Protesto dunque sono: lo “shock estetico” di Banksy a Milano

Alla scoperta delle opere di Banksy, uno degli artisti contemporanei più sorprendenti e imprevedibili. Una mostra a Milano offre una chiave della sua visione del mondo e dei suoi progetti, tra cui quello a favore del popolo palestinese


di Giuseppe Leo

Irriverente, artisticamente “sgarbato”, politicamente pungente. Uno shock estetico, in una parola Banksy.
Fino al prossimo 14 aprile in scena a Milano, al Mudec di Via Tortona (raggiungibile dalla fermata metro M2 di Porta Genova) la mostra dedicata al poliedrico artista inglese dall’identità misteriosa. Già dal titolo, “A visual protest, protesto dunque sono”, si intuisce quanto questa raccolta, contenente circa 80 lavori confezionati dal curatore Gianni Mercurio, sia strategica per comprendere la parabola del suo deus ex machina e la sua collocazione nel panorama artistico contemporaneo. Non capita tutti i giorni di assistere a una rassegna di un artista dalle fattezze sconosciute, ma del quale sono riconoscibilissimi l’arte sregolata e la semantica delle opere.

LA STREET ART DI BANKSY

Che dietro la maschera si celi un singolo artista o addirittura un intero collettivo ha davvero poca importanza: Banksy è considerato uno tra i più vivaci street artist del nostro tempo. I suoi stencil, veri e propri dipinti su strada dal significato urticante, catturano l’attenzione delle nuove generazioni ma riaccendono vecchie passioni in seno a chi giovane non è più. Obiettivo della retrospettiva, lo dicevamo in premessa, è quello di determinare la collocazione di Banksy a MilanoBanksy nella geografia artistica contemporanea. Si scorge così un concetto visivo a metà strada tra situazionismo, satira politica, tratti polemici rigorosamente trasversali, che vanno dalla politica mondiale, a quella del Regno Unito, non risparmiando nemmeno la corona inglese, con un focus importante sulla questione palestinese, da sempre perno attrattivo dell’opera dell’artista britannico. Una sensibilità, quella per la questione mediorientale che lo ha portato nel 2017 ad aprire un albergo a Betlemme, il Walled Off, a soli cinque metri dal muro che divide Israele dai territori palestinesi.
Un progetto da lui interamente finanziato, per favorire la cooperazione israelo-palestinese e dare una scossa a un mercato economico, quello palestinese, asfittico e depresso. E poi Banksy e la musica, un rapporto organico, un terreno minato sul quale l’irriverenza dell’artista trova libero sbocco attraverso l’elaborazione di numerose rivisitazioni satiriche e collaborazioni con vari artisti. Nella narrativa banksiana in mostra al Mudec di Milano sopravvive poi uno spazio metaforico per il mondo animale, in particolar modo per i topi. Per l’artista, infatti, i topi esistono, ma senza permesso. Un po’ come il nostro Banksy, che esiste e si fa sentire, pur senza un volto. Un esilio dalla scena, il suo, senza un “prima”, un inizio.