I borghi della Valle del San Lorenzo

Un sorprendente viaggio tra stradine, case antiche, chiese, storie, persone dei borghi della Valle del San Lorenzo, uno scorcio di Liguria tutto da scoprire


di Alessandro Tavilla

Hanno nomi per nulla anonimi, e anzi evocativi: Pietrabruna, Boscomare, Lingueglietta, Cipressa, Costarainera, San Lorenzo al Mare, Civezza. Incuriosiscono al solo sentirli pronunciare, con questi appellativi che già di per sé sembrano capitoli di un libro di storia. Sono i borghi e i villaggi della Valle del San Lorenzo, che affianca la sua spalla a quella della Valle Argentina, dalla quale però si differenzia decisamente per il clima mediterraneo che la rende una piacevole oasi mite dell’estremità occidentale della Liguria. Borghi che si adagiano via via uno dopo l’altro sulle colline che discendono dolcemente verso le coste del Mar Ligure, terminando poi sulla lunga Riviera dei Fiori.

Valle del San Lorenzo - S. Antonio Abate a Costarainera

UN FILO COMUNE UNISCE I BORGHI DELLA VALLE

Li attraversiamo ad uno ad uno, ma sovente l’impressione è quella che la visita sia doppia, se non tripla, di più paesi contemporaneamente, in quanto da ognuno di essi, prima o poi lungo la strada spunta da lontano il gruppo di tetti di qualcuno degli altri paesi vicini. Come seguendo una sorta di file rouge che unisce questi luoghi che hanno tuttavia avuto sì vicissitudini comuni, ma anche decisamente opposte. Si entra in un circuito affascinante fatto di originarie mura di pietra, carruggi, vicoli, ciottoli, porte antiche, casette vicine tra loro, chiese medievali, come in un labirinto di stradine da cui si esce all’improvviso verso scenari paesaggistici mozzafiato che regalano il panorama marino all’orizzonte, in mezzo a tortuose vie che seguono i muretti a secco degli innumerevoli e splendidi ulivi che delimitano le carreggiate per poi distendersi verso le campagne.

Valle del San Lorenzo scorcio di Costarainera

COSTARAINERA

Così capita che da Costarainera, il primo paesino sopra San Lorenzo al Mare, una volta esploratone l’intrigo di viottoli storici si esca imboccando una strada che diventa sterrata e via via prende le sembianze del sentiero che porta alla Chiesa di Sant’Antonio Abate, sulla rotta iacobea. Sentiero lungo il quale a sinistra prima compare l’agglomerato di casette di Cipressa e più avanti verso destra quello di Lingueglietta, entrambi dominati dai campanili delle rispettive chiese madri. Una conquista, dicevamo però – facendo un passo a ritroso sul nostro percorso -, che arriva dopo aver attraversato Costarainera, dentro la quale si accede, una volta superati i tornanti asfaltati che portano in salita, percorrendo le sue tipiche stradine lastricate di mattoncini rossi, che somigliano a un lunghissimo tappeto rosso che accoglie i visitatori e che segue il tragitto contorto delle viuzze antiche, collegate da alcune scalinate, tra piccole abitazioni in pietra, caratteristiche anche per le porte dai colori vivi, e in diversi casi ristrutturate anche dai numerosi turisti tedeschi o olandesi che, innamoratisi del luogo, decisero negli anni passati – e continuano a farlo oggi – di acquistarne alcune per venire a viverci.

LINGUEGLIETTA

E come non essere d’accordo con loro, quando lungo queste rotte intrise di profumo d’antico si odono echi di popoli che ne hanno costruito la bellezza e se ne percepisce la voglia di conservarla e condividerla con i “forestieri”, nel rispetto di ciò che furono i fasti passati, come accade quando si supera il confine di Lingueglietta. Quello che è il più antico dominio feudale della valle è anche uno scrigno di preziose testimonianze di ciò che era mille anni fa e che ancora adesso è. I resti del castello sulla montagnola frontale alla Chiesa della Natività di Maria Vergine, col suo porticato seicentesco, danno solo il via alla sua scoperta. L’occhio si stupisce per la minima cura dei particolari, quali ad esempio le decorazioni anche dei singoli sportellini esterni dediti ai contatori dell’acqua, incastonati nelle facciate delle case, come se non si volesse permettere neanche ad un minuscolo elemento dell’era contemporanea di “macchiare” minimamente l’armonia dell’architettura urbana originaria.

Lingueglietta, l'Antico Mercato - Valle del San Lorenzo
E’ uno di quei casi in cui percorrendo discese pavimentate con grosse pietre, ti puoi ritrovare a scrutare il panorama che volge verso la sagoma lontana della Chiesa di Sant’Antonio Abate, e girarti di spalle per fermarti sotto la loggia comunale, dove nel 1400, quando comandavano i Signori dei Lingueglia, si svolgeva il mercato, che ancora oggi è immaginabile grazie alle misure degli aridi e dei liquidi rimaste splendidamente intatte sotto gli archi di questo scorcio. Piazza del Mercato che spezza solamente questo pendio nel più antico quartiere San Pietro che culmina poi davanti alla storica Chiesa-Fortezza omonima, oggi sconsacrata, e che ancora mostra lo stupendo portone medievale ligneo, o il paramento murario duecentesco rimasto intatto con le sue garitte, camminando sopra il quale si domina tutta la vallata a 360 gradi.

CIPRESSA

E pensare che in mezzo a questa esplosione di creazioni che raccontano vicende antiche, andando lungo le strade sterrate che collegano i diversi borghi e le diverse frazioni, si scopre Cipressa, che nonostante sia anch’esso un paese che serba il suo centro rigorosamente messo in piedi andando a ritroso nei secoli, diviso in tre borgate chiamate castelli, e con la sua imponente fortezza-torre del Gallinaro, ci sorprende con un record, dato dal fatto di possedere due parchi tematici legati all’arte moderna, quelli di Judith Torok e Carin Grudda, che in un territorio così piccolo è appunto un invidiabile primato. Le due artiste hanno dichiarato di aver scelto proprio Cipressa perché la sua area, con questi punti di vista sul paesaggio circostante, è evidentemente molto ispiratrice.

TORRE PAPONI E CIVEZZA

Torre Paponi, scorcio - Valle del San LorenzoE sono sempre gli ulivi ad accompagnare i passaggi da una frazione all’altra, a spezzare il disegno di costruzioni. Alberi protagonisti di tante vite di numerose generazioni, come nel caso di Civezza, silenzioso paese protetto dalla vegetazione e conservato come pochi altri, ma soprattutto di Torre Paponi, un esempio sorprendente della Valle del San Lorenzo. La si può definire la Svizzera italiana, in virtù del fatto di essere un paesino privo di cavi pendenti, essendo stati tutti interrati. Da anni, infatti, è stato avviato un sistema di restauro conservativo, guidato dall’Ingegnere Bartolomeo Papone (detto Rino), che vede una stretta e produttiva collaborazione tra soggetti pubblici e privati, dettata da un sincero amore per il borgo.
E’ grazie a ciò, quindi, che Torre Paponi si mostra nella sua antica e affascinante veste medievale, in cui è piacevolissimo perdersi, percorrendo un dedalo di strade ciottolate lungo le quali ogni abitazione è come un piccolo museo, le porte sono rigorosamente risistemate rispettandone l’antico aspetto e materiale di costruzione, e superando i carruggi antichi e i piccoli gradini che portano a diversi crocevia ci si imbatte anche in edifici che curano il minimo dettaglio, come ad esempio quello di una sorta di casa-museo dotata di una finestrella da cui si può ammirare l’interno, dove viene simulata l’autoflagellazione di un’antica confraternita accompagnata da un sottofondo musicale rievocativo. Ecco un modo diverso e singolare per raccontare frammenti di storia di un luogo che fino agli anni 60, oltre che grazie all’operosità dei frantoi, viveva anche della coltivazione della lavanda, che adesso sta riprendendo pian piano vita tramite un’azienda messa in piedi da alcuni giovani intraprendenti.

PIETRABRUNA E BOSCOMARE

E non manca nemmeno qui il continuo legame tra i borghetti della Valle e la sua vocazione anche sentieristica, una volta che si incontra la mulattiera che parte dal piazzale della Chiesa di S. Cosma e Damiano e che giunge a Boscomare, che come Torre Paponi è una frazione del comune di Pietrabruna.
Anche Pietrabruna era nota, tra l’altro, fino alla metà del secolo scorso per la coltivazione dei fiori, pratica che poi è andata scemando, rinverdendosi oggi con quella più specifica delle anemoni.
Pietrabruna possiede uno spirito molto orgoglioso della propria storia e delle tradizioni, e tra le vie abitate da non più di 600 anime si respira questo forte sentimento. Fu infatti anche un luogo di rifugio per tanti partigiani durante la Resistenza, in un momento in cui le altre realtà abitative della Vallata erano divise dalle opposte fazioni. Un borgo che si può davvero definire il Paese delle ardesie incise e della pittura, che spuntano quando meno te lo aspetti ad ogni angolo voltato, magari tra una pietra arenaria e l’altra che la maggior parte delle porte presenta. Molte contenenti dei simboli che narrano anche di vicende assai remote nel tempo.

Valle del San Lorenzo - Pietrabruna

Del resto alla base dell’aggregato urbano di Pietrabruna c’è il monumento più antico di tutta la Valle del San Lorenzo, ossia la Chiesa di S. Gregorio Magno, del 1103, pregiato esempio di architettura romanica. E per sugellare il racconto dell’orgoglio di questo piccolo borgo, prendiamo come simbolo stavolta un prodotto gastronomico: la stroscia. Un nome che viene dal termine dialettale “strosciare” che significa “spezzare”. Caratteristica di questo dolce è appunto quella di esser spezzato con le mani, e mai col coltello, ma ancor più quella di avere un ingrediente rigorosamente segreto. Infatti, oltre ai noti lievito, zucchero, scaglie di limone, olio di oliva e vermouth, c’è un elemento che non è dato sapere e che dona un pizzico di mistero in più all’atmosfera di Pietrabruna.

IN BICI DA SAN LORENZO AL MARE

Ma viaggiando lungo le strade di tutto il territorio, questo incontro-incrocio di borghi e delle loro storie è solo una minima parte di ciò che si può scoprire e conoscere. La Valle del San Lorenzo, infatti, è un posto che in primis gli occhi possono spiegare meglio, perché le parole possono non bastare. E’ un continuo e dolce stupirsi che ammorbidisce i diffusi saliscendi grazie ai suoi colori e alle storie che ti racconta, fino a quando si ritorna sul lungomare, dove magari in sella ad una bici, partendo da San Lorenzo al Mare, si può cominciare a percorrere la ciclabile della Riviera dei Fiori che porta fino a Sanremo, rielaborando e rimettendo in ordine il film di immagini rappresentative della bellezza di questo scorcio di Liguria e che arredano piacevolmente le pareti della mente piena di gradevoli pensieri e pregiati ricordi.