Torino da mangiare

Di Silvana Benedetti

Per chi pensa che Torino sia solo gianduiotti, agnolotti, grissini, il «bicerin», Lenti risponde con la sua  “campagna” “Torino da mangiare“.

L’azienda dal 1935 è specializzata nella produzione di prosciutti cotti e arrosti di alta qualità dedita all’eccellenza e alla “purezza” dei prodotti. Una famiglia, quattro generazioni, ottant’anni di esperienza e una specializzazione, la cottura delle carni.

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Attilio Lenti

Il grande patrimonio di tradizione dell’azienda, che ha sede a Santena in provincia di Torino, si traduce nella ricetta d’eccellenza con cui Lenti prepara i suoi prodotti, la “Ricetta del Puro Piacere” che conferisce da sempre un gusto delicato e unico ad ogni prodotto e che consiste sempre nella selezione rigorosa di materie prime di alta qualità, nella lavorazione tradizionale dei maestri salumieri Lenti, specialisti nella “cottura” lenta delle carni, e nell’impiego di spezie pregiate secondo le ricette originali di Attilio Lenti. Senza mai aggiungere glutine, lattosio e caseinati, ingredienti ogm, polifosfati e glutammato.

PROSCIUTTO E BIRRA ALL’OMBRA DELLA MOLE

buonviaggioitalia_torinogustoMa il prosciutto cotto non è l’unico nato all’ombra della Mole, anche la birra vuole la sua parte: nasce così una birra per la città, la birra di Torino. Si chiama «Chellerina» dal tedesco «Kellnerin» ovvero la cameriera che serve nelle birrerie. Ma non si tratta del solito gusto esterofilo degli italiani pronto a immortalare sull’etichetta le bionde e giunoniche ragazze dell’Oktoberfest.

A Torino «Chellerina» è tutta un’altra storia e ricorda le cameriere, incubo delle signore torinesi, delle birrerie chiuse nell’800 per la rivolta delle mogli. L’idea della Chellerina nasce da un’alleanza tra birrifici. I mastri birrai Riccardo Miscioscia (Birrificio La Piazza), Maurizio Griva e Graziano Migliasso (Birrificio San Paolo), Mauro Mascarello (Birrificio Torino) e Renzo Losi (Black Barrels) hanno siglato un accordo per produrre una birra sola per Torino. L’esordio è stato lo scorso settembre al birrificio “La Piazza” di via Durandi 13 con la ‘cotta pubblica’, primo atto delle celebrazioni per i dieci anni della «Piazza dei mestieri», la fondazione nata e cresciuta con finalità educativa ma diventata, tra tante altre cose, anche un punto di riferimento per la «Torino capitale del gusto».  

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A PROPOSITO DI CHELLERINE ……

Nel 1865, centoquarantuno anni fa a Torino c’erano 114 birrerie ovvero posti dove la birra veniva prodotta e spillata. Il luogo simbolo in città era la Boringhieri – che sorgeva più o meno dove c’è piazza Adriano e nei locali abbattuti nel 1961 – qui nacque la moda di far servire la birra da avvenenti ragazze torinesi ma tutte rigorosamente bionde e, secondo la leggenda metropolitana dell’epoca, molto disponibili. Alla Boringhieri fu un successo e in città le chellerine divennero un esercito. Arrivarono a essere 670, avvenenti e prorompenti, roba da capogiro per i torinesi dell’epoca.

Si racconta che le giovani provenissero soprattutto dal Borg del Fum o da Porta Pila e che più di un marito si sia preso una sbandata per loro. Per ogni colpo di testa maschile da qualche parte in città c’era una donna arrabbiata e alla fine in perfetto stile «Bocca di rosa» le signore si coalizzarono. La gelosia di madame e madamine trovò una potente sponda nei giornali conservatori dell’epoca e partì una campagna contro quell’«armata di rovina-famiglie». Un movimento d’opinione che convinse la Camera Subalpina a porre fine a tutto. Un decreto stabilì la chiusura immediata delle birrerie che avevano al loro servizio personale femminile. Così ben 109 delle 114 birrerie torinesi chiusero i battenti. La prima sera dopo l’approvazione ne rimasero solo cinque, tutte rigorosamente con personale maschile, ma soprattutto semivuote. Era finita un’epoca.

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