Addio Aylan, piccolo Principe

L’approdo del piccolo Aylan, simbolo del doloroso viaggio compiuto da tanti rifugiati siriani che in patria non trovano più pace e libertà ormai da anni


Per un po’ di tempo ha suscitato sdegno e orrore. Stiamo parlando della tragica vicenda di Aylan Kurdi, il bimbo di tre anni morto per annegamento mentre tentava di raggiungere l’Europa sfuggendo all’orrore che si consuma da anni in Siria. Scappava da Kobane, la sua città, dal suo Stato, dalla guerra. Il suo era un viaggio verso la speranza e verso un futuro diverso, che non gli è stato concesso di raggiungere. Di seguito pubblichiamo questo toccante testo scritto dalla professoressa Carla Traverso, nella speranza che il suo sacrificio non venga mai dimenticato, ma resti un monito per il presente e il futuro.

Aylan (2012 -2015)

Testo di Carla Traverso, scritto il 2 settembre 2015

In molti ci eravamo chiesti dove fossi finito, se su un asteroide o addirittura su una stella. Invece eri rimasto, invisibile, in mezzo a noi, perchè avevi ancora una missione da compiere. E così ieri, il mare ti ha deposto delicatamente sulla spiaggia tra le calde braccia della sabbia.
Come ogni principino che si rispetti, eri vestito con i tuoi abitini più belli, le scarpine ordinatamente allacciate, tutto pulito, come si può essere solo nelle favole, anche se questa non è stata a lieto fine, trasformandosi nella più cupa tragedia greca.

Addio, piccolo Principe.

Il tuo primo miracolo lo hai fatto quando un soldato si è avvicinato a te e, sollevandoti, con la massima cura, come se fossi ancora vivo, ti ha portato via, sottraendoti alla vista del mondo. Hai trasformato il simbolo della guerra nell’immagine della pietà.
Il secondo miracolo è stato quello di penetrare il cuore incartapecorito dei popoli, mettendoli di fronte alla loro pochezza, alla loro ennesima occasione fallita di comportarsi da uomini.
Hai riportato in primo piano ciò che conta davvero: il cielo stellato sopra di noi e la legge morale dentro di noi, come diceva Kant.

Addio, piccolo Principe.

Non morirà il tuo piccolo, tenero cuore rubato dall’acqua; e anche se noi, gente 2.0, siamo ancora quelli della pietra e della fionda, seppur con un microchip al posto dei sentimenti e uno stantuffo come muscolo cardiaco, tu stavolta hai fatto inceppare gli ingranaggi, mandando in tilt il meccanismo. Tu, piccolo principe accarezzato dalle onde, che nessun bacio potrà più risvegliare, hai fatto fiorire il deserto delle nostre anime.

Addio, piccolo Principe Aylan.

Se la tua morte servirà a far durevolmente capire al mondo e a questo Continente ormai vecchio e malato di doversi scuotere da un torpore emotivo letale, essa si trasforma in nuova linfa vitale.
E questo sarà “forse”, di tutti, il miracolo più grande, perchè una cosa è chiara ormai: imprigionati nei nostri pregiudizi, siamo diventati noi stessi il nostro incubo e la nostra condanna.