Uno per tutti: una Trieste viva e vera

Sangue e amicizia nell’ultimo film di Calopresti, “Uno per tutti”, ambientato in una Trieste invernale, bella e impassibile. Teatro di una storia d’oggi tra legalità e trasgressione


Di Auro Bernardi

Un patto di sangue, un patto per la vita fatto da bambini cresciuti troppo in fretta. È su questo inconfessabile segreto che si basa e si cementa l’amicizia tra Gilberto (detto Gil, Fabrizio Ferracane), Vincenzo (Vinz, Giorgio Panariello) e Rosario (Saro, Thomas Trabacchi). Tre compagni inseparabili negli anni ’70, tre uomini maturi ai giorni nostri che uno strano gioco del destino rimette a confronto davanti a un delitto e a un caso di coscienza. Dire che il film di Calopresti è un noir, è fargli torto. Niente è segreto, non c’è suspense sul colpevole e neppure una piccola dose di thriller. Eppure Uno per tutti è molto di più e di meglio. È un’amara riflessione sul mondo contemporaneo, sul principio di legalità, tanto strombazzato quanto inapplicato nel nostro paese, sul senso del dovere e sui legami dell’anima. Amicizia, certo, ma anche rapporti familiari e coniugali, rapporti tra genitori e figli. Con un’amarezza di fondo, un pessimismo dettato dalla ragione, non dal sentimento. Perché i sentimenti si sono nel frattempo inariditi o incancreniti. Sono mutati, si sono ribaltati.

A sette anni dal suo ultimo film e a venti dal folgorante esordio (La seconda volta), Calopresti si conferma uno dei migliori registi italiani, capace di andare avanti e indietro nel tempo con la macchina da presa senza soluzione di continuità, rendendo così la storia dei tre amici bambini un tutt’uno con la storia dei tre adulti. L’imprenditore dagli affari non troppo puliti, con mega-villa e giovane amante, il poliziotto in crisi esistenziale e professionale e il medico deluso tentano invano di trovare una soluzione al delitto commesso da Teo (Lorenzo Barone), figlio diciottenne dell’industriale. Ma è dentro di loro che devono cercare, nel loro passato comune e condiviso da Eloisa (Isabella Ferrari), compagna di giochi dei tre da bambina, oggi moglie tradita di Gilberto, madre apprensiva e distratta del classico figlio di papà immaturo e impulsivo.

Trieste

TRIESTE: INVERNO, FASCINO E PERIFERIA

A fare da sfondo a questa vicenda una location di lusso, poco praticata dal cinema, ma assolutamente perfetta per rendere le atmosfere della storia: Trieste. Il capoluogo giuliano è ripreso nella sua veste invernale, battuto dalla bora, con il cielo spesso plumbeo, che ne sottolinea l’austerità vagamente asburgica. Squarci anonimi di periferie, come nel caseggiato popolare delle scene d’infanzia e Piazza dell’Unità d’Italia, splendidamente illuminata e riflessa nelle acque del porto. La villa di Gil è appollaiata su un contrafforte del Carso, sopra Barcola, con vista panoramica sull’Adriatico e il castello di Miramare a fare da sfondo alle architetture postmoderne di design in pietra e vetro. Poi ci sono i vicoli e i portici del centro, ritrovo delle bande giovanili, e il lungo fronte del porto industriale, con i capannoni dismessi e quelli ancora operativi, il Canal Grande e piazza Sant’Antonio. Non una semplice quinta, un fondale indifferente o intercambiabile con qualche altro centro urbano, ma una città viva e vera, riconoscibilissima eppure astratta, rarefatta nel suo accogliere e raccogliere i frammenti di una storia spezzata.

IL CAST

Trabacchi, Ferracane_e_Panariello_notteUltima, doverosa annotazione: in un film di personaggi il casting è determinante. Perfetto Ferracane nel ruolo del piccolo squaletto di palude, fisiologicamente antipatico e arrogante, e Trabacchi con quella faccia un po’ così di chi è ormai esausto dalla vita. Sorprendente Panariello in un ruolo drammatico sostenuto con vigore, a riprova del fatto che in ogni comico di razza si nasconde un grande tragico, e sorprendenti (ma non troppo) i ragazzini, lasciati a ruota libera nella loro naturale spontaneità. Meno efficaci Isabella Ferrari, a causa anche del personaggio più gracile che deve interpretare, e i giovani Lorenzo Barone (Teo) e Irene Casagrande (la sua fidanzatina Greta). Riprova del fatto che in Italia, al contrario dell’estero, trovare teenager in grado di recitare è impresa quasi impossibile anche per un Calopresti.