Cappella Palatina a Palermo e Cattedrale di Monreale

I due capolavori siciliani dell’arte arabo-normanna sono stati dichiarati Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco il 4 luglio 2015. Il nostro reportage fotografico e le impressioni di viaggio alla Cappella Palatina a Palermo e alla Cattedrale di Monreale


Testo di Alessandro Tavilla e Foto di Vittorio Puggioni

C’è un filo sottilissimo e delicato che lega due splendide creazioni dell’uomo, due opere d’arte così ricche che è pure difficile e riduttivo descriverle. Un filo lungo pochi chilometri, che unisce nella bellezza e magnificenza la Cappella Palatina a Palermo e la Cattedrale di Monreale, due dei capisaldi di quel circuito dell’arte Arabo-Normanna appena divenuto Patrimonio Artistico Mondiale dell’Umanità. Ma l’Unesco può solo mettere l’ultima seppur autorevolissima firma sotto l’attestazione di stupore e bellezza di questo scorcio di Sicilia, a seguire tutte quelle impossibili da contare che senza ombra di dubbio hanno apposto coloro che in quasi un millennio hanno avuto il privilegio di ammirare tali opere.

Cappella Palatina a Palermo

LA PIU’ BELLA CHIESA AL MONDO

Al momento della visita è come se si scatenasse una musica dentro il proprio animo ad accompagnare la luce e il fascino che queste realizzazioni esprimono. Sicuramente il denominatore comune è l’incredibile bagliore accecante – dovuto non solo all’oro presente – che caratterizza diversi angoli delle due costruzioni. La Cappella Palatina si trova a Palermo, all’interno dell’altrettanto storico Palazzo dei Normanni, oggi sede dell’Assemblea Regionale Siciliana, e al suo ingresso subito si apre nelle sue tre navate e con i suoi archi che fanno incontrare religione e storia in un capolavoro di architetture che raccontano sempre qualcosa di nuovo ogni qualvolta si torni ad osservarle.

Cappella Palatina a Palermo

L’edificio, messo in piedi nel 1130 inizialmente come cappella privata del Re normano Ruggero II d’Altavilla, presenta nelle sue tre navate colonne in granito, pavimenti e basamenti in marmo, e poi si lancia verso l’alto grazie ai suoi archi; e qui gli occhi obbligano la testa a restare col naso all’insù a lungo per contemplare i soffitti decorati a tempera dalle maestranze arabe che sulle travi lignee espongono alcune figure e rappresentazioni del Corano. Ma in questo concentrato di arti mescolatesi negli anni, spiccano i mosaici bizantini nella cupola, col Cristo Pantocratore, e nelle absidi e sulle volte, con le sagome di figure sacre e di apostoli che hanno donato alla Cappella uno scenario magnifico che ancora oggi “distrae” i fedeli e non, durante le visite o le messe che vengono celebrate. Un’esplosione artistico-storico, insomma, da dover scoprire, che non a caso ha fatto esclamare allo scrittore francese Guy de Maupassant che la Cappella Palatinaè la più bella Chiesa al mondo, il più sorprendente gioiello religioso sognato dal pensiero umano“.

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CHI VA A PALERMO E NON SALE A MONREALE…

Ma una volta visitato questo scorcio splendido della Palermo artistica, sarebbe delittuoso non fare qualche chilometro e catapultarsi a Monreale, come ammonisce anche un detto siciliano che rimprovera chi non dovesse farlo. Tra l’altro, percorrendo la strada di pochi chilometri che porta alla città della Cattedrale col Chiostro, per circa venti minuti, si incontrano lungo il percorso anche alcune fontane settecentesche di pregevole fattura, tanto per non perdere nemmeno per un metro quel sottilissimo filo di bellezza che dicevamo unire il capoluogo siciliano a Monreale.

Cattedrale di Monreale e Cappella Palatina a PalermoE qui, arrivati nella piazza realizzata sul Monte Caputo, si offre alla vista subito il Duomo, con le sue due torri ricostruite nel tempo, che pur essendo piacevole nel suo aspetto esteriore, non lascia quasi immaginare l’incanto all’ennesima potenza che conserva al suo interno. Difatti, superato il suo portico in stile barocco, all’ingresso della Cattedrale eretta nel 1174 per desiderio di Guglielmo I, si resta colpiti dallo sfavillante aspetto dei mosaici dorati che occupano gran parte delle pareti e del soffitto della Chiesa. Muovendosi in mezzo alla pianta a croce latina, si iniziano ad osservare a bocca aperta le decorazioni musive realizzate a cavallo tra la fine del 1100 e la prima metà del 1200 da talentuosi artisti che impressero nelle pareti storie tratte dalla Bibbia dalla peculiare tecnica bizantina. Incredibile trovarsi appena oltre la soglia e assistere alla fuga prospettica delle colonne con gli archi colorati e luccicanti, con una cura dei dettagli da brivido ad occupare ogni spazio possibile.

Cattedrale di Monreale e Cappella Palatina a Palermo

UN’ESPLOSIONE DI ARTE: 228 COLONNE DECORATE

Ma l’incredibile concentrazione architettonica non si esaurisce all’interno della Cattedrale, ma continua sempre lungo quel filo artistico interminabile che conduce all’adiacente Chiostro monastico, anch’esso considerato fra i più belli del pianeta. Entrando a scoprirlo nella sua perfetta forma a quadrilatero si gode ancora un altro spettacolo creativo, passeggiando sotto i portici puntellati da ben 228 colonne binate decorate alla base da diverse figure faunistiche o floreali. Il giusto palcoscenico verso i giochi d’acqua della colonna-fontana e del pozzo, che si trovano in posizione leggermente decentrata rispetto al punto mediano del perimetro porticato.

Cattedrale di Monreale e Cappella Palatina a Palermo

Tuffandosi quindi in questo itinerario architettonico-storico-religioso impregnato della millenaria storia della Sicilia, si può comprendere appieno il suo potenziale ammaliante che ha affascinato migliaia di visitatori, e che ha spinto l’Unesco a inserirlo nel Patrimonio artistico mondiale che tutti almeno una volta nella vita dovrebbero ammirare.

E a supporto delle sensazioni che ognuno raccoglie in questo itinerario, di seguito leggiamo le impressioni personali del nostro fotografo, Vittorio Puggioni, che ha realizzato i due reportage fotografici:

Davanti ai mosaici della Cappella Palatina a Palermo:

Cappella Palatina a PalermoLascio alle mie spalle il traffico caotico di Palermo ed entro nel Palazzo dei Normanni. Qui, al suo interno, si trova la Cappella Palatina. Piccola basilica a tre navate, vero capolavoro artistico e architettonico. Dentro di essa convivono contaminazioni provenienti da paesi e culture e religioni diverse. Lo possiamo vedere osservando gli incredibili mosaici bizantini che ricoprono interamente la cupola, il transetto e l’abside con il grande Cristo Pantocratore che sembra benedire i fedeli che si rivolgono a lui. Scendo con lo sguardo e ammiro le colonne in granito. Gli occhi risalgono e si soffermano sui minuziosi mosaici che ricoprono la parete dietro al grande libro sacro posato su un leggio ligneo finemente lavorato. E infine il soffitto in legno della navata centrale con la tipica decorazione in stile arabo. Una specie di miracolo in rilievo, non saprei come altrimenti definirlo. Osservo la Cappella Palatina a Palermo dal fondo della navata verso l’abside; uomini provenienti da mondi diversi hanno voluto lasciare il segno e il tributo alla loro fede religiosa, regalandoci una meraviglia unica al mondo, testimonianza della capacità dell’uomo di realizzare opere magnifiche, da ammirare insieme nella pacifica convivenza e nel rispetto delle diversità proprie di ogni cultura, che unite insieme ci fanno progredire nel nostro cammino.

Nel Duomo di Monreale, impressioni tra uno scatto e l’altro con il naso all’insù:

Cattedrale di Monreale e Cappella Palatina a PalermoMonreale domina la Conca d’oro, e nel suo punto più alto sorge il Duomo che svetta su tutto il panorama circostante fino al mare.  Entro al suo interno. Mi trovo di fronte a una grande cattedrale dalla pianta a croce latina. L’imponente serie di colonne porta lo sguardo a fissarsi sulla grande effige del Cristo Pantrocatore, incastonato nella cupola dell’abside, meraviglioso mosaico opera dei maestri bizantini. Mi aggiro per l’ampia navata con il naso all’insù, così come fanno anche tutte le altre persone intorno a me; una folla di uomini e donne che con la coda di un occhio cercano di non andare a sbattere contro qualche ostacolo o persona, ammaliati come sono dalla meraviglia e varietà di stili che arricchiscono il duomo. Si va dai mosaici bizantini a fondo oro, al soffitto neogotico con parti che risentono dello stile arabo, grazie alle decorazioni a stalattite, il maestoso altare in stile barocco: una storia lunga che attraversa secoli a partire dal 1172, anno di inizio della sua costruzione, fino all’opera più recente, l’organo a canne, risalente alla prima metà del 1900. E poi i mosaici a parete formati da una infinità di piccoli elementi. Spesso mi chiedo chi erano le persone che fisicamente hanno potuto realizzare capolavori del genere: la loro intelligenza, il senso estetico, la capacità tecnica e artistica che li distingueva, e provo a immaginare cosa sarebbero stati capaci di fare, con la tecnologia di cui disponiamo oggi. In ogni angolo su cui si posano gli occhi, si scopre un tesoro. Un ultimo sguardo all’interno e mi dirigo verso il chiostro. Un’infinita teoria di archi e colonne e una splendida fontana. Osservo meglio e mi accorgo che i mosaici che rivestono le colonne sono tutti diversi gli uni dagli altri, e non solo, tutti gli elementi i basamenti, gli archi e i capitelli sono stati toccati dalla mano degli artisti. Prima di lasciare il Duomo un ultimo sguardo all’abside dall’esterno: un incredibile intreccio di archi, linee curve e rette, rosoni e finestre. E ancora una volta mi chiedo chi erano e come vivevano la vita di tutti i giorni, le persone che sono state capaci di realizzare una meraviglia simile.

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