Alpinismo rosa sul Gran Pardiso

Nell’ambito dell’edizione 2013 di “Montagne aux Livres”, Festival della letteratura di montagna che avrà luogo in Valsavarenche dal 21 giugno al 14 luglio, la Valle d’Aosta vuole rendere omaggio ad alcune alpiniste di alto livello attrverso l’iniziativa “L’ascesa del Gran Paradiso tutta al femminile”. Tra il 6 e l’8 agosto 2013, 3 cordate, ciascuna composta da un’alpinista italiana ed una russa, si dirigeranno congiuntamente verso la cima del Gran Paradiso, ma seguendo 3 vie diverse.

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Il Gran Pardiso (4.061 m s.l.m)

Di seguito pubblichiamo un’approfondimento sull’ avventurosa e atletica Anna Torretta, guida alpina e architetto, si cimenterà nella salita più tecnica, ovvero salirà in vetta al Gran Paradiso percorrendo la “Nord” lungo la cresta: tra le 3 la via più tecnica, che ben rispecchia la sua preparazione atletica e quel gusto per le linee di ascesa, pulite e precise.

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Le tre alpiniste italiane a cui è dedicata la manifestazione, A.Torretta è l’ultima a destra

LA STORIA DI ANNA TORRETTA

Aveva appena 10 anni quando percorse la sua prima Vallée Blanche, 12 quando salì in vetta al Gran Paradiso, e 13 quando si cimentò nell’ascesa della Parete Nord della Piccola Ciamarella (3540 mt) in Savoia. Un talento precoce quello di Anna Torretta, torinese, classe 1971, che sin da bambina amava andare in montagna coi genitori.

Questa passione per le vette si riflette anche sui suoi studi: si laurea infatti in Architettura al Politecnico di Torino con una tesi in Industrial Design dal titolo: “Bivacco fisso a quota 3500m”. L’architettura le conferisce quell’attenzione alle linee e alle geometrie che sempre ricercherà nelle sue salite, nelle tracce, nelle vie da intuire ed aprire sulle rocce e sui ghiacci.

torrettaFonte Foto: www.montagna.tv

NELLA PRIMA SCUOLA DI ALPINISMO FEMINILE

Atleta di altissimo livello, Anna Torretta inizia ben presto a collezionare titoli, riconoscimenti e vittorie: pluri-campionessa italiana di “Arrampicata su Ghiaccio”, Vice Campionessa del Mondo 2006 di questa specialità, vincitrice a Cogne 2007, finale di Coppa Italia. Gareggia in gare di “Coppa del Mondo di Arrampicata su ghiaccio” dal 2001 dove si è sempre classificata tra i primi 5 atleti e per molti anni è la migliore atleta italiana a livello assoluto. Per 7 anni, dal 1998 al 2003, vive in Austria, a Innsbruck, dove fonda con Petra Freund, “Avventura Donna” (www.avventura-donna.com), la prima Scuola femminile di Alpinismo; prima e unica donna iscritta alla Società delle Guide di Courmayeur, Anna è anche co-fondatrice del centro di formazione per l’alpinismo “La Traccia” di Torino.

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EL CAPITAN IN CALIFORNIA

Tra i suoi numerosi e brillanti risultati, la scalata che lei stessa definisce come la più intensa è stata quella a El Capitan, nella Yosemity Valley in California: 6 giorni in solitaria con 5 bivacchi in parete che lei stessa definisce “un’esperienza assolutamente personale ed intensa, con ritmi, scoperte ed incontri irripetibili”.  Fermamente convinta che serva una maggiore sensibilizzazione ed educazione alla montagna con attività di avvicinamento mirate ed efficaci, Anna si impegna anche coi più piccoli insegnando loro il giusto approccio, il rispetto e l’amore per questo ambiente naturale così difficile, ma di immenso appagamento.

Nel rilevare che in Italia solo l’1,5 % delle guide alpine è di sesso femminile, Anna abbozza la necessità di una più profonda cultura della montagna, non solo per le donne, ma forse per gli Italiani in generale che continuano a vederla come luogo “faticoso” e poco accogliente preferendole spesso soluzioni alternative più comode e facili; purtroppo questo pregiudizio li priva di emozioni impagabili.

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L’APPELLO DI ANNA

Quindi lancia l’appello di un’implementazione di attività ed iniziative utili ad avvicinare la gente, bambini e adulti, uomini e donne, alle bellezze straordinarie dei nostri monti che vanno assolutamente amati, vissuti e rispettati. Riconosce anche come l’alpinismo “femminile” sia in effetti un po’ più complicato rispetto a quello “maschile” poiché le donne, prima di dedicarsi completamente alla scalata, devono essere sicure che tutto il resto (famiglia, lavoro, amicizie, sentuimenti…) sia a posto; se così non è, allora non c’è spazio per la salita. Gli uomini, al contrario, quando decidono che in quel momento il loro obiettivo è la vetta, vi si dedicano totalmente riuscendo a far passare tutto il resto in secondo piano.

 
APPROFONDIMENTO: DONNE E MONTAGNA

montagnaPer secoli i monti e le donne sono stati tra loro contrapposti in virtù di stereotipi e pregiudizi: il gentil sesso mai e poi mai avrebbe potuto avvicinarsi alle alte quote per presunti limiti fisici e mentali. Eppure donne e montagna in un certo senso si assomigliano: entrambe esigono una conquista, entrambe sono tanto belle e desiderate quanto spesso inaccessibili. Donne e montagna in realtà sanno dialogare, sanno instaurare una relazione fatta di forza e di rispetto in cui, oltre ai muscoli, serve soprattutto la testa. E le donne, per natura, sono capaci di soffrire, di sopportare, di lottare. Tantissime sono le protagoniste dell’alpinismo al femminile, a partire dal XVI secolo fino ai giorni nostri con alpiniste del calibro di Gerlinde Kaltenbrunner, Nives Meroi, Edurne Pasaban e Oh Eun-Sun, tutte proiettate verso il traguardo dei quattordici 8.000.


INFO

www.lovevda.it

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