Christmas Effect

Viaggio disperatamente
Tecnicamente si chiama  “Christmas Effect” e indica una stato di ansia, tristezza e senso di vuoto che affligge milioni di persone con l’avvicinarsi del periodo natalizio e del Capodanno, spingendole a viaggiare “disperatamente”. Chi di voi non ha provato, almeno una volta, questa brutta sensazione che si presenta puntuale nel periodo festivo di fine anno?

Le ragioni del Christmas Effect
Ebbene, la notizia è esistono ragioni serie e scientifiche a supporto di questo stato d’animo. Il Natale e il Capodanno, conditi di luci, melassa e ritrovi famigliari spesso forzati, possono provocare un senso di colpa  per non essere capaci di provare la felicità imposta dalle circostanze,  non poter fare i regali giusti, o non poter contare su una famiglia “modello” con la quale trascorrere il giorno di più lieto dell’anno.
A tutto questo si aggiunge una ragione più astronomica, che ha un suo fascino. Il Natale cade infatti in prossimità del solstizio d’inverno ( 21 Dicembre), ovvero il giorno in cui il sole si trova nel punto più basso della sua orbita e l’oscurità regna sovrana, trattandosi della notte più lunga dell’anno. Insomma, uno dei momenti di passaggio dell’anno, carico di valenze simboliche e magiche attribuite dalla storia e dalle credenze. Sarà forse per questo che è stato decretato giorno della fine del mondo?

In Fuga da se stessi
Comunque l’effetto di tutto ciò sono milioni di viaggiatori, soltanto in Italia, che ogni anno, per sfuggire alla depressione da feste, si riversano per lo più nelle principali capitali europee oppure sul Mar Rosso, dove sgomiteranno con rispettabili sconosciuti e non saranno costretti a stare con i propri famigliari.

Un altro modo di “viaggiare” e “scoprire” un tesoro
Ma esiste un modo diverso di viaggiare per sfuggire al senso di vuoto e ritrovare un pezzettino di se stessi? Ovviamente si.
Ce lo testimonia un bel libro del giornalista Giorgio Boatti, “sulle strade del silenzio”, dove racconta l’esperienza di un cammino personale iniziato proprio con l’avvicinarsi del Natale. Trovandosi in uno stato di depressione per vicende personali, accetta il suggerimento di una coppia di amici che lo spinge a trascorrere un po’ di tempo come ospite nel Monastero benedettino di Finalpia, vicino a Finale, in Liguria. Un luogo magico e silenzioso a strapiombo sul mare, dove i monaci pregano, lavorano la terra, producono miele e distillati e accolgono persone in cerca di pace.
Un luogo “essenziale”, senza Tv, radio e poco segnale per i telefoni cellulari. Un Natale insolito, insomma, che ha aiutato l’autore a scoprire un grande tesoro personale, stimolandolo a visitare altri monasteri e conventi sparsi sul territorio italiano, e di cui parleremo in altri articoli.

Un altro esempio di come trascorrere le feste è stato il mio Capodanno di circa 6 anni fa. Sentivo il desiderio di vivere la fine e l’inizio del nuovo anno in modo diverso dalle solite feste e mangiate,  un disagio che mi spingeva a cercare qualcosa. Cosi, parlando con amici, sono entrata in contatto con Claudio e con un gruppo di volontariato locale che organizzava le festività insieme a ragazzi disagiati provenienti da comunità. Sono partita alla volta di Bordighera, graziosa ed elegante località del ponente ligure, insieme a un gruppo di famiglie con bambini che si apprestavano ad accogliere i ragazzi disagiati e vivere questo momento insieme, come una grande comunità.
E’ stato un capodanno molto semplice e lieto. Fatto di escursioni, di canti e preghiere, di giochi, di preparativi, tutto rigorosamente insieme, come una “grande” famiglia, che può sostituire, almeno temporaneamente, quella che non c’è, quella che vorremmo.