Viaggio nel “sentiroba” delle italiane

Per sei donne su dieci l’abbigliamento è fonte di piacere e di grande soddisfazione personale, per le altre quattro, invece, scatena ansia. Sono questi i dati emersi da una ricerca condotta dall’istituto Duepuntozero Doxa, presentata il mese scorso a Milano, in occasione del lancio sul mercato del nuovo Lenor, l’ammorbidente prodotto dalla P&G.

ITALIAN STYLE: GUSTO ED ELEGANZA

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Il viaggio all’interno del proprio armadio assume così, per molte donne italiane, i connotati di una vera e propria esplorazione, dettata dalla curiosità, dallo spirito di iniziativa, senza trascurare altri aspetti essenziali del viaggio, come l’attenzione agli odori e ai colori che troviamo sul nostro cammino.

Le donne italiane partono privilegiate. Inutile dire come l’italian style sia noto in tutto il mondo come sinonimo di gusto e di eleganza, ma forse proprio per questo si avverte un senso di responsabilità ancora più forte. L’itinerario è spesso giornaliero, il pendolarismo verso il proprio armadio inizia alla mattina, quando ogni donna, prima di recarsi al lavoro compie un in inevitabile momento di raccoglimento d’innanzi alle ante spalancate del proprio guardaroba, indecisa su cosa scegliere. Discriminanti essenziali sono la stagione e il contesto, ma non c’è dubbio che anche carattere e personalità giochino il loro ruolo.

LA SECONDA PELLE DELLE ITALIANE

Ad ogni donna sembra di possedere sempre troppi vestiti o troppo pochi: raggiungere un equilibrio è un’impresa quasi impossibile. Ma poi altri elementi entrano in gioco. L’abbigliamento è una seconda pelle e quindi a chi di noi piacerebbe presentarsi in pubblico indossando qualcosa che non ci convince?

Di sicuro un buon 40% degli abiti che possediamo trascorre buona parte della sua vita sepolto tra altri capi più sfruttati ma ciò che sembra attirare maggiormente le donne italiane, oltre alla qualità dei tessuti, è anche il profumo e l’idea di pulito che un abito deve trasmettere. Come dire insomma che anche un capo demodè, forse non più nuovissimo, ma di un colore e di un odore piacevole può avere più successo di un vestito all’ultima moda ma che non riesce a trasmettere le stesse sensazioni di familiarità. Il viaggio nell’abbigliamento quindi abbandona gli armadi e le boutique e si trasferisce nell’oblo della lavatrice o nella bacinella qualche volta si preferisce ancora lavare a mano i propri capi delicati per non comprometterne la morbidezza.

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TRA MORBIDEZZA E PROFUMO SI STA MEGLIO

Mentre infuria il progresso e il villaggio globale si è ormai trasformato in una megalopoli di cui è impossibile riconoscere i confini, può risultare davvero sorprendente quanto portano alla luce i dati raccolti da Duepuntozero: ben sei donne italiane su dieci decide di occuparsi personalmente della cura dei propri capi. Solo il 27% delega le lavanderie, mentre il restante dodici preferisce affidarsi all’esperienza materna. Sta di fatto, comunque, che qualunque sia la strada intrapresa, il viaggio deve approdare a un’unica meta, condivisa dal 68% del nostro campione: la maggior parte delle donne vuole raggiungere un perfetto connubio tra morbidezza e profumo.

Solo così vestirsi non è un semplice atto meccanico che ognuno di noi compie quotidianamente ma si rinnova ogni giorno in un piacere indispensabile per affrontare al meglio la giornata che ci aspetta. Lenor sembra davvero un prodotto nato per essere l’ideale compagno di viaggio tra i meandri del guardaroba: “A garantire un profumo che resta a lungo sugli abiti è la tecnologia “Perfume Micro Capsule” (PMC) –  ha spiegato Daniela Cappello, Responsabile Comunicazione Scientifica P&G – Questa tecnologia è stata ulteriormente perfezionata in “dual PMC System”: le preziose essenze – che per la prima volta combinano diverse fragranze PMC in accordi unici e brevettati da P&G – sono racchiuse in speciali capsule che vengono depositate sui capi durante il risciacquo. Man mano che si indossa il capo, le capsule via via si dischiudono e il profumo viene gradualmente rilasciato, offrendo una sensazione di morbidezza e una profumazione che dura fino a 7 settimane.

 CLAUDIA GERINI: TRA SET E VITA REALE

lenorLenor accontenta quindi anche le “viaggiatrici” più esigenti, quelle cioè quelle per le quali il profumo del proprio vestito è fondamentale ma svanisce troppo in fretta. La presentazione di Lenor e, contestualmente, della ricerca di Duepuntozero Doxa, ha avuto come ospite d’eccezione l’attrice Claudia Gerini che ha così raccontato il suo duplice viaggio tra gli abiti di tutti i giorni e quelli che deve indossare sul set:
Quando sono a casa, il mio rapporto con l’armadio è piuttosto sereno e gioioso. Proprio come le donne che hanno partecipato alla ricerca ho più vestiti di quanti indossi, ma mi piace scegliere a seconda delle occasioni e dell’umore. Anche per me il piacere di indossare è molto legato alle sensazioni di morbidezza e profumo, perché il profumo è un elemento chiave del nostro benessere”.

E quando invece gira un film?
Sul set devo fisicamente “entrare nei panni” del personaggio che interpreto: alcune volte è stato estremamente piacevole o utile, come nel caso del film di “Il mio domani” di Marina Spada in cui i costumi indossati mi hanno aiutato moltissimo nella costruzione dell’intenso personaggio della protagonista; altre volte è stato più difficile o persino sgradevole, magari per semplici ragioni “climatiche” come nel caso di “Una famiglia perfetta” di Paolo Genovese, in cui ho dovuto indossare un caldo maglione a collo alto in pieno agosto, o in quello di “The Passion” di Mel Gibson in cui vestivo i leggerissimi abiti della moglie di Pilato nel freddo delle albe invernali!

Attrici famose e donne comuni non sembrano quindi comportarsi in modo troppo diverso quando si tratta di scegliere l’abito da indossare. Per tutte ciò che conta, come afferma Federico Capeci, Amministratore Delegato di Duepuntozero Doxa – “Il senso di “indossare il piacere” è declinato in modo differente da donna a donna, coinvolgendo aspetti di comfort, esteriorità, ma anche una certa intimità. Per quasi tutte comunque esso nasce dal giusto connubio di morbidezza e profumo, indicandoci quindi un rapporto multisensoriale con i propri capi di abbigliamento. Per questo ho concluso la presentazione della ricerca con una provocazione: più che di “guardaroba” dovremmo forse parlare di “sentiroba”.

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