Cantine in Franciacorta, visita alla Berlucchi

Una visita alle cantine in Franciacorta è il modo migliore per esplorare e conoscere da vicino questo splendido territorio a vocazione vitivinicola. La nostra esperienza alla Berlucchi


Di Silvia Bigaran

Il vino è il canto della terra verso il cielo. Luigi Veronelli

Una visita alle Cantine in Franciacorta, ed in particolare alla storica azienda “Berlucchi”, vuol dire immergersi nella storia spumantistica di questo territorio e anche dell’Italia. Ci troviamo in una zona particolarmente vocata per l’allevamento della vite; in Franciacorta, infatti, la viticultura è praticata sin dall’anno 1000, dal momento che risente dell’influenza del vicino Lago d’Iseo e delle correnti fresche provenienti dalla Val Camonica, a cui si va ad aggiungere la presenza di un terreno morenico particolarmente drenante, ma poco fertile.

cantine in Franciacorta
Brolo vineyard and headquarter, ph Antonio Saba – foto concessa da Berlucchi

La storia di una fra le più prestigiose cantine in Franciacorta inizia nel 1955 quando Guido Berlucchi incontrò Franco Ziliani, quest’ultimo esperto in enologia. Da qui ha inizio un sodalizio che verrà interrotto solo dalla morte, negli anni 2000, di Guido Berlucchi; attualmente, infatti, l’azienda è gestita dalla famiglia Ziliani. La costruzione che ospita le cantine storiche è maestosa e poi, quando si voltano le spalle all’imponente edificio, ci si trova davanti lo spettacolo delle vigne… e la vista spazia sino alle colline che circondano il lago d’Iseo.

cantine in Franciacorta
borgonato castle, ph Antonio Saba – foto concessa da Berlucchi

Se poi si ha la fortuna di poter visitare un vigneto delimitato da muretti a secco, come i rinomati clos in Francia, accompagnati da uno dei responsabili della conduzione agronomica, come è successo alla sottoscritta, l’esperienza si arricchisce, permettendo così agli ospiti di addentrarsi nel merito.

LA CONVERSIONE ALL’AGRICOLTURA BIOLOGICA

Cantine in Franciacorta
bottiglia del 1961

I vitigni da cui si ottengono i rinomati spumanti sono Chardonnay e Pinot nero, allevati principalmente a cordone speronato e impiantati con una densità di 10.000 ceppi per ettaro. La Berlucchi ha ormai completato l’iter di conversione all’agricoltura biologica con l’utilizzo principalmente di zolfo e ferro, oltre che di concime organico. Malgrado queste sostanze siano presenti in natura, vi è una particolare attenzione nel loro uso, anche grazie alle moderne tecnologie. In particolare viene utilizzata la “zonazione vitivinicola”, vale a dire lo studio di un territorio vitivinicolo al fine di identificare le differenti unità a diversa vocazione viticola-enologica; ne risulterà una “carta” del territorio che servirà ad esaltare le singole peculiarità dei vitigni. Questo lavoro è completato dall’ osservazione delle condizioni meteo attraverso una serie di stazioni di rilevamento sparse per i vigneti, cui si aggiunge la rilevazione fotografica dall’alto tramite apparecchi ad infrarossi dei singoli vigneti, al fine di ottenere dati che riguardano l’indice e il vigore vegetativo tramite la misurazione dell’attività fotosintetica. Questo permette di decidere dove, quanto e se effettuare interventi colturali, fatti a mano o con l’ausilio di mezzi meccanici, e in vendemmia, realizzata esclusivamente a mano. Le decisioni che hanno portato alla scelta di riconversione al biologico sono molteplici, non ultima l’attenzione per la salute dei collaboratori e del consumatore finale, oltre che naturalmente uno sguardo lungimirante verso il rispetto per il nostro pianeta e le generazioni future.

RESPIRARE UN PEZZO DI STORIA

Ritornando poi all’interno dell’azienda, inizia la visita vera e propria alle cantine storiche, situate a dieci metri sotto il livello del suolo, e qui si respira letteralmente un pezzo di storia. Passeggiando tra le antiche mura, risalgono infatti al ‘600, si ammirano le pupitres in legno che ospitano le bottiglie pronte per il remuage. La visita si snoda tra gallerie e cavità che ospitano le bottiglie, accogliendole in un ambiente ottimale al loro, anche lungo, affinamento. Meravigliosa la galleria privata in cui è conservata l’ultima bottiglia dell’annata 1961, anno in cui dalla Berlucchi furono prodotte 3.000 bottiglie di Pinot, preludio del grande successo dell’azienda. Vi è poi una sorta di registro storico dove sono conservate in punta le bottiglie delle annate più significative e che, forse, non subiranno mai la sboccatura, se non al fine di valutarne l’evoluzione nel lungo periodo.

La nostra guida di questo viaggio fra le cantine in FranciacortaMarcello Avigo, responsabile per le visite in azienda – ci presenta le preziose bottiglie di Berlucchi “Palazzo Lana” Franciacorta riserva, ottenuto da uve pinot nero in purezza ed affinato a contatto con i lieviti per almeno 7 anni, per poi raccontarci della cuvée imperiale, composta da almeno 220 vini diversi, ognuno dei quali proveniente da singoli vigneti, vinificati separatamente e poi assemblati al fine di realizzare un fantastico spumante.

UN BRINDISI CON VISTA SUL LAGO D’ISEO

Cantine in Franciacorta
bottiglia particolare

Al termine della visita in questo luogo magico, ci aspetta un aperitivo in un’ala di questa storica azienda a base di salumi e formaggi locali degnamente accompagnati da un Berlucchi ’61 Saten. A questo segue un lauto pranzo presso il Relais Franciacorta, distante alcuni chilometri dalle cantine, luogo incantevole, dalla cui terrazza è possibile intravedere un suggestivo scorcio del lago d’Iseo.

Naturalmente ogni portata è accompagnata da uno spumante Berlucchi. In particolar modo vorrei citare il Berlucchi ’61 Franciacorta Nature 2009, vino che trascorre un periodo di affinamento in legno, chiaramente percepibile al naso. In conclusione, se avete l’occasione di esplorare le cantine in Franciacorta e di recarvi presso questa storica azienda, e di prenotare una visita guidata, avrete la possibilità di rendervi conto del lavoro e della passione che sta dietro ad un grande successo italiano.

A presto, Silvia