Montalbano Elicona, borgo dal fascino intatto

Nato e cresciuto attorno al suo affascinante Castello medievale, il borgo di Montalbano Elicona, tra i più belli d’Italia, conserva la sua antica struttura e le storiche tradizioni, in mezzo a un incantevole scenario panoramico che va dal mare della costa messinese agli splendidi boschi del Parco dei Nebrodi


Testo e Foto di Alessandro Tavilla

In principio era una torre, in seguito una fortezza, poi un castello e infine un palazzo reale. Lassù, su un “monte bianco” originariamente definito così per le cime innevate, a 907 metri, a dominare un territorio paesaggisticamente meraviglioso, con vista sul mare. Poi divenne un borgo, nei primi secoli dopo l’anno mille, che ha conservato la sua anima e la sua antica struttura ancora oggi. E’ Montalbano Elicona, che deve il suo nome proprio a quel “monte bianco” – mons albus, poi albinus -, appunto, sul quale venne eretta la sua prima fortificata costruzione, nei pressi di Helikon, l’area precedentemente colonizzata dai greci, che ha il merito altresì di averne completato la denominazione.

Dal Castello Montalbano Elicona

UNO DEI BORGHI PIU’ BELLI D’ITALIA

Il paese di epoca medievale è ormai parte da anni del circuito dei Borghi più belli d’Italia, e nel 2015 fu eletto “Borgo dei borghi”, grazie principalmente alla sua architettura urbanistica rimasta intatta e curata nei particolari, e alla preziosità delle bellezze storico-naturali che lo circondano.
Montalbano Elicona, infatti, si raggiunge salendo da Falcone, sulla costa tirrenica della provincia di Messina, su per le montagne dolci e ampiamente verdeggianti che si inerpicano per una ventina di chilometri, consentendo il privilegio di uno sguardo perpetuo sulle Isole Eolie, che sbucano fuori all’improvviso ad ogni tornante, quando già pensi di non poterle ammirare più. Durante l’ascesa dalla strada provinciale, tra l’altro, un consiglio che vivamente diamo è quello di fermarsi per qualche minuto a scrutare il panorama aperto che propone anche il promontorio del Santuario di Tindari e i leggendari laghetti di Marinello, che sembrano aver prenotato un posto in platea davanti alle Eolie per farsi notare anch’essi.

Avvolti da queste ali boschive che costeggiano la strada che taglia in due i Nebrodi, e che decenni orsono era la più utilizzata per collegare costa tirrenica e jonica, si raggiunge Montalbano Elicona, subito sfacciata nella sua bellezza. L’accoglienza spetta, difatti, alla sua piazza principale, coronata dalle prime abitazioni d’epoca in pietra e testimone della vita del borgo molto legata alle tradizioni e soprattutto a quello che è stato ed è il suo simbolo, il Castello Svevo-Aragonese, in cima al paese.

Stradina di Montalbano Elicona

UN LABIRINTO DI STRADINE, CASETTE, SCALINATE

Da qui inizia un percorso di stradine dalla pianta irregolare che caratterizzano il labirinto del centro storico di Montalbano Elicona. Viuzze in pendenza che vanno verso la fortezza, ma che si distraggono all’altezza dei molteplici incroci da cui parte un dedalo di vicoli, scalinate e gradinate che come delle serpentine di arrampicano tra le casette in pietra, coi balconi in ferro anche fioriti e le porte decorate. Ed ecco che a ogni angolo delle mura di queste abitazioni sono riservate affascinanti sorprese, tra cui quella di lunghi corridoi ciottolati che si infilano sotto gli archi di alcune delle antiche porte della città, quale ad esempio Porta Giovan Guerino. Varchi che conducono a scorci del borgo che fungono da vere e proprie terrazze balconate verso il panorama mozzafiato, e da cui si può cogliere la ragione del continuo susseguirsi di lotte per il possesso del castello, data la sua ottima posizione strategica dominante.

IL CASTELLO, SIMBOLO DI MONTALBANO ELICONA

Il Castello, quindi, ossia il simbolo della piccola cittadina. Si intuisce subito che è prossimo quando sulla sommità del borgo ti accoglie passo dopo passo uno dei lati della sua cinta muraria, che ti scorta fino all’ingresso principale, col suo stemma aragonese, che insiste su uno slargo che si esaurisce sul portone sovrastato dalla merlatura ornata in parte da foglie rampicanti.
Una volta entrati all’interno si può immergersi in una imponente struttura, oggi in grandissima parte ristrutturata, che consente di compiere un viaggio tra le diverse sezioni che si sono affiancate l’una all’altra, a seconda delle popolazioni che nei secoli ne hanno gestito il possesso, aggiungendo sovente qualche costruzione in più.

Angolo del Castello di Montalbano Elicona
In origine, infatti, furono i Normanni, nella metà del XII secolo, a edificarvi una torre in pietra, come baluardo e punto di osservazione militare. Ma nei primi decenni del ‘200 gli svevi di Federico II ne ampliarono il perimetro murario a difesa di una ulteriore e più grande torre a cinque lati, sancendone in maniera decisa il suo utilizzo quale fortezza di avvistamento e difesa. Una destinazione d’uso esclusiva che rimase tale per quasi un secolo, fino a quando gli Aragonesi, superato da poco il 1300, per volere di Federico, ne ampliarono ulteriormente la struttura, facendola divenire anche un palazzo reale per i soggiorni estivi del re, che qui si spostava nella stagione calda, abbandonando l’afa di Palermo. Fu così che vennero realizzati dei saloni di diversa grandezza, con numerose finestre e porte, che diedero una parvenza decisamente diversa al Castello, come oggi stesso ammiriamo.

La leggenda narra che uno dei motivi di questa scelta, fu anche la presenza delle acque che scorrevano attorno a Montalbano Elicona, considerate miracolose, e quindi utili al benessere fisico e salutare di Federico d’Aragona. Non a caso gli angioini costruirono, prima di esso, una cisterna che ancora oggi si può osservare nel cortile d’ingresso.
E’ affascinante, quindi, visitare il maniero, anche per tuffarsi nelle sale interne, dove un piccolo museo delle armi ricorda anche gli oggetti e le vesti di quasi mille anni or sono, districandosi pure tra scudi e stemmi araldici tra cui spiccano quelli aragonese, svevo e normanno.

ARTE, STORIA E TRADIZIONI DI UN BORGO MEDIEVALE

Del resto, la tappa al Castello istruisce meglio le nostre sensazioni su quella che è l’anima dei cittadini di Montalbano, così forgiata dalla presenza di questa rocca che ha segnato e scandito ogni secondo della loro vita. Una percezione arricchita che tiene compagnia durante la discesa da questa cima fortificata, mentre si continua a curiosare tra i vicoli altri ancora non esplorati, che sembrano non finire mai, quando tra un cortiletto e una fontana spunta sempre qualche accesso stretto tra muri di pietra che stuzzica l’istinto esploratore del visitatore.

Questi passaggi, infatti, comprendono alcune chiese molto antiche, tra cui ad esempio quella di Santa Caterina, dal piccolo campanile adagiato alle abitazioni, del Santuario della Madonna della Divina Provvidenza, o aree anticamente abitate e che oggi vengono utilizzate per rievocazioni tradizionali, quali ad esempio il Presepe Vivente, tra le casette basse e vetuste della zona del Serro.
Un concentrato impressionante, pertanto, di bellezza e di storia, che torna fedelmente indietro nei secoli una volta all’anno, nella metà di agosto, grazie allo splendido Corteo Storico in costumi d’epoca che coinvolge emotivamente i montalbanesi e chiunque partecipi a questa “macchina” del tempo.

Panorama da Montalbano Elicona

LA RISERVA NATURALE E I MEGALITI DELL’ARGIMUSCO

Un tempo che è stato clemente, avendo serbato tale gioiello medievale nei secoli, in mezzo a un palcoscenico naturale, che oltre al mare lontano dedito a bagnare i piedi del “Mons albinus” e alla sagoma delle Eolie all’orizzonte, ha previsto per il borgo anche la vicinanza dell’Oasi Naturale Protetta del Bosco di Malabotta, sull’altopiano dell’Argimusco. Qui imperano, tra leggenda e narrazione storica, i suggestivi Megaliti millenari che sono il completamento di un percorso imprescindibile per chi vuole spaziare da un’era all’altra, da una meraviglia all’altra.
Ecco, Montalbano Elicona è tutto ciò, e chi edificò su questa rocca la prima torre del suo Castello, probabilmente lo intuì da subito. In fondo, basta solo andarci e guardarsi intorno per comprenderlo. Provare per credere.

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Info:

Come arrivare:

In auto:
Dall’Autostrada A 20 Messina-Palermo uscire allo svincolo di Falcone e proseguire per  18 km fino a destinazione imboccando il bivio per Basicò.
Da Catania percorrere l’Autostrada A 18 fino allo svincolo, di Fiumefreddo procedendo poi lungo la strada Linguaglossa-Randazzo-Santa Domenica Vittoria, raggiungendo il bivio di Favoscuro e quindi  proseguendo per Montalbano Elicona.

In Aereo:
Aeroporto Fontanarossa di Catania
Aeroporto Falcone e Borsellino di Palermo
Aeroporto di Reggio Calabria