La millenaria Fiera di S. Orso

Il 30 e 31 gennaio si svolgerà la 1013° FIERA DI SANT’ORSO, appuntamento Millenario con la tradizione artigiana della Valle d’Aosta e con la “valdostanità”. La Fiera, con la sua affascinante storia secolare, si celebra ogni anno nel cuore del duro inverno alpino. Per comprendere il motivo di questa data, occorre risalire alla notte dei tempi quando pare che le Alpi godessero di un clima addirittura più caldo dell’attuale, potendo contare su inverni più brevi e miti che vedevano nel 31 gennaio la conclusione della stagione fredda.

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Durante i tre giorni di mercato i valligiani vendevano e compravano le suppellettili (culle, scodelle, pestelli, taglieri, posate o gli attrezzi agricoli giornate invernali) che sarebbero serviti nelle abitazioni principali o negli alpeggi e per la lavorazione dei campi. Con il passare degli anni comparvero sui banchi dei venditori, anche altri oggetti più conviviali, come la “Grolla”, la famosa coppa valdostana usata per bevute “à la ronde”, che la tradizione vuole legata al mistico vaso del “Gral” dei Cavalieri di Re Artù.

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Risale alla fine del 1800 la vendita dei primi giocattoli intagliati: galletti, cavallucci con le ruote (i famosi Tatà) e “Cornailles”, ossia le mucche in legno stilizzate con le quali i bambini replicavano nei loro giochi le batailles degli alpeggi. Nei decenni successivi l’offerta si arricchisce ulteriormente e appaiono altri prodotti dell’artigianato locale, come le sculture in pietra, il ferro battuto, le stoffe tessute a mano con gli storici telai di Champorcher e Valgrisenche e i preziosi merletti a tombolo di Cogne i segreti della cui lavorazione sono tramandati oralmente di madre in figlia.

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Ancora oggi la Fiera di Sant’Orso che si snoda tra via Sant’Anselmo e via Porte pretoriane e nell’Atelier Arts et Métiers di Piazza Chanoux; pur nella sua contemporaneità,  rappresenta la storia di un popolo, del suo territorio, della sua cultura, della sua tradizione, della sua arte e dei suoi segreti. Certo, scoprire o carpire tali segreti non è impresa facile. Superata però la riservatezza tipica delle genti di montagna, tutto diventa più semplice e la visita tra i banchi diventa un vero e proprio viaggio nella valdostanità, nelle radici di un popolo che trova poi la sua espressione di festa e accoglienza nella veillà, la lunga notte bianca (tra il 30 e il 31 gennaio) tra le vie del centro storico, dove invisibili cantine si materializzano, aprendo le porte ai passanti per coinvolgerli in banchetti, canti e balli fino alle prime luci dell’alba, quando i manufatti torneranno a popolare i banchetti della Foire.

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Per aiutare i turisti a scoprire i segreti che questo viaggio può riservare, la Valle d’Aosta ha creato la figura del “personal shopper”, una sorta di guida storico-turistico-artigianale incaricata di accompagnare gruppetti di sei persone lungo le vie del centro, alla scoperta degli artigiani-artisti che meglio interpretano gli interessi dei singoli visitatori. Più che di un viaggio nella fiera, sarebbe infatti più corretto parlare di infiniti viaggi personalizzati. La ricerca può infatti partire dal prodotto trattato (sculture, giocattoli, attrezzi agricoli, arredi per la casa tessuti e lavorati a mano, sabots – i tipici zoccoli di legno – pantofole, borse…) o dal materiale utilizzato (legno, pietra, ferro battuto, vimini, lana, canapa), ma può diventare più raffinata se a questi per esempio si abbinano il soggetto che lo contraddistingue, l’epoca storica a cui fa riferimento, l’utilizzo o meno del colore, l’impiego di attrezzi tradizionali o moderni.

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