Siena, tra santi e ghiottoni

L’arte del cibo e della pittura convivono a Siena. Da riscoprire in un inconsueto itinerario che tocca i principali musei e monumenti della città toscana. E gli artisti più famosi dal ‘300 al ‘500


Testo e foto di Auro Bernardi

Dal Banchetto di Erode, alle Nozze di Cana all’Ultima Cena, la Bibbia è ricca di momenti conviviali che hanno ispirato nei secoli gli artisti. I quali, a loro volta, si sono sbizzarriti a rappresentare quegli episodi secondo i canoni del loro tempo, secondo i loro usi e costumi. Fissando così sulle tavole (dipinte) una preziosa testimonianza di vita quotidiana. Preziosa anche per noi, oggi, sempre alla ricerca delle radici gastronomiche e culturali dei cibi di cui ci nutriamo. Tanto più rinomati quanto più legati a tradizioni secolari.

Siena panorama
Un territorio come quello senese è tra i meglio conservati sotto il profilo naturalistico e dunque i suoi prodotti rurali rappresentano quanto di più vicino a quel sapere antico che fa ricca la tavola. Non solo: i maestri della pittura e della scultura locale del basso medioevo sono una guida eccezionale alla scoperta di questi sapori antichi. Basta solo cercare tra chiese, palazzi e musei di cui la città toscana è ricchissima.

UN CAMPANARO “MANGIONE”

Si può cominciare da Palazzo Pubblico attuale sede del Comune, un tempo governo della Repubblica Senese. Più precisamente dal cuore del palazzo, da quella Sala dei Nove in cui si riunivano le più alte cariche del governo cittadino. Qui tra il 1337 e il 1340 il pittore Ambrogio Lorenzetti ha dipinto i celebri affreschi del Buon Governo. Uno spaccato di vita civile con numerose figure di commercianti e contadini che portano in città i loro prodotti agricoli. Tra cui i maiali di razza cinta senese, quelli neri con una fascia addominale bianca che oggi rappresentano una rinomata Dop.

Naturalmente la visita al Palazzo Pubblico non può esaurirsi qui, ma deve proseguire in tutte le sale del piano nobile e con gli altri affreschi. A partire dalla Sala del Mappamondo, con il Guidoriccio da Fogliano all’assedio di Montemassi di (forse) Simone Martini e la Maestà di Duccio di Buoninsegna, con la Cappella, le sale del Concistoro, di Balìa e dei Cardinali e gli affreschi di Taddeo di Bartolo, del Beccafumi e del Sodoma. Insomma, un concentrato di capolavori dal gotico al manierismo. Di rigore anche la salita alla Torre del Mangia da cui si gode un superbo panorama sulla città e sulla campagna, paesaggio rimasto intatto nei secoli. La torre, a piombo su Piazza del Campo, ne offre la classica veduta che mostra la sua forma a conchiglia e i nove spicchi in cui è divisa, pari al numero dei supremi magistrati della repubblica. Quanto al curioso nome della torre, secondo la leggenda si tratterebbe dell’epiteto dato dalla popolazione al primo campanaro, Giovanni di Balduccio, che scialacquava tutti i suoi guadagni in bagordi a tavola.

ORFANI E RICCIARELLI

Altro luogo dove si possono ammirare capolavori legati all’arte del cibo è il Museo di Santa Maria della Scala. Nato come Xenodochium, cioè come ospizio per i pellegrini diretti a Roma lungo la via Francigena, si trasformò poi in Hospitale per i poveri e i malati, orfanotrofio per i gettatelli (bambini abbandonati) e ricovero per i vecchi. E ospedale è rimasto fino a pochi decenni fa quando, spostato il nosocomio, fu avviata un’imponente opera di restauro e recupero che non è ancora terminata. Oggi Santa Maria della Scala ospita il Museo Archeologico, con importanti reperti etruschi e romani, e ospita i pannelli e le statue originali di Fonte Gaia di Jacopo della Quercia, messi a confronto con gli interventi ottocenteschi dello sculture Tito Sarrocchi.

Ma il nostro tema ci porta nel cuore del vecchio Spedale, il quel Pellegrinaio che ne costituisce il corpo principale e di rappresentanza. Qui si può ammirare uno dei cicli pittorici più importanti e imponenti di tutto il ‘400 italiano, opera quasi interamente dovuta a Domenico di Bartolo. Le grandi scene affrescate narrano la vita quotidiana che si svolgeva qui nel XV secolo. Tra queste il Pranzo dei poveri che si teneva tre volte a settimana con prodotti, diremo oggi, a km-0, provenienti dalle grance (fattorie) di cui l’ente era proprietario. Bellissimo anche l’affresco con il matrimonio di un’orfana cui lo Spedale versava la dote. Nella scena dipinta una serva offre agli invitati un cestino di dolci che ricordano molto da vicino i celebri ricciarelli di marzapane.

Siena Duomo
AGNELLO, PESCE, PANE E GALLETTE

Scene di banchetti si trovano anche in alcune opere conservate nel Museo del Duomo, l’importante collezione che riunisce molti capolavori del ‘300 e le parti originali della decorazione scultorea che orna l’esterno della cattedrale senese, una delle più belle e ricche d’Italia. Nelle celebre Maestà (1308-1311) di Duccio di Buoninsegna alcune formelle come L’ultima cena, Le nozze di Cana e L’apparizione di Gesù durante una cena degli apostoli mostrano tavole più o meno riccamente imbandite con vivande ancora presenti nei menu locali (agnello, pesce, zuppe, pane bianco e gallette Lato Battistero a Sienada rinvenire nel vino o nel brodo) e suppellettili come brocche in vetro e ceramica invetriata, bottiglie globulari (le antenate dei fiaschi) e bicchieri in vetro trasparente prodotte ancora oggi dalle manifatture artigiane presenti sul territorio. La visita non può che concludersi con la salita al Facciatone dell’incompiuto Duomo Nuovo, il punto più panoramico dell’intera città. Se poi si è acquistato il pass che unisce in un unico biglietto tutte gli edifici pertinenti alla cattedrale si può godere di un magnifico percorso, chiamato Porta del Cielo, che consente di camminare sopra, dentro e fuori il tempio, ammirando scorci mozzafiato della cattedrale e dell’intera città. Dall’alto si può anche apprezzare al meglio lo stupefacente pavimento della chiesa, con i riquadri a tarsie marmoree che già nel ‘500 Giorgio Vasari definì “il più bello, grande e magnifico che mai fusse stato fatto”. All’interno del tempio, opere di Nicola Pisano, Donatello, Michelangelo e la Libreria Piccolomini, interamente affrescata dal Pinturicchio, con i codici quattrocenteschi miniati da due grandi maestri: Girolamo da Cremona e Liberale da Verona. Tornati all’esterno, prendendo la scenografica scalinata che si apre a lato delle absidi, si scende al Battistero di San Giovanni (tappa intermedia, l’interessante Cripta) dove ci aspetta il Banchetto di Erode scolpito da Donatello nel 1425-27 per il Fonte Battesimale.

SOTTO L’EGIDA DEL CONSORZIO

Ma dove trovare il corrispettivo di tanta dovizia di sapori, solo immaginati per quanto riguarda le opere d’arte? Senza uscire dallo stupendo centro storico (Patrimonio Unesco) basta dirigersi verso Porta Camollìa, una delle otto superstiti della cerchia muraria ancora intatta, percorrendo via dei Banchi di Sopra. Arrivati in piazza Salimbeni (con la celebre Rocca, sede storica del Monte Paschi), basta piegare un poco a sinistra e imboccare via Pianigiani. Al piano terra del palazzo rinascimentale che si trova al numero 5, c’è il punto vendita del Consorzio Agrario di Siena (www.capsi.it). Una galleria di botteghe e spazi espositivi dove si concentrano le eccellenze gastronomiche del territorio: i pici (specie di spaghetti senesi), la carne chianina, i vini Brunello, Chianti, Colli Senesi e via libando, l’olio, i cantuccini, i ricciarelli, il panforte… Le specialità si possono degustare seduti al banchi e acquistare con la certezza di un prezzo equo e della qualità, garantita dal consorzio.

OSPITALITA’
B&B Palazzo del Magnifico
via di Monna Agnese 22, tel. 3897853750 www.palazzodelmagnifico.it
Poche stanze in una location favolosa: la residenza cinquecentesca di Pandolfo Petrucci, detto il Magnifico, analogamente al fiorentino Lorenzo de Medici, per la sua opera di pacificazione tra le fazioni cittadine. Dormire tra queste mura, accanto al Duomo, significa anche solo aprire una finestra e affacciarsi alla Bellezza.

INFO
www.comune.siena.it
www.terresiena.it

ATTRAZIONI DA VISITARE A SIENA

Come arrivare:

In auto:
Da Nord: Autostrada A1. A Firenze, uscita Firenze Impruneta e da lì la Superstrada Firenze-Siena.
Da Sud: Autostrada A1. Uscita Valdichiana poi il raccordo SS326 Bettolle-Siena.
In treno:
Stazione Ferroviaria propria sulla Ferrovia Centrale Toscana che collega Empoli a Chiusi.
In Autobus:
Autolinee Sena e Autolinee Sita, da tutte le principali città italiane.
In Aereo:
Aeroporto di Firenze Peretola.