Cena a Roma, sulle orme di Anna Magnani e Pier Paolo Pasolini

Nostalgia di una Roma sparita, raffinatamente intellettuale…

Queste poche parole, dense di significato, sono la perfetta introduzione della nostra nuova rubrica sugli itinerari cinematografici in Italia.

Poche parole per iniziare a raccontarvi le tracce che attori, registi, scrittori e intellettuali hanno lasciato sparse per le nostre città, i borghi, i locali, in attesa che qualcuno le raccogliesse e ascoltasse ancora una volta la loro storia. Iniziamo da Roma, dunque. E iniziamo riportando l’esperienza di Massimo, fotografo che si occupa di comunicazione, un occhio attento, ma non per questo meno spontaneo, che dopo essere stato a cena sul Tevere, sente il bisogno, una volta rientrato  a casa, di raccontare la sua esperienza attraverso le sensazioni vissute e i racconti ascoltati.

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Massimo Lico

Questa sera cenetta in ristorantino storico di Roma, al Biondo Tevere, sulla terrazza che affaccia sul fiume, dove Anna Magnani girò alcune scene del film “Bellissima”. Ma qui cenò per l’ultima volta anche Pier Paolo Pasolini prima di venire assassinato ad Ostia.

Sensazioni, sapori, clima di una Roma cinematografica e intellettuale che il Tevere silenzioso sotto di noi ci porta alla memoria.

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In un luogo magico, che sembra sospeso nel tempo mentre il Tevere, il “biondo Tevere” – dai capelli ormai ingialliti dal tempo come quelli di un anziano signore – lentamente continuava a fluire sotto i miei piedi, la mente andava al ricordo delle scene di quel film di Anna Magnani, “Bellissima”, forse non una delle sue più grandi caratterizzazioni, ma certamente un film di grande spessore, che racconta di quanto fallace, inutile, persino dannoso possa essere riversare e rovesciare, come se si svuotasse un’anfora, sui propri figli i propri sogni e i propri desideri non realizzati.

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Poco dopo la mente filmava altre scene, quelle in cui Pier Paolo Pasolini stava consumando il suo ultimo pasto, anche se molti ne aveva già consumati seduto su una sedia in legno – tutta in legno – come quelle di certe vecchie osterie di cui ho un ricordo di quando ero bambino. Ma la mente scorre ancora e vola altrove, ricordando di un altro grande scrittore, Moravia, quello de “Gli Indifferenti” de “La Ciociara”, che ispirò De Sica per l’omonimo film.

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In quel luogo insomma si respira un’aria molto più che retrò, si respira l’aria di una Roma Sparita, della Roma del cinema neoralista. Tutto in questo luogo riporta indietro nel tempo, persino l’arredamento, soltanto pochi ritocchi hanno debolmente modificato quello originale. Non ce ne sono molti a Roma di luoghi così, in una città ormai invasa da Lounge Bar e locali in stile minimal.

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Qui il tempo sembra essersi fermato, per ricordare da dove veniamo, per ricordare che il passato non può essere dimenticato. Ringrazio Roberto Panzironi ( nella foto si trova a destra, insieme a Massimo Lico a sinistra ), il gestore del locale, che con la sua cordialità e simpatia mi ha concesso di fare questi scatti in sua compagnia raccontandomi aneddoti che rimarranno nella mia mente.

Massimo Lico

INFO
www.massimolico.com

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