Il vino nell’Antico Egitto, viaggio nella storia

Di Elisabetta Pasquali

Che il vino abbia una storia antichissima, è fuori discussione. Il nettare degli dei lo chiamavano nell’antica Grecia, dove una divinità, Bacco, gli era addirittura consacrata, con tanto di sacerdotesse, le Baccanti, che ebbre e senza freni compivano riti in suo onore. Ma se andiamo ancora più indietro e più precisamente al terzo millennio avanti Cristo e dalla Grecia ci spostiamo in Egitto scopriamo che già allora e in quel luogo il vino esisteva e aveva un suo ruolo ben preciso all’interno della società egizia. I reperti archeologici che risalgono fino a quel periodo svelano infatti che l’uva e di conseguenza il vino erano particolarmente apprezzati dagli antichi egizi.

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IL PASSATO NEL BICCHIERE

E proprio sulla scorta di queste interessanti scoperte che dal piano alimentare si spostano su quello più specifico della viticoltura, dell’arte della vinificazione, per arrivare fino all’utilizzo del vino nella mummificazione, è dedicata la mostra esclusiva “Il vino nell’Antico Egitto. Il passato nel bicchiere”, che si terrà dal 22 marzo al 19 maggio nella chiesa di San Domenico ad Alba, in provincia di Cuneo. L’evento, ideato e curato dall’archeologa ed egittologa Sabina Malgora, si propone un’indagine attenta sul rapporto tra vino, divinità e misticismo.

STORIA E CULTURA IN UN PERCORSO AFFASCINANTE

La mostra seguirà un percorso suggellato da 50 reperti archeologici risalenti al periodo compreso tra l’Antico Regno e il periodo Romano, dimostrando come proprio il vino costituisca una sorta di trait d’union tra diverse civiltà, quella egiziana, appunto e quella latina. Due sezioni speciali saranno dedicate all’inscindibile nesso tra storia e cultura nell’Antico Egitto. Per la prima volta saranno esposti al pubblico la Mummia di Epoca Tarda e il suo sarcofago, prestito del Museo di Merano, e per l’occasione si potrà vedere la testa ricostruita a tutto tondo della mummia in esposizione, lavoro che permette di individuare i caratteri somatici.

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L’esposizione è ospitata presso la chiesa di S. Domenico ad Alba e offre al pubblico un percorso articolato in cui si ammirano reperti archeologici dal 2686 a.C., la riproduzione in scala reale di una tomba con pitture parietali, un sarcofago con una mummia e la ricostruzione tridimensionale del suo volto, oltre a documenti fotografici.

Due sezioni speciali approfondiscono la storia e la cultura nell’Antico Egitto.

MUMMY PROJECT E LA MUMMIA

La prima è dedicata allo studio della mummia di Epoca Tarda e al suo sarcofago, entrambi provenienti dal Museo di Merano ed esposti al pubblico per la prima volta. In esclusiva è inoltre presente la a tutto tondo della mummia esposta, frutto di un attento lavoro da parte dell’ équipe multidisciplinare italiana Mummy Project, teso a una fedele riproduzione dei principali caratteri somatici dell’individuo mummificato, attraverso diversi procedimenti, come la micro analisi e la tomografia, messi in atto presso i laboratori americani della Pennsylvania.

LA TOMBA DI IRYNEFER

buonviaggioitalia_egittomostraUna seconda sezione si concentra invece sulla ricostruzione in scala reale della tomba TT290 di Irynefer con volta a botte (m. 5,10×2,20×2,10), il cui originale si trova a Deir el Medina nel villaggio dove vivevano coloro che costruivano le tombe nella valle dei Re e delle Regine.

All’entrata è raffigurato il dio Anubi in forma di sciacallo che protegge l’ingresso e sulle pareti si osservano diverse scene didascaliche tra cui “la confessione negativa” fatta dal defunto alla presenza di 42 divinità, che formano il tribunale divino presieduto da Osiride, per poter essere ammesso nell’aldilà. Nella Stele di Senbi (Medio regno, XII dinastia) risalta il vino come elemento simbolico in ambito religioso, data la sua presenza nei corredi funebri.

Sempre tra gli oggetti legati al vino come simbolo di rinascita all’interno della mostra sarà visibile la statuetta in bronzo del dio Osiride, che rinasce dopo la morte e l’imponente scultura di tre metri in quarzo-diorite raffigurante la dea Sekhmet con la testa di leonessa, il cui nome significa “la potente”.

UN TOCCO FASHION

Infine una curiosità riguardante un orpello tipico dell’abbigliamento degli antichi egizi: i callari usekh in fayence. Portati sia dagli uomini sia dalle donne, questi ornamenti avevano forma di un grappolo d’uva, come pure molti inserti parietali di palazzi e templi che utilizzavano l’uva sempre come simbolo di rigenerazione. Quanto il vino fosse un bene considerato prezioso lo dimostrano infine altri oggetti presenti nella mostra: le anfore con l’interno impermeabilizzato per conservare il vino, con forme diverse a seconda delle fasi di fermentazione e di invecchiamento.

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La mostra, che raccoglie opere provenienti dai tre più importanti musei egizi italiani (Il Museo Egizio di Torino, il Museo di Merano e il Museo Archeologico Nazionale di Firenze), prevede anche aperture serali e si inserisce nel nutrito calendario di eventi che caratterizzeranno la primavera di Alba, arricchita da eventi collaterali come degustazioni, conferenze, serate di poesia, performance di teatro danza e concerti.

INFO

Orari di apertura
da martedì a venerdì: 14.30 – 18.30 (mattina e lunedì su prenotazione)
sabato: 10 – 22
domenica: 10 – 19
www.mummyproject.wix.com/eventi

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