zenzero, cipolle, limone e sale. Il bimbo di buon mattino è già a scrutare l’orizzonte con gli occhi che non riescono a vedere il mondo a colori. Stretto nei confini di un piccolo terrazzo e un muro che cade a pezzi da cui difendersi. Youssef osserva, si sorregge la testa e nasconde la bocca perché si vergogna a far vedere che non sa sorridere. Non ci riesce. Volevo lanciargli un pallone. Ha scosso la testa. E non ha svuotato la malinconia dello sguardo.

LISBONA

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Fatima, 73 anni, tutti i sabati e i martedì mattina lascia il suo bilocale in periferia per arrivare qui, nel Campo di Santa Clara, a due passi dal monastero di Sao Vicente del Fora. Qui fino a metà pomeriggio si svolge la Feira da ladra, che non è altro che il mercato delle pulci di Lisbona. Ci arriva da sola perché è rimasta sola. Ma con sé trascina un trolley ricolmo di ricordi. Il più delle volte non lo apre. Gli si siede accanto e lo lascia dritto. Non lo appoggia per terra e non libera la cerniera. Dentro c’è il poco tanto che potrebbe vendere. Soprammobili, vecchie foto ingiallite, piatti sbeccati, un quadretto con la Madonna di Lourdes. Cianfrusaglie da pochi euro. Che, il più delle volte, restano impotenti nel buio di quel trolley mentre lo sguardo di Fatima è perso nei tradimenti del destino. Le labbra sigillate nel silenzio. Le mani strette in preghiera. Ma alle spalle, nonostante tutto, una gigantesca fame di vita.

Il profilo giornalistico di Paola Pellai

Laurea in lettere moderne, con indirizzo in comunicazioni sociali, conseguità alla Cattolica di Milano. Volevo fare la giornalista sin dalle scuole elementari, e specificatamente la giornalista sportiva. Divento professionista in un mensile di tennis, Tennis Italiano, e dopo 4 anni passo al quotidiano L’Indipendente, nuovo giornale in “stile inglese” che tocca il top con la direzione di Vittorio Feltri. Io sono nella redazione sportiva e lì inizio a viaggiare “seriamente”, seguendo i più importanti avvenimenti tra cui le Olimpiadi di Lillehammer e di Barcellona. Il successivo passaggio a un quotidiano politico che mi porterà a diventare caporedattore centrale, amplia le mie esperienze e il viaggio viene unito alle inchieste legate ai principali fatti di cronaca. Tutto ciò affina il mio interesse nell’accostare il viaggio alla scoperta del posto, di chi lo abita e di cosa lo rende speciale, nel bene e nel male. E dove non mi porta il lavoro, mi portano i voli low cost, sempre accompagnata da una digitale che diventa la “seconda” penna. Ultimamente il viaggio è diventato anche approfondimento dei sapori e delle tradizioni enogastronomiche per siti food.

LEGGI L’ INTERVISTA A PAOLA PELLAI