Bobbio, fra cinema, arte e itinerari spirituali

Nell’alto medioevo fu per l’Italia settentrionale ciò che Montecassino era per il Centrosud. Ma non finisce qui, il suo più illustre concittadino, Marco Bellocchio, ha girato a Bobbio molti dei suoi film ed esiste anche il Cammino di San Colombano, un nuovo itinerario culturale europeo, al pari della Via Francigena o del Camino di Santiago de Compostela


Di Auro Bernardi

Cinquanta e non sentirli. Non stiamo parlando di una bella signora, ma di un film: I pugni in tasca, opera prima di un allora giovane regista, oggi maestro indiscusso del cinema: Marco Bellocchio. Piacentino, classe 1939, Bellocchio esordisce a 26 anni con questo film sul malessere di una generazione nell’Italia del boom economico.

Bobbio
centro storico-foto AURO BERNARDI

Il suo sguardo non si rivolge però alla Milano degli immigrati del Sud, come Visconti in Rocco e i suoi fratelli o alla piccola borghesia come Olmi in Il posto, ma al profondo Nord, alla provincia padana, ricca e bigotta, culla di repressione e rivolta. Per limitare le spese di produzione utilizza come set la casa di vacanze della famiglia, a Bobbio, un poco fuori dal paese sulla strada per il monte Penice, in un autunno grigio come le coscienze dei suoi personaggi. Sui tornanti e le curve della Ss 45 per Genova (ancora oggi paradiso dei motociclisti) al dirupo del Castelletto gira poi la scena di un assassinio.

Bobbio

SANGUE DEL MIO SANGUE

Da allora Bellocchio è tornato spesso sul “luogo del delitto” nella sua successiva filmografia, per esempio con il documentario Vacanze in Valtrebbia (1980) e con il docu-fiction Sorelle Mai (2010), in cui fa recitare le donne di casa: la figlia Elena e le sorelle Maria Luisa e Letizia. Fino all’anno scorso, quando ha scelto ancora una volta Bobbio per ambientarvi Sangue del mio sangue che sarà in concorso a Venezia e sugli schermi dal 9 settembre 2015. Per l’occasione il regista ha anche utilizzato alcuni interni delle Carceri di Bobbio, ossia uno dei tanti monasteri sconsacrati della città utilizzato come penitenziario dal 1803 al 1972.

IL PONTE GOBBO, SIMBOLO DELLA CITTA’

Da 20 anni Bobbio ospita ogni estate un Film Festival e la scuola estiva Fare Cinema, entrambi diretti da Bellocchio. L’ennesimo atto d’amore per il luogo privilegiato delle memorie familiari oppure un modo per sdebitarsi dall’aver sempre portato sullo schermo il “lato oscuro” della città? Tra le location di Sangue del mio sangue figura anche il chiostro di San Francesco, altra chiesa sconsacrata posta all’ingresso del centro storico verso Piacenza, e, naturalmente, il Ponte Gobbo, simbolo della città e costruzione davvero unica con le sue undici arcate asimmetriche e l’andamento sinuoso.

Bobbio

La storia di Sangue del mio sangue prende avvio nel XVII secolo, con un amore proibito tra una monaca e un prete che finisce sotto la lente dell’Inquisizione. Gli stessi personaggi danno peraltro vita nel mondo contemporaneo ad altre forme di inquisizione e abuso di potere, a riprova che l’animo umano non muta con il passare dei secoli e che la storia è una maestra di vita ben poco ascoltata.

TRA I BORGHI PIU’ BELLI D’ITALIA

Oltre a questo legame “viscerale” con il suo concittadino più illustre, Bobbio ha anche altri motivi per essere scelta come destinazione di un viaggio. Intanto è nell’elenco dei 244 borghi più belli d’Italia nonché bandiera arancione Tci per qualità e rispetto dell’ambiente. Titoli meritatissimi la cui motivazione si percepisce anche solo passeggiando per le vie del centro storico, uno dei meglio conservati sia negli interventi privati che in quelli pubblici, nell’arredo urbano, nella cura dei dettagli, della toponomastica e dell’informazione, con cartelli bilingui (italiano-inglese) per ogni sito degno di nota.

COSA VEDERE A BOBBIO

La visita può iniziare dal castello Malaspina-Dal Verme, alla sommità della collina che domina il paese. Di origine trecentesca, conosce diverse vicissitudini nel corso dei secoli, da fortino a residenza borghese di campagna. Merita sicuramente per il colpo d’occhio sull’intero centro urbano e per le tracce di affreschi medievali nelle sale del secondo piano.

Per scendere dal castello verso la parta bassa del borgo conviene percorrere la Strada del Castellaro, viuzza con una serie di case porticate di epoca medievale: certamente uno degli scorci più belli di tutta Bobbio. Contrada di Porta Nova e Contrada dell’Ospedale sono le due arterie principali del centro che confluiscono entrambe in piazza del Duomo. Locali, negozi, bar, ristoranti le animano per una sosta golosa o un acquisto di qualità. Come nella storica pasticceria Davico, per un assaggio di torta alle nocciole e cacao, specialità della casa.

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Foto di Auro Bernardi

BOBBIO E SAN COLOMBANO

Tuttavia Bobbio non sarebbe Bobbio se non fosse per un personaggio che ha legato indissolubilmente il proprio nome a questa città: San Colombano. Dalla natia Irlanda, Colombano viaggiò per mezza Europa, tra le attuali Francia, Germania, Austria e Svizzera, prima di approdare sulle rive del Trebbia dove fondò l’ultima delle abbazie che osservavano la sua rigidissima regola fatta di preghiere, penitenze e lavoro manuale. Con lui e con i suoi successori il piccolo municipium romano che presidiava uno dei valichi tra il Mar Ligure e la Pianura Padana divenne uno dei maggiori centri culturali europei, famoso soprattutto per lo scriptorium, il laboratorio di copiatura dei codici, e la relativa biblioteca che nel X secolo arrivò a contare oltre 700 volumi, una cifra enorme per l’epoca.

Bobbio

Nell’alto medioevo Bobbio fu per l’Italia settentrionale ciò che Montecassino era per il Centrosud: centro di fede e di studi, ma anche grande potenza economica con possedimenti sparsi ovunque che potevano così alimentare la costruzione e il mantenimento della grande abbazia e del monastero che ancora oggi occupano il cuore della cittadina. Anche se l’attuale edificio risale al XV secolo, dopo che i benedettini subentrarono all’ordine di Colombano, restano non poche tracce delle precedenti costruzioni. A cominciare da un esteso frammento del mosaico che ricopriva l’intero pavimento della primitiva basilica. Il chiostro, lo scriptorium, il refettorio, le cucine e le cantine del monastero ospitano invece il Museo dell’abbazia (in agosto aperto da mercoledì a sabato 16,30-18,30; domenica 10,30-12,30 e 16,30-18,30. Settembre e ottobre: sabato 16,30-18,30; domenica 10,30-12,30 e 16,30-18,30. Da novembre a marzo: sabato 15-17; domenica 10,30-12,20 e 15-17) e il Museo della città (stessi orari). Molto interessante il primo, con opere longobarde e carolinge (sec. VII-IX) tra cui la lapide di san Cumiano, dai tipici motivi vegetali e geometrici. Di epoca tardo antica (III-IV sec.) sono invece altri due pezzi unici: l’idra (anfora) di alabastro e il vaso d’avorio con Orfeo che ammansisce gli animali, appartenuti al tesoro abbaziale. Notevole anche il polittico rinascimentale di Bernardino Luini. Molto funzionale l’allestimento, con supporti che permettono di godere al meglio la visione delle opere e ampie spiegazioni che le contestualizzano.

IN CAMMINO CON GLI ABATI E IL CAMMIO DI SAN COLOMBANO

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Foto di Auro Bernardi

San Colombano morì a Bobbio il 23 novembre del 615, dunque 1400 anni fa. Da qui a novembre 2015 (con appendici a dicembre e gennaio 2016) in città la ricorrenza si festeggia con un calendario quasi quotidiano di iniziative: concerti, visite guidate, spettacoli, trekking, gastronomia offrono opportunità a ogni genere di visitatore. Per gli appassionati di camminate i dintorni di Bobbio e la Valtrebbia offrono grandi possibilità in ogni stagione dell’anno. L’ultima nata in fatto di percorsi è la Via degli Abati, che si snoda da Pavia a Bobbio e da Bobbio a Pontremoli, in Lunigiana, lungo sentieri e mulattiere dell’Appennino toccando le province di Pavia, Piacenza, Parma e Massa Carrara. Il tracciato si snoda per circa 190 km con un dislivello complessivo di oltre 5000 metri. Si chiama così perché anticamente era il percorso compiuto dai monaci di San Colombano per recarsi a Roma, dal papa, da cui il monastero dipendeva, oppure a Pavia, capitale del regno dei Longobardi. Sempre in tema di cammini spirituali, l’anno scorso si è costituita l’Associazione Europea del Cammino di san Colombano, promossa dalla provincia di Piacenza, dai comuni di Bobbio, Luxeuil-Les-Bains (Francia), North Down (Bangor-Irlanda del Nord) e da altre associazioni private italiane, francesi e irlandesi. Lo scopo è valorizzare la figura di San Colombano e tracciare il Cammino di San Colombano dall’Irlanda all’Italia attraverso il percorso compiuto dal monaco e dai suoi seguaci. Un nuovo itinerario culturale europeo, al pari della Via Francigena o del Camino di Santiago de Compostela.

COME CI SI ARRIVA

Bobbio dista circa 40 km da Piacenza, lungo la Ss 45 della Valtrebbia. Dalla Tangenziale di Piacenza si raggiunge facilmente il casello di Piacenza Sud e le autostrade A1 per Milano e Bologna e A21 per Torino e Cremona-Brescia. Bobbio è collegata a Piacenza anche con autobus delle linee Seta .

Ospitalità per pellegrini
Ostello casa accoglienza Le Grazie porticato Abbazia di San Colombano, tel. 0523936219,  0523932117
Ostello palazzo Tamburelli Contrada dell’Ospedale, tel. 3405578162, 3405492188 www.cooltour.it

INFO

Iat Bobbio: tel. 0523962815 www.comune.bobbio.pc.it
www.sulleormedisancolombano.it