I Megaliti sull’altopiano dell’Argimusco

Alla scoperta dei Megaliti dell’Argimusco, nel Bosco di Malabotta in provincia di Messina, dove natura e leggenda hanno creato una sorprendente stonehenge italiana


Testo e foto di Alessandro Tavilla

Siamo in Sicilia, tra leggenda e realtà. Beh – direte – dove sta la novità? La Sicilia è piena di luoghi dove si mescolano entrambe, dove le testimonianze arrivate a noi dai secoli lontani ancora oggi ci lasciano quel dubbio che danza sulla soglia che divide la storia reale dal mito suggestivo. Ma c’è un posto, nell’isola più grande del Mediterraneo, culla di popoli delle diverse ere, che è meno noto di altri più celebri, e che dopo che lo si visita porta se stessi a ripetersi: Ma perché non l’ho scoperto prima?

Megaliti dell' Argimusco, vista sull'Etna
I MEGALITI SULL’ALTOPIANO DELL’ARGIMUSCO 

E per soddisfare questa curiosità basta recarsi in provincia di Messina e salire, salire, salire. A poco più di mille metri di altezza nel territorio che vede il passaggio dai Monti Peloritani ai Nebrodi, con uno sguardo sull’Etna, a non tanti chilometri dal borgo di Montalbano Elicona, e poco di più da Roccella Valdemone, e arrivare nella stupenda Riserva Naturale Orientata del Bosco di Malabotta, tra lecci, faggi, agrifogli, castagni, fermandosi sull’altopiano dell’Argimusco.
E’ qui che allora si riapre il confine su citato fra leggenda e realtà, quando già dalle tortuose strade che si percorrono in auto appaiono alla vista dispersi all’orizzonte i Megaliti, delle rocce millenarie di arenaria quarzosa che dominano il paesaggio e che si presentano all’occhio assumendo incredibili figure zoomorfe e antropomorfe che suscitano meraviglia e scatenano la fantasia, ricordando i celeberrimi menhir.

Megaliti dell'Argimusco - Virilità e femminilità
VIRILITA’ E FEMMINILITA’ 

Lasciati i mezzi ai bordi della strada, allora ci si addentra a piedi in questa area, superando una sorta di cancelletto, e ci si ritrova davanti ad un incredibile silenzio, dove il fruscìo delle felci o il lontano sibilare del vento sono gli unici suoni percettibili. Ed ecco apparire subito due immense rocce ad una trentina di metri l’una dall’altra, che nell’immaginario umano simboleggiano, in virtù delle loro forme, la virilità maschile e la femminilità, messe vicine o frontali a seconda dei punti di vista. Esse si ergono al termine di un esteso prato erboso che poi si esaurisce nell’arida terra su cui si appoggiano, e da una certa distanza sembrano essere le due colonne di un palcoscenico che dà spettacolo sul tramonto che giunge dal lontano – ma poi non così tanto – Mar Tirreno.

Megaliti Argimusco - Mammut

L’AQUILA E IL MAMMUT 

Ma il viaggio continua, fra le stradine irregolari e con alcuni piccoli avvallamenti tipici della montagna. Un percorso che dagli aspetti umani passa a quelli animali, quando appare il Megalite con i lati della roccia a forma di ali, e la parte superiore a mò di testa con tanto di becco. “E’ un’aquila!” – la perentoria esclamazione comune alla sua vista -. Proprio vero, senza ombra di dubbio il roccione appare come il più regale degli uccelli.
Megaliti dell'Argimusco Bosco di MalabottaMentre poco più in là, un altro masso ci riporta subito sulla terra, e in maniera alquanto pesante, disegnando se stesso agli occhi dei visitatori con le sembianze di un mammut. Il cammino ancora non è finito, ma ci si chiede subito come hanno fatto queste gigantesche pietre ad assumere tali forme, che a noi umani sembrano quasi scolpite. Evidentemente, come già verificato altrove, ancora una volta agisce l’artista più grande, ma anche più paziente, ossia Madre Natura. La secolare erosione della pioggia e soprattutto del vento.

Megaliti Argimusco nel Bosco di Malabotta vicino Montalbano Elicona

TERRA E CIELO SI UNISCONO

Ed essendo a circa 1200 metri di altezza, ci si accorge subito di questo fattore. Le condizioni climatiche, infatti, non sono quasi mai stabili, e si può passare nell’arco di pochi minuti da un cielo limpido e terso ad un brusco giungere del vento che porta foschia e nebbia accompagnata da un abbassamento della temperatura (per questo consigliamo di portare sempre oltre alle scarpe da trekking anche un maglioncino e una giacca).
E quando ciò accade, lo scenario dell’Argimusco diventa ancora più suggestivo, avvolto dal mito, e terra e cielo sembrano ormai unirsi, divisi solamente dall’altezza e maestosità di tali macigni che ne serbano la distanza.

 

LA DONNA CHE PREGA E L’OSSERVATORIO

Andando avanti nell’escursione, quindi, in mezzo ad altri megaliti dalle diverse fisionomie plasmate dall’erosione del tempo, si spalanca una sconfinata distesa e si arriva ai roccioni da definire forse più spirituali. Uno di questi, difatti, nella sua estremità delinea una sagoma somigliante ad una donna che congiunge le mani in preghiera, ad una Madonna, se proprio gli si volesse dare un significato divino.

Megaliti dell'Argimusco, la Donna Orante
Ed è davvero straordinaria la perfezione del lavorìo millenario del vento, che ha voluto suggellare così questo megalite, che dietro il profilo della donna orante si estende obliquo per decine di metri e che soprattutto, salendoci sopra, diventa un eccezionale osservatorio da cui nei momenti di limpidezza si godono in silenzio le stelle, la luna, il sole, e da cui voltando lo sguardo a 360 gradi si ammira l’Etna, Capo Milazzo con le Isole Eolie e lo Stretto di Messina.

Megaliti Argimusco, il volto della Grande Rupe
LA GRANDE RUPE

E di fronte a questo blocco di pietra con la donna che prega, si impone massiccio quello soprannominato “Grande rupe” che all’estremità frontale appare con un viso rude e severo scolpito nella roccia, che delimita lo spazio fra i due Megaliti attraverso cui passano i luminosi raggi solari o i colori accesi del crepuscolo o lungo cui si infila a volte la vorticosa foschia che lo utilizza come porta d’accesso all’immensa area.

Megaliti dell'Argimusco, leggenda e storia

QUALE ORIGINE PER I MEGALITI?

E al termine del viaggio tra queste rocce ataviche ci si pone sempre quella domanda che già sopra abbiamo citato: Chi o cosa le ha rese tali? Ancora oggi ci si divide tra coloro che ritengono semplicemente la Natura come unica artefice, avendo “lavorato” questi massi posti qui naturalmente sin dalla preistoria, e chi invece crede che l’uomo nei secoli, sin dall’età del bronzo, ne abbia modellato le figure per adibirle a riti religiosi e necrofili seguendo anche le conoscenze astronomiche e dei punti cardinali.

Megaliti dell'Argimusco, rocce millenarieMegaliti Argimusco, stonehenge italiana e siciliana

Ma in fondo, immergersi in questo magnifico pezzo di Sicilia, così unico e da far invidia a siti simili del resto d’Europa e del mondo, dona delle suggestioni che forse nascono anche da questo dubbio. Perché il fascino di quel filo che divide Leggenda e Realtà è un carburante inesauribile per quel motore che anima la curiosità e la scoperta. E la scoperta dei Megaliti dell’Argimusco è davvero un’emozione da provare.

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INFO:
www.comune.montalbanoelicona.me.it
www.comune.roccellavaldemone.me.it 
www.parks.it/riserva.bosco.malabotta

Come arrivarci:
– Dal versante tirrenico: dalla Messina-Palermo A20, uscita a Falcone, poi seguire strada per Montalbano Elicona ed indicazioni per Bosco Malabotta
– Dal versante jonico: da Catania prendere la SS185 verso Roccella Valdemone, superato il paese arrivare al bivio fra Montalbano Elicona e Floresta, e prendere direzione Montalbano e poi seguire indicazioni per Bosco di Malabotta

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