Camminando nell’abbandono, ho scoperto la bellezza

Escursione a Casoni di Vegna, Ferrazza e Reneuzzi, un incontro con la bellezza, la storia e la memoria, sullo sfondo di paesaggi e vallate incantevoli, fra aria pura e persone speciali


Di Debora Bergaglio, foto di Alessandro Tavilla

Perchè una domenica a Reneuzzi

Perchè il desiderio di visitare e vedere con i propri occhi alcuni tra i più affascinanti villaggi abbandonati della Val Borbera, e forse dell’Italia intera, ormai non era più solo mio. Si erano unite  altre persone, colleghi, amici, conoscenti, lettori in questo progetto. Dieci viaggi “slow” riunti in un libro, in cammino lungo le più impervie e suggestive mulattiere del Nord Ovest Italia per arrivare sino ai borghi dimenticati, di cui volevamo “rispolverare” la storia, togliendo ragnatele, polvere, rovi ed erbacce che ne offuscavano la memoria.

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Ed eccoci a domenica 28 giugno 2015. Giornata caldissima e senza nemmeno una nuvola. Ci diamo appuntamento presto in un’aosi di benessere della Val Borbera, il Parco Mongiardino, dove gustiamo una piacevola colazione nel verde e ritiriamo i pranzi al sacco per l’escursione.

La nostra meta è Vegni, piccolo borgo del Comune di Carrega Ligure, da cui partono diversi sentieri verso il Monte Antola ed anche verso i villaggi dimenticati di Casoni di Vegni, Ferrazza e Reneuzzi. E’ proprio li che andremo, insieme a tanti compagni di viaggio. Un gruppo eterogeneo dai 6 mesi di vita ai circa 75 anni di età. Diverse generazioni a piedi, tutti in fila lungo percorsi che fino a 60 anni prima si facevano a dorso di mulo.

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Tutti meravigliati e affascinati dal panorama che si apre sulla valle dei Campassi all’inizio del cammino, quando raggiungiamo il primo belvedere. Volti sorridenti, freschi, sorpresi dal paesaggio, dalla mastosità delle vette, dai suoni del bosco. C’è tanta bellezza intorno a noi e fra di noi. La vediamo, la percepiamo. Aleggia nell’aria. E poi ci sono incontri speciali, che come in ogni cammino che si inizia ponendosi in una condizione di ascolto e scoperta, non possono mancare.

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Incontri speciali

I primi si svolgono a Vegni, il borgo “abitato” a 1.051 metri da cui si sviluppa il sentiero verso Reneuzzi. Tutto uno scondizolare ci fa capire che siamo già i benvenuti. Non siamo ancora scesi dall’auto, che Leo (il nome del cane, che scopriremo dopo qualche minuto grazie alla sua padrona) ci viene incontro festoso. Media taglia, bianco, affettuoso, giocherellone, un po’ “spettinato”. Un vero toccasana prima della lunga camminata.

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Giancarlo Terragno, abitante di Vegni

Pochi metri più avanti, verso la fine del Paese e l’inizio del sentiero, incontriamo un gruppo di uomini del posto, fra cui Giancarlo Terragno. Un paio di giorni prima, il Signor Giancarlo, salutandoci mentre eravamo di ritorno da Reneuzzi, ci aveva poi, durante una piacevole conversazione su quella che era stata la vita nei villaggi dimenticati, informato circa la presenza di un percorso alternativo (più semplice e sicuro rispetto a quello segnalato dal Cai) che porta a Ferrazza e Reneuzzi passando più a monte. Un percorso a cui si accede prendendo una larga  deviazione a sinistra poco prima di arrivare alla sella dei Campassi. Questa semplice, quanto casuale informazione, ci ha permesso di offrire ai nostri camminatori un percorso più rilassante, ombreggiato e piacevole, anche se al ritorno alcuni, più allenati, hanno preferito fare un anello e percorerre il sentieri 242 del Cai.

A lume di candela

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Tappa al villaggio di Ferrazza per incontrare coloro che hanno coraggiosamente recuperato il borgo

 

Definirlo “magico” sarebbe scontato, ma è stato proprio così l’incontro con Marco Veirana, la moglie e il figlio. Sono loro, insieme ad un altro gruppo di insegnanti liguri, per lo più di matematica, che negli anni ’70 hanno acquistato e recuperato i ruderi di Ferazza. Avranno sicuramente fatto bene i loro conti…ed oggi, dopo tanta fatica nel costruirsi una teleferica per il trasporto del materiale, nell’aggiustare muri, vasche, porte, nel collegarsi all’acquedotto del Comune, oggi, dopo tanti sforzi, si godono, per alcuni mesi all’anno e durante i fine settimana, tutto l’incanto di un luogo in cui si arriva solo a piedi, in cui si illuminano gli ambienti con le candele, in cui ogni escursionista è accolto con un sorriso.

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L’arrivo a Ferrazza, borgo recuperato

Perchè avete scelto proprio Ferrazza fra i tanti villaggi abbandonati?
“bella domanda” – ci risponde Marco con un sorriso largo e il volto abbronzato dopo aver lavorato al sole, sul tetto della casa – ce lo siamo chiesti ancora ieri sera. Non lo sappiamo. Provate a dormire qui una notte, e lo capirete anche voi”.

Quante cose si possono capire camminando. Ascoltando. Certo ci vuole coraggio, e un po’ di follia, per investire il proprio tempo e denaro nel recuperare un borgo abbandonato e isolato dalla civiltà. Ma il ROI ( Return On Investment) è incalcolabile, e questo possiamo capirlo tutti, anche senza essere geni della finanza.

Non c’è rimasto molto tempo…

Riprendiamo il viaggio verso Reneuzzi. Nessuno si lamenta e nessuno è stanco, nemmeno il piccolo Iacopo, che a soli sei mesi, sulla spalle del papà Mario e con accanto la mamma Sara ed i nonni, sta vivendo un’esperienza “incredibile”.

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Iaocpo, il più piccolo escursionista della giornata

Purtroppo Reneuzzi è peggio di come l’avessi lasciata un anno prima, quando ero venuta per raccontarne la storia che si trova nel libro. L’antica chiesa, il cimitero più piccolo d’Italia in cui giacciono le spoglie dell’ultimo abitante, la casa circolare fra le mulattiere, tutti questi gioielli sono invasi dai rovi e nascosti da una vegetazione soffocante, invasiva. L’incuria è sempre più evidente.

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La casa circolare di Reneuzzi fra le due mulattiere

I muri forti, eppur fieri, si stanno sgretolando. Tutti pensiamo che si debba fare qualcosa al più presto. Dopo una pausa e un pranzo consumato sui tavoli di quella che un tempo era la piazza del paese, riprendiamo il cammino del ritorno. Facciamo ancora pausa a Ferrazza, non solo per stringere ancora una volta le mani “coraggiose” e “ingegnose” dei suoi abitanti, ma anche per un momento di meditazione nella natura organizzato dal gruppo del Parco Mongiardino.

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l’antica chiesa di Reneuzzi

Siamo sempre stati all’ascolto, ed ecco cosa abbiamo sentito durante questa escursione: un appello forte, sincero, sia da alcuni abitanti di Vegni, fra cui Giancarlo, sia da Marco Veirana e la sua bella famiglia, a far si che questo declino sia fermato. A far sì che la memoria sia preservata, e con essa anche l’architettura rurale, l’ingegnosità dei suoi abitanti. Un appello a salvare il paesaggio e a manutenere i sentieri, per consentire ancora a tante persone di vedere con i propri occhi Casoni di Vegni, Ferrazza e Reneuzzi. Un appello ad incentivare queste spontanee attività di recupero.

E poi una certezza: camminando nell’abbandono, ho scoperto la bellezza, della natura e delle persone, sia di chi era in viaggio con me, sia di chi era lungo il percorso.