Curtatone, nelle terre dei Gonzaga

Di Fabrizio Capra

Già in epoca preistorica l’area del comune di Curtatone vedeva la presenza d’insediamenti umani: a queste popolazioni, originarie della valle del Danubio, si sostituirono gli Etruschi e dopo un periodo d’invasioni di popolazioni più arretrate iniziò, dal II secolo a.C. fino al 476 d.C., la dominazione romana da cui, secondo la tradizione, tra origine il nome del Comune, attribuendolo alla presenza di un accampamento installato dal Console “Curtius Odonis”.

Successivamente alle invasioni barbariche dei Goti, degli Eruli e degli Unni il territorio mantovano cadeva sotto la dominazione dei Longobardi. Gli anni del Medioevo lo vedono legato a Mantova e ai suoi Signori: prima i Bonacolsi e poi i Gonzaga.

Il paese è anche lo scenario della famosa “Battaglia di Curtatone e Montanara” nel corso della Prima Guerra d’indipendenza italiana. Uno scontro militare che vide, il 29 maggio 1848, un esercito di volontari impegnati contro il ben più organizzato e numeroso esercito austriaco comandato da Radetzky. Negli stessi luoghi della battaglia, in “Valletta Aldriga”, il 19 settembre 1943 dieci militari italiani furono trucidati dai tedeschi.

COSA VEDERE:

il PALAZZO del DIAVOLO in frazione San Silvestro, risalente ai primi anni del XVIII secolo, curioso per le decorazioni sataniche.

La CHIESA di SAN MARCO, in frazione Buscoldo, di epoca tardo-barocca (1760-1792) al cui interno sono conservate una pala d’altare di Antonio Brunetti (1766), un coro ligneo di fine settecento e un organo di Montesanti (1834).

Sempre a Buscoldo il SANTUARIO della BEATA VERGINE del BUON CONSIGLIO, detto anche “Madonnina della Torre”, costruito nel 1747 nel luogo dove si venerava un’immagine miracolosa, alla quale si attribuiva la guarigione dalle epidemie del bestiame mediante la somministrazione di acqua prelevata da un pozzo vicino.

buonviaggioitalia_curtatoneLa CHIESA dell’IMMACOLATA CONCEZIONE, a Montanara, ricostruita dalle fondamenta nel 1725 e terminata nel 1739. Dell’edificio pre-esistente rimane un campanile di epoca quattrocentesca in stile gotico-lombardo.

Sempre a Montanara da vedere il celebre PALAZZO ZANETTI-CAVALCABO’ che costruito tra la fine del ‘600 e gli inizi del ‘700, fu teatro di alcuni episodi legati ai combattimenti della battaglia risorgimentale. Si tratta di un poco frequente esempio, nell’ambito mantovano, di decorazione di epoca tardo barocca. Gli ambienti interni appaiono di epoca precedente alla facciata esterna, presumibilmente risistemata dalla famiglia Zanetti nei primi del ‘700. All’interno si trova un sontuoso scalone con una volta imponente nel cui spazio centrale risulta affrescato il “carro del sole”. Le scritte, tuttora visibili, “le donne”, “I cavalieri”, “l’armi”, “gli amori”, individuano i soggetti delle quattro raffigurazioni laterali. Sulle pareti sono rappresentate storie tratte dalle sacre scritture. Gli affreschi sono attribuibili a Francesco Geffels mentre Giovanni Battista Barberini risulta essere lo stuccatore della volta d’ingresso.

La CHIESA di SAN TOMMASO, a Levata, in stile neoclassico, conserva la pala d’altare che alcuni studiosi attribuirono alla scuola del grande Andrea Mantegna, che lavorò per molti anni nella corte mantovana dei Gonzaga.

Da vedere anche il MONUMENTO OSSARIO a Montanara nel cui zoccolo sta scritto “Ai morti per l’indipendenza d’Italia nella battaglia del 29 maggio 1848” e il MONUMENTO ai CADUTI della BATTAGLIA a Curtatone, dedicato a tutti gli studenti morti dal 1848 al 1945.

buonviaggioitalia_curtatoneAbbiamo lasciato per ultimo il SANTUARIO della BEATA VERGINE delle GRAZIE collegata in modo diretto alla De.Co. di Curtatone. Si tratta di una chiesa di stile gotico lombardo che sorge nella frazione Le Grazie. Edificata su un ampio piazzale, la basilica sovrasta e s’affaccia sulle acque palustri del Mincio creando un’atmosfera suggestiva. Le origini risalgono al 1200 quando nella località allora chiamata Prato Lamberto su di un piccolo promontorio emergente da un dedalo di flora e canne lacustri, sorgeva un altarino con l’immagine della Madonna col Bambino a cui i pescatori del lago e i contadini erano particolarmente devoti. Dal piccolo altare venne edificato un sacello con cappella votiva. Verso la fine del 1300 si fa risalire la scomparsa di Prato Lamberto, un paese risucchiato nel nulla: gli ultimi documenti disponibili sono del 1383. Secondo gli studiosi, nei quali ancora oggi suscita curiosità il mistero che circonda la scomparsa di questa località, è probabile che il paese sia stato saccheggiato e distrutto da Gian Galeazzo Visconti che nel 1397 invase il Mantovano e successivamente cancellato dalla terribile pestilenza che scoppiò in quello stesso periodo. Verso la fine del XIV secolo, per grazia ricevuta, Francesco Gonzaga fece erigere un tempio alla Madonna che aveva fatto cessare l’epidemia di peste che aveva colpito i mantovani. I lavori furono affidati all’architetto Bartolino da Novara. La curiosità del Santuario è un coccodrillo impagliato che penzola dal soffitto al centro della navata, collocato nel Santuario nel XV o nel XVI secolo.

IL SANTUARIO BEATA VERGINE delle GRAZIE

Si tratta di una chiesa di stile gotico lombardo che sorge nella frazione Le Grazie. Edificata su un ampio piazzale, la basilica sovrasta e s’affaccia sulle acque palustri del Mincio creando un’atmosfera suggestiva. Le origini risalgono al 1200 quando nella località allora chiamata Prato Lamberto su di un piccolo promontorio emergente da un dedalo di flora e canne lacustri, sorgeva un altarino con l’immagine della Madonna col Bambino a cui i pescatori del lago e i contadini erano particolarmente devoti. Dal piccolo altare venne edificato un sacello con cappella votiva. Verso la fine del 1300 si fa risalire la scomparsa di Prato Lamberto, un paese risucchiato nel nulla: gli ultimi documenti disponibili sono del 1383.

Secondo gli studiosi, nei quali ancora oggi suscita curiosità il mistero che circonda la scomparsa di questa località, è probabile che il paese sia stato saccheggiato e distrutto da Gian Galeazzo Visconti che nel 1397 invase il Mantovano e successivamente cancellato dalla terribile pestilenza che scoppiò in quello stesso periodo. Il suo territorio tuttavia divenne famoso poiché pare che proprio qui sia stato fatto erigere Il Santuario della Beata Vergine delle Grazie si dice sia stato costruito proprio dove c’era Prato Lamberto. Infatti verso la fine del XIV secolo, per grazia ricevuta, Francesco Gonzaga fece erigere un tempio alla Madonna che aveva fatto cessare l’epidemia di peste che aveva colpito i mantovani. I lavori furono affidati all’architetto Bartolino da Novara e la costruzione costò ben 30mila scudi d’oro e, a Ferragosto del 1406, la cappella venne consacrata al cospetto del suo committente e dei vescovi di Mantova e Cremona.

L’immagine conservata nel Santuario della Beata Vergine delle Grazie rappresenta la Madonna detta, nello schema dell’iconografia, “Eleusa”; viene infatti rappresentata con il Bambino tra le braccia che Le tocca leggero il volto. Il bambino appare paffuto, il viso è rotondo e volge lo sguardo allo spettatore. Gli abiti di diverso colore, si esaltano sul bicolore monotematico del velo di stoffa decorata con rose e galletti in cui è fasciata la Madonna. Il colore dello sfondo aiuta invece a esaltare le aureole e le corone che sovrastano i volti ed a focalizzare l’attenzione sugli sguardi – dolce e visp o- della Madonna e del bambino rispettivamente. Alla struttura originaria gotico lombarda, ancora conservata, sono state aggiunte nel corso del tempo varie appendici architettoniche di stili diversi. Negli anni, alcune di esse sono state distrutte, spesso a seguito di invasioni. Dei quattro 4 chiostri, delle cappelle e degli edifici del complesso originario oggi, infatti, sono rimasti solo il chiostro della Porta e l’ala est. Il porticato, disposto perpendicolarmente alla facciata della chiesa, è ornato di decorazioni in cotto, lunette affrescate verso la fine del Cinquecento che riportano scene della storia della città e hanno tutti in comune l’immagine della Madonna o suoi eventi miracolosi, e tredici arcate a tutto sesto, sostenute da colonne.

La facciata è completata in alto da tre pinnacoli; il portale rinascimentale in marmo rosso reca, sull’architrave, la scritta Sacrum Celesti Reginae Dicatum. L’interno è in stile gotico a unica navata e il soffitto è a volta a crociera decorato con affreschi floreali: appena entrati si rimane colpiti dalla ricchezza delle pareti. La fascia mediana delle pareti della navata è foderata in tutta lunghezza da un’impalcata lignea. Ricavate nell’impalcata, ottanta nicchie disposte su due file parallele, ospitavano altrettante statue di grandi dimensioni, simili a manichini, rappresentanti episodi di pericolo scampato per intercessione mariana. Oggi le statue rimaste sono solo una quarantina. Sull’impalcata non c’è parete, colonna, angolo disadorno, decorazioni composte da filari di modellini anatomici in cera occupano infatti il resto delle pareti non occupato dalle statue, disegnando motivi serpentiformi che avvingono le colonne o che seguono gli archi delle nicchie. Si tratta anche in questo caso di ex voto, di modelli rappresentanti cuori, mani, occhi, seni, bubboni pestiferi, che concorrono a offrire allo spettatore un mosaico unico nel suo genere. La ricchezza della chiesa non si esaurisce con l’opulenza delle sue decorazioni parietali ma comprende le prestigiose cappelle ai lati dell’unica grande navata: la prima cappella a destra, entrando dal grande portone di legno scuro, è quella di San Bonaventura con il mausoleo dedicato a Baldassarre Castiglione (autore del ‘Cortegiano) e alla moglie Ippolita Torelli, progettato da Giulio Romano, e il mausoleo del figlio Camillo Castiglione. Opera di Giulio Romano e della sua scuola è anche la tela, conservata sempre in questa cappella, raffigurante la Madonna in trono con Bambino e i santi Bonaventura e Francesco D’Assisi.

Proseguendo lungo la parete di destra si incontra la cappella della famiglia Bertazzolo con l’opera di Lorenzo Costa Il martirio di S. Lorenzo e la cappella Aliprandi che conserva l’icona lignea composta da una statua di Madonna con Bambino e da pannelli rappresentanti Dio Padre e le sante Elisabetta, Caterina, Anna e Apollonia, opere dell’intagliatore Giovanni Battista Viani e di suo fratello, il pittore Antonio Maria Viani. Superato l’accesso alla sagrestia, si trova la quarta e ultima cappella della parete destra prima dell’abside, quella dedicata all’immagine della Madonna col Bambino. La cappella Mater Gratiae conserva, oltre all’immagine sacra, le spoglie di Carlo II di Gonzaga-Nevers e della moglie e quadretti votivi di epoca più o meno recente. Sul lato sinistro, nella cappella degli Zimbramonti, di notevole importanza è la pala di San Sebastiano realizzata da Francesco Bonsignori. Gli affreschi delle pareti laterali della cappella sono invece opera di un discepolo di Giulio Romano, Rinaldo Mantovano. A sinistra dell’ingresso è collocata la lapide in marmo bianco posta da Ippolita Maggi a ricordo della sepoltura nel santuario di Aloisio Gonzaga (1549) e del figlio Alfonso (1592), marchesi di Castel Goffredo.

Una curiosità del Santuario è un coccodrillo impagliato che penzola dal soffitto al centro della navata, collocato nel Santuario nel XV o nel XVI secolo.

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