Itinerari in Campania: Sant’Agata dei Goti

Fra le perle della Campania, Sant’Agata dei Goti, immersa nel Parco Regionale Taburno Camposauro, offre storia, gusto e bellezze mai viste prima


Di Alessandro Tavilla

Immaginiamo di prendere una fantasiosa strada in Campania che conduca a una porta su cui campeggi affissa una targa con sopra scritto “Sannio beneventano”, bussiamo e una volta aperta e superata questa porta si entri nella reale e bellissima zona sannita e ad accoglierci e fare gli onori di casa ci sia un borgo meraviglioso: Sant’Agata dei Goti. E dalla strada immaginaria si passi quindi alla sorprendente realtà di questa terrazza naturale che si erge al di sopra di due affluenti del fiume Isclero, il Riello e il Martorano.

sant'agata dei goti
RIFUGIO DEI GOTI 

Sant’Agata dei Goti, infatti, è proprio appoggiata su questo splendido balcone immerso nel Parco Regionale Taburno Camposauro, e custodisce in se – come in un prezioso cofanetto – molteplici gioielli dei suoi millenni di storia. Anticamente chiamata “Saticula” dai Sanniti e poi colonia romana, prese il suo attuale nome nella metà del VI secolo quando vi si rifugiarono i Goti, che avevano una predilezione per Agata, la Santa siciliana. E da lì via via l’alternarsi di dominatori, quali i longobardi, i normanni, il Papato, e diverse famiglie dell’età medievale e feudale.

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BORGO CON BANDIERA ARANCIONE

Storia ricca che si intuisce già giungendo a Sant’Agata dei Goti dal ponte Martorano al di sopra dell’omonimo corso d’acqua, perché da qui si ammira uno dei versanti esterni del paese che offre le sue costruzioni aggrappate l’una sull’altra sulla roccia quasi come a prolungare la difesa antica del borgo. E entrando nella cittadina inizia la scoperta di questa mescolanza di scorci e paesaggi storici, case, chiese, opere d’arte, perdendosi tra stradine, scalinate, archi, viuzze, tutte che si incrociano all’interno della singolare pianta a semicerchio del paese, che dona essenze ed aspetti di altre epoche lasciando la sensazione di un tempo che sembra essersi fermato. Non a caso da alcuni anni il borgo ha ottenuto il titolo del Tci di “Bandiera arancione”.

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ITINERARIO STORICO-ARTISTICO-RELIGIOSO

Fondamentale il suo legame con l’arte e la religione per spiegarne il fascino. Numerose sono le chiese erette nel tempo, abbellite da diversi artisti, e importanti le presenze di alcuni vescovi nei secoli centrali del secondo millennio, tra cui spiccano Felice Peretti nel ‘500, che poi divenne Papa Sisto V e Sant’Alfonso Maria dei Liguori che resse la curia per tredici anni nella metà del settecento. E addentriamoci in questo tragitto storico-artistico-religioso. Mettendo piede ad esempio nella principale di tutte le chiese, ovvero la Cattedrale, qui dedicata all’Assunta, fondata nel 970, ma più volte ricostruita nei secoli anche a causa di eventi sismici, a cui si accede da un bellissimo portico colonnato che domina la piazza antistante, e al cui interno si trovano frammenti di antichi mosaici e una cripta intatta.

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E continuando, non si può non entrare nella bellissima Chiesa di San Francesco, antico convento dei Frati Minori che la eressero nel 1267, subendo in seguito tantissime modifiche nel ‘700, che si presenta con la facciata e l’interno tipici del barocco, dove però da alcuni reperti si può intuirne l’iniziale stile gotico. E uno splendido soffitto in legno con decorazioni raffiguranti il cielo brillante per le sue stelle.

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E poi via via le chiese di San Menna, dell’Annunziata col suo splendido portale marmoreo cinquecentesco, di Sant’Angelo in Munculanis, il Museo Diocesano, che possiede alcune reliquie, tele rinascimentali e paramenti sacri, il tutto in un percorso che offre continui spunti storici curiosi grazie anche alle numerose epigrafi marmoree presenti fra le stradine, a testimoniare ancora una volta come vivace fosse l’attività nel territorio di Sant’Agata dei Goti già prima ancora della sua fondazione anche negli scritti antichi di alcuni storici quali ad esempio l’immenso Tito Livio.

sant'agata dei gotiChiesa di S. Francesco

UN TUFFO NEI SAPORI: MELE E VINO DI S. AGATA

Ma l’atmosfera di un viaggio lento e piacevole come questo non sarebbe così speciale se non ci fossero anche i sapori a renderla più gradevole o, per render meglio l’idea, più gustosa. Tipici infatti del borgo e del territorio che si fa cullare dall’andamento dei suoi fiumi, sono la “melannurca campana” e la “falanghina del Sannio”. La prima è un frutto tipico del territorio, ed è l’unica varietà di mele del Sud Italia, che acquista il suo colore e la sua bontà grazie a una paziente e tradizionale opera di raccolta prematura e all’arrossamento al sole per qualche settimana. Mentre la seconda è una squisita varietà di Vino Doc ottenuto proprio dall’uva “falanghina”, dal gusto vivace, ormai protagonista principale delle cantine santagatesi.

sant'agata dei goti stradina
Non manca nulla, quindi, per assaporare lentamente la meraviglia di questo borgo passeggiando in mezzo ai suoi edifici barocchi e rinascimentali, e rimanerci realmente senza mai desiderare che esista una immaginaria porta d’uscita come invece quella di ingresso che ci ha proiettato alla scoperta di questa incantevole realtà ultra millenaria chiamata Sant’Agata dei Goti.

RINGRAZIAMENTI e FOTO

Un sentito ringraziamento al signor Parricelli e al portale www.santagatadeigoti.net per aver fornito il materiale fotografico presente in questo articolo.

INFO

www.santagatadeigoti.net
www.prolocosantagatadeigoti.it
www.santagatadeigoti.eu

Come arrivarci
www.santagatadegoti.net/turismo/comerag.htm

Posizione
www.google.it/maps