Reneuzzi: 13 Km per non dimenticare

Escursione di gruppo, narrata, fotografata e vissuta ai villaggi abbandonati della Valle dei Campassi: Casoni di Vegni, Ferrazza e Reneuzzi. Il punto di vista di chi ha camminato fra ruderi, ricordi e paesaggi


Di Alessandro Tavilla, foto di Nadia Balestrero, Andrea Vignoli, Donatella Barbagallo

La curiosità e la voglia di stupirsi spesso donano quelle energie in più che permettono di affrontare qualunque cosa capiti nella vita, figurarsi un evento piacevole, ma che ha bisogno di un po’ più di impegno fisico rispetto al solito.

Ed è ciò che ritengo sia stato alla base dell’escursione di domenica 28 giugno 2015, alla scoperta – o riscoperta per alcuni – dei borghi abbandonati di Reneuzzi, Ferrazza e Casoni di Vegni. Eravamo 31 persone, dalle età e le esperienze eterogenee, e alla fine ho sentito 31 voci (compresa la mia) esclamare o far capire ognuno a proprio modo che: “E’ una esperienza assolutamente da rifare, dobbiamo andare a scoprire altri luoghi simili”.

Reneuzzi
Foto di Nadia Balestrero – In cammino da Vegni verso i villaggi abbandonati

Infatti, i villaggi di pietra che abbiamo visitato saranno in parte abbandonati, sì, ma adesso un po’ meno dimenticati, perché senza ombra di dubbio resteranno nei ricordi di tante teste e tanti cuori. La voglia di stupirsi, dicevamo quindi, che subito ha dato benzina alle gambe dei “coraggiosi” che hanno deciso di affrontare i 13 Km circa di percorso fra andata e ritorno, in mezzo alle vette boschive della Val Borbera, alternando le salite alle discese, le mulattiere ai tratti più larghi dove poter anche camminare affiancati con la possibilità di discutere fra un respiro e l’altro.

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Foto di Andrea e Matteo Vignoli – visita al villaggio di Casoni di Vegni

E come succede sempre, la montagna unisce, e io, da persona nata e cresciuta in riva al mare, ne ho avuto conferma ulteriore in questa occasione. Perché ha permesso a tante persone di conoscersi e scambiarsi impressioni, consigli, promesse di future passeggiate insieme, e anche qualche panino al momento della meritatissima pausa rifocillante tra i resti di Reneuzzi.

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Foto di Donatella Barbagallo – lungo il cammino

Ed ecco che un bimbo di sei mesi, il pazientissimo Iacopo diventa quasi la mascotte della giornata, pronto a regalare un sorriso a chiunque lo guardasse o stesse vicino a Sara e Mario, i suoi genitori, immaginando chissà cosa potrà pensare quando sarà più grande e si renderà conto dell’impresa che ha compiuto facendo questo percorso. E come lo stupore visto negli occhi di un bimbo che scopre il mondo, mi ha colpito rivedere questo stesso stupore negli occhi degli adulti, come nel momento in cui siamo giunti a Ferrazza, il villaggio che alcuni docenti universitari genovesi hanno in parte rimesso in piedi faticosamente. E infatti, quando uno di questi insegnanti incontrato lì, Marco Veirana, ha iniziato a raccontare tale esperienza, ho osservato pian piano tutti i compagni e le compagne di questa avventura, seduti in ordine sparso quasi come se fossero inconsapevolmente inseriti in un quadro di un artista bucolico dal pennello talentuoso. Chi a terra, chi sull’erba, chi sugli scalini, chi su uno dei sedili di legno o su quelli improvvisati sulla pietra, ad ascoltare la storia, tutti col sorriso che traspariva dagli occhi o dal viso per chi portava gli occhiali da sole.

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Foto di Andrea e Matteo Vignoli – a Ferrazza, incontro con Marco Veirana e la famiglia

E da lì la curiosità crescente, fino alla visita dell’interno della casa risistemata dai “salvatori” di Ferrazza, col loro pavimento rifatto con tavole di legno, e il frigorifero a gas, ossia l’oggetto più tecnologico esistente nel villaggio. Ad uno ad uno, usciti tutti colpiti da questo “arredamento” in una casa che fino a poche decine di anni fa era un rudere, comunicavano la loro sorpresa, che ovviamente non si sarebbe conclusa lì.  Una sete di scoprire, quindi, che spesso ci ha sparpagliato in giro nell’osservare o nel fotografare luoghi che ovviamente non ricapiterà di rivedere sovente.

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Foto di Nadia Balestrero – pausa ristoro nella piazza di Reneuzzi

E rimangono quindi negli occhi le macchine fotografiche in attività senza pausa di Silvia e Nadia, le più mattiniere e pronte a immortalare ogni angolo, per non perder nulla da poter portare nei ricordi futuri; Andrea con il figlio Matteo con la videocamera in mano che si avventurano spesso per primi nei sentieri più stretti o fra le frasche più impervie dei ruderi di Reneuzzi. Ma è anche l’occasione di raccontarsi esperienze di altre escursioni, e mentre all’inizio della mulattiera in discesa a metà strada si aspetta l’arrivo di tutti, ci si scambia suggerimenti su altri luoghi meravigliosi da vedere, come quello della chiesetta di S.Fermo, tra Val Borbera e Valle Scrivia, che Costanza ci racconta di aver ammirato nella sua massima bellezza in un tramonto novembrino, consigliandocelo, intanto che vicino a lei Mario recupera un attimo le forze all’ombra delle chiome dei faggi.

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Foto di Andrea e Matteo Vignoli – Casoni di Vegni

E poi la soddisfazione del folto gruppo del Parco Mongiardino, dell’inesauribile Elena e di Filippo che si gode scalzo un pezzo della terra, ormai da tempo affascinati dalla storia dei villaggi abbandonati e che sono stati un motore di questo viaggio domenicale; di Enrico che vuole fortemente vedere anche Casoni e dà il via alla bella “spedizione” di ritorno passando dal sentiero più a valle; dei nonni del piccolo Iacopo, di Barbara che scambia parole a turno con tutti sempre col sorriso, di Martina, fondatrice di “Cavoli Nostri”, esempio di Agricoltura sociale, e di Roberto, che in maniche di camicia non sembra patire né caldo né fatica.

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Foto di Nadia Balestrero – il bellissimo campanile a vela di Reneuzzi

E non passano inosservate la tenacia dell’esperto Germano, con cappello, bastone e zaino in spalla, che a detta sua “ha vinto una sfida con se stesso”, l’energia delle instancabili Alessandra e Patrizia, che al traguardo già sarebbero state pronte a ripartire per i Mulini di Campassi, e la costanza di Francesco, sempre in piedi per non perdere mai il ritmo, anche al momento del pranzo di ristoro. E come non lasciarsi coinvolgere anche dalla piacevole brama di sapere di Donatella e del quintetto del gruppo di meditazione di Novi, colpiti molto dalla storia di Reneuzzi e dalla particolarità della sua casa circolare e non solo.

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Foto di Donatella Barbagallo – la casa circolare di Reneuzzi

E ovviamente Debora, con i suoi inseparabili bastoni, che va avanti e indietro raccogliendo energie nascoste e raccontando storie e leggende di questi luoghi a cui ormai si percepisce quanto sia affezionata. E poi la grande tranquillità di Eduardo, la guida del Cai, che con la sua leggera inflessione sudamericana trasmetteva serenità a tutti, anche quando stava in silenzio, essendo stato sempre un riferimento come in ogni gruppo in escursione che si rispetti, e che sento tanto di ringraziare perché ci ha fatto scoprire alcuni piccoli grandi segreti del bosco.

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Foto di Nadia Balestrero – giglio della Valle dei Campassi

Arrivati al traguardo, come dicevo in principio, si percepiva quindi negli occhi di 31 persone la soddisfazione e la felicità per questa avventura, da ripetere in futuro, ma l’immagine che mi è rimasta più impressa è proprio quella sorta di artistico e variopinto quadro umano improvvisato a Ferrazza, dove ho condiviso per mia fortuna con tante persone piacevoli un momento davvero speciale.

E’ la prova che i luoghi abbandonati possiedono ancora un’anima, una bellissima anima. Basta semplicemente andare a recuperarla e arricchirla.

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