Camminare: un viaggio dentro se stessi

Cos’è poi il camminare? Un passo dopo l’altro, uno, due, cento…mille passi. È banale, ma la nostra esistenza è un cammino; può essere lineare, circolare, con salite a volte faticose, con discese a volte ripidissime.


Di Federico Zerbo, il ” Forrest Gump” italiano – da trekker a walker

Cos’è poi il camminare?
Un passo dopo l’altro, uno, due, cento….migliaia di passi.
Un gesto: tallone, esterno del piede, alluce, spinta…e si va.

Forse è del gesto che mi sono innamorato, della coordinazione fra movimento, cuore e respirazione. Cammino da quando avevo quindici anni, dapprima erano fatti episodici, la scuola, gli amici, il calcio avevano la precedenza. Con il passare degli anni il camminare mi è entrato dentro, ha cambiato il mio fisico e la mia mente. Decisivi sono stati gli anni in bicicletta, spesso solitario, spesso vicino ai miei limiti. Durante questo periodo ho imparato a conoscere la vera fatica, il valore del sacrificio, della disciplina, dell’allenamento…della passione che cresceva dentro di me.

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LIMITI E SENSAZIONI

Arrivare vicino ai miei limiti psicofisici ha trasformato le mie camminate in montagna, e non solo, in puro divertimento, in autentico distacco dal contesto per un viaggio dentro me stesso. La conoscenza delle proprie sensazioni, dei materiali, dei luoghi, dell’equipaggiamento, mi ha permesso la scoperta di emozioni nascoste, che aspettavano solo di potersi manifestare.

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LA SOLITUDINE DELLA MONTAGNA

camminare A volte mi domando perché spesso cerco ed ho cercato la solitudine in montagna. Forse perché spesso soli è più comodo, forse perché l’ambiente solitario è stimolante, ti pone di fronte ai tuoi limiti, forse perché è più introspettivo. Sicuramente non c’è peggior solitudine di quella che a volte si prova in un ambiente affollato. Forse è da questo che fuggo. Esularsi dal contesto, pur essendone perfettamente consapevoli e conoscitori, è questo il mio concetto fondamentale del camminatore. A tal proposito, nei miei racconti cito spesso un’esperienza vissuta esattamente un anno fa: un percorso a piedi per andare al lavoro, ventisei km sulla strada statale per Alessandria. Un chilometro camminando ed uno correndo, poco meno di tre ore di equilibrio, di pienezza psicofisica, tre ore passate come un lampo. Fuori c’era un contesto, ma io ho vissuto il mio, la realtà cambia quando noi cambiamo la nostra visione di essa, il nostro cammino si colora solo per merito nostro.

PASSIONE ED OBBIETTIVI CHIARI

Un paio d’anni fa, invece, Arenzano / Spotorno lungomare, andata e ritorno, 80 km durante i quali mi sono sentito vivo, in contatto con ogni parte del mio corpo. Per camminare non serve lo spettacolo, il pubblico, i fuochi d’artificio…ci vuole una cosa sola: la nostra passione, il non rinunciare mai a sentirsi vivi, sempre un obbiettivo davanti a noi, sempre un passo….e poi un altro.

CAMMINO E VITA

Alla fine questo mio amore per il camminare probabilmente non è altro che l’amore per la vita. È banale, ma la nostra esistenza è un cammino, può essere lineare, circolare, con salite a volte faticose, con discese a volte ripidissime. Forse è per questo che ho scelto di camminare, perché la vita è meravigliosa, e merita di essere percorsa sempre, con le proprie forze, con il proprio cuore.

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